X-Men, come 20 anni fa il primo film di una nuova specie nacque dai disastri di Bryan Singer

Le cause legali sono note, le molestie ormai pure, ampiamente riportate dopo che Singer era riuscito a silenziare ben due articoli (nel 2001 e 2009) che potevano portarle a galla. Ma anche le litigate con gli attori (tutti tranne Ian McKellen), le comparse maschili belle e atletiche che arrivavano a frotte e poi se ne andavano, fino al 18enne Alex Burton preso per interpretare Pyro e poi sostituito nel secondo film dopo che aveva fatto cause per molestie ad amici di Singer. È tutto noto e ha fino ad ora distolto dalla storia produttiva assurda e tortuosa di uno dei film più influenti dei nostri anni.

Quando Singer viene preso per girare X-Men è il 1996, quando lo girerà sarà il 1999, era tra i registi in maggiore ascesa grazie a I soliti sospetti. Sarebbe diventato potentissimo con questo film da 300 milioni di incasso in tutto il mondo (e il sequel da 400 milioni di incasso). La Fox l’aveva preso e aveva accettato di chiudere gli occhi davanti a tutto, addirittura gli aveva messo alle calcagna un giovane del reparto produzione, al suo primo vero lavoro nel settore, perché badasse a lui, alle droghe (medicinali e non) che prendeva e ai casini che combinava con la sue sfuriate. Una persona incaricata solo di assicurarsi che non distruggesse il film e sé stesso.

Era Kevin Feige.

Ma il punto di X-Men era che per la prima volta qualcuno aveva pensato di dare ad un regista con delle idee complicate e tocco d’autore un blockbuster. Certo c’era già stato Tim Burton (che non era ancora un autore all’epoca di Batman), ma stavolta, per la prima volta, una personalità di quel tipo aveva per le mani un film di fantasia con un retroterra politico impossibile da trascurare. E Singer non solo non lo voleva trascurare ma voleva spingere fortissimo. Essendo gay voleva che l’idea che i mutanti sono una metafora per gli omosessuali o gli afroamericani o qualunque minoranza maltrattata dall’opinione pubblica fosse forte e chiaro. Così chiaro che sta nella prima scena, la più memorabile del film, quella del giovane Magneto nel campo di concentramento. Più chiaro di così….

 

 

Era un regista caldissimo in un momento perfetto, aveva idee chiare, sapeva gestire un set, aveva polso e visione chiara, quello che piace agli studios. Gli piaceva così tanto che passavano sopra a tutto. Passavano anche sopra al fatto che Singer facesse venire continuamente gente diversa sia sul set che prima nella fase di scrittura. Amici, conoscenti, ragazzi e persone note. Una volta si portò in visita Shaquille O’Neal e una volta si presentò Michael Jackson. Parliamo di Michael Jackson a fine anni ‘90 nel turbine delle accuse di molestie.

 

x-men tempesta

 

Jackson voleva una parte, è lecito pensare che Singer gli avesse raccontato che questo film a budget altissimo sarebbe stato una grande allegoria dei diversi e delle persone che l’opinione pubblica mette alla berlina, e quindi volesse entrarci in tutti i modi. Non voleva essere un mutante qualsiasi, né voleva fare un cammeo. Michael Jackson voleva interpretare Charles Xavier! “Ma lo sai che è un uomo vecchio e bianco?” gli disse Lauren Schuler, la produttrice del film, “Sì certo. Mi truccherò” fu la risposta. L’idea in realtà era di poco meno folle di quel che può sembrare se si considera che nel 1996 Jackson aveva interpretato un vecchio bianco in Ghosts. Ma non era pensabile ovviamente.

Era una delle mille stranezze da Bryan Singer.

 

x-men

 

E se le riprese furono complicate dal fatto che Singer c’era e non c’era, si presentava e mancava, sfuriava e lo studio gli lasciava mano libera, la pre-produzione non fu da meno.
Ad oggi infatti non è chiaro chi abbia scritto il film. Il credit è inequivocabile: David Hayter. Solo che Hayter era un impiegato della produzione che rispondeva al telefono e guadagnava 500$ a settimana. Singer l’aveva portato dentro clandestinamente, l’aveva imbucato in un angolo nelle riunioni di sceneggiatura dicendogli di scrivere tutto quel che veniva detto e poi modificare la sceneggiatura.

 

x-men 2000

 

Un fiume di sceneggiatori pesantissimi si erano avvicendati prima di lui. Ed Solomon aver scritto la prima versione (sceneggiatore di Men In Black), poi era stato il turno di John Logan (che avrebbe fatto Il gladiatore), poi ancora a James Schamus (che avrebbe scritto La tigre e il dragone) fu chiesto di dare ai personaggi un tono molto più complesso di quello che solitamente avevano i personaggi dei film tratti da fumetti. Tutti questi si erano susseguiti a volte con rapporti burrascosi e lo script era stato scritto e riscritto di continuo. Addirittura nel 1998, ad un passo dalla partenza delle riprese Christopher McQuarrie ci mette mano, prima che lo stesso Singer con Tom DeSanto lo facciano (accreditati tutt’ora come soggettisti) e infine la Fox non si fa mancare un tocco di Joss Whedon. A Whedon viene data la possibilità di fornire la sua versione e secondo le cronache non ufficiali era divertentissima. Singer però voleva un altro approccio, molto più drammatico. Si dice che di quel copione perduto nella versione finale siano giunte solo due battute.

In tutto questo Hayter era semplicemente un grande fan degli X-Men che Singer aveva coinvolto e messo a scrivere. Quando poi uscì fuori che la sceneggiatura approvata fosse per il 55% sua, il credit fu indispensabile per evitare cause legali. Solomon e McQuarrie infatti già si erano fatti la guerra per la proprietà delle versioni precedenti, arrivando all’accordo di non avere nessuno dei due il credit. Sembra che Solomon addirittura si rifiutasse di mettere il nome in un prodotto che non aveva scritto per intero. Per inciso la cifra che avrebbero preso sarebbe stata di circa 1 milione di dollari.
Tutt’oggi una parte della produzione, che non vuole comparire con il proprio nome, sostiene che lo script sia in realtà quello di McQuarrie e Solomon.

 

x-men artiglio

 

Alla fine il film non solo è venuto, ma è venuto bene.

Al di là di ogni difficoltà è stato il vero grande apripista.

Se Spider-man è stato la bandiera e il modello aureo per tutto quello che è venuto dopo, X-Men è stato il primo film moderno a usare gli effetti visivi in una nuova maniera per rendere credibile in live action un mondo di carta, uno che prima era stato reso malissimo. Perché anche il lavoro ottimo fatto da Burton su Batman, così personale da essere impossibile da replicare, era stato massacrato dalle versioni infantili di Schumacher. Serviva qualcosa che desse di nuovo al pubblico l’idea che il cinema era pronto a rappresentare quel tipo di storie e personaggi. X-Men era il film che serviva, nel momento giusto, per dare fiducia e far partire i cinecomic di nuova generazione. Agli spettatori, agli appassionati e ai produttori quel film disse che si poteva fare e che si sarebbe fatto.