Suburra - La serie, prima stagione: la recensione
La nostra recensione della prima stagione di Suburra, in arrivo domani su Netflix
Il paragone è inevitabile e non gioca a favore di Suburra, specie nelle prime puntate.
Ci sono infatti due Suburra: una è quella che si svolge nella politica e nel Vaticano, quella di Filippo Nigro e Claudia Gerini, il primo interno al comune di Roma, la seconda revisore dei conti in Vaticano, è tutta intrighi e sotterfugi, tentativi di aggirare il sistema, minacce e ideali da tradire o scalate da fare tramite le parole. Ed è un disastro. Non decollerà mai e farà un pessimo uso di volti noti.
La seconda è invece quella delle famiglie criminali Adami e Anacleti, è molto più vicina a Gomorra e marcia a tutto un altro passo.

Questo progetto che inizialmente doveva essere il prequel della vita di Numero 8 (il personaggio di Borghi per come l’avevamo conosciuto nel film), è diventata una storia più grande e corale, in cui in 7 giorni diverse persone, esponenti di diversi poteri, cercano di accordarsi e avere per sé un po’ di spazio nell’affare dell’assegnazione di alcuni terreni di Ostia in cui edificare un nuovo porto e quindi guadagnare. E forse in questo allargarsi ha più perso che guadagnato, perché l’impressione è che ogni volta che torniamo alle storie della famiglia marittima di Aureliano Adami (Alessandro Borghi) o a quella zingara di Spadino (Giacomo Ferrara) la serie trovi l’incastro perfetto, ovvero quel momento in cui la scrittura marcia al medesimo passo delle immagini, della recitazione, dei costumi e dell’ambientazione creando qualcosa che è superiore alle singole parti: una mitologia criminale epica e disperata.
Suburra è infatti una serie così piena di personaggi e luoghi diversi, da essere composta da sequenze brevissime da 1 o 2 minuti in media, e poi si stacca verso un altro luogo e un altro segmento di trama. Solo le scene d’azione prendono 4 minuti.

Gli Adami, nativi di Ostia, parlano solo dei loro terreni e si offendono se qualcuno mette bocca sulla loro zona (“Tu Ostia non la devi manco nominà!”), seppelliscono i soldi sotto la sabbia come se fosse un materiale sacro che li può proteggere, parlano davanti al mare a voce alta per farsi sentire e bevono solo vino bianco. Gli Anacleti invece hanno abiti loro immediatamente riconoscibili, una fisionomia comune nei volti e praticano riti sconosciuti agli altri, fanno comunità, non accettano nessuno che non sia la famiglia e addirittura parlano la loro lingua come fossero dothraki.
In questo senso allora è il Vaticano il vero fallimento di Suburra. Doveva essere la terza gamba assieme a politica e crimine e invece lo vediamo raramente. Il personaggio che lo rappresenta, Claudia Gerini, in realtà agisce sempre fuori dal Vaticano ed essa stessa è esterna a quel mondo. Non capiamo nulla delle regole di quella dimensione (nell’ottica del trattare i luoghi e i personaggi come in un fantasy il Vaticano poteva essere perfetto) né comprendiamo mai le sue peculiarietà. Non affascina né respinge, soprattutto appare sempre fuori dai giochi.
Invece le parti più puramente criminali sono dense di volti sconosciuti o ancora poco noti, vergini agli occhi degli spettatori come erano quelli di Romanzo Criminale e Gomorra, e tutti sembrano funzionare molto di più. L’unica eccezione, in tutti i sensi, è Alessandro Borghi. Lui è un volto ormai noto ma si trova anche perfettamente a suo agio.

Il primo è una conferma, Manfredi Anacleti, interpretato come nel film da Adamo Dionisi. Corpo che sembra avere come naturale prolungamento del braccio una pistola, voce distrutta e parlata strascicata, volto strafottente con occhi piccoli e intelligenti, un vero genio del crimine che vuole rendere grande una famiglia criminale piccola e marginale, capo del suo “popolo” e tenutario della tradizione. Dionisi gli dona carisma e terrore a pacchi.
La seconda è la vera scoperta di Suburra: Barbara Chichiarelli. Attrice di teatro alla sua prima apparizione davanti ad una videocamera, è Livia Adami sorella di Aureliano, erede designata del potere nella famiglia di Ostia, femmina veracissima e pericolosa, che consola e consiglia il padre come una moglie e ammonisce e ama il fratello come una madre, senza che questo intacchi di niente il suo essere temibile e violenta, un animale criminale. Con meno scene degli altri dà il tono ad ogni episodio, cammina come un leone ad ampie falcate e tacchi altissimi, quando compare ha sempre qualcosa in più della volta precedente. A fine episodio ti ritrovi a ricordare le sue battute più delle altre, perchè è faccia e corpo perfetti, abiti e monili impeccabili, quando è inquadrata lei sembra essere l’unica ad avere una costumista, tanto è tutt’uno con atteggiamento e apparenza, addirittura anche il suo dialetto mal ripulito è una minuzia attoriale goduriosa.
Presa così Suburra è un gioiello. Valutata nel complesso è molto più altalenante.