Lauren Schmidt Hissrich, abbreviata in Lauren S. Hissrich, è una sceneggiatrice e produttrice dalla lunga esperienza in televisione. Ha iniziato la sua carriera con West Wing – Tutti gli uomini del presidente, assieme al marito Michael Hissrich che fa il produttore, e successivamente ha lavorato a serie come Private Practice, Parenthood, Do No Harm. La svolta nella sua carriera arriva nel 2016, quando inizia a lavorare per Netflix su una serie che poi fa letteralmente il botto: Daredevil. Collabora anche al crossover The Defenders e poi a The Umbrella Academy, ma è con The Witcher che Hissrich si impone come una delle voci più promettenti della televisione. Quando viene showrunner della serie, sa che ha in mano un potenziale successo globale: il franchise videoludico è popolarissimo, la saga di romanzi è molto amata e c’è molta sete per un nuovo fantasy epico sul piccolo schermo dopo la fine di Game of Thrones. Quando alla fine del 2019 la prima stagione arriva su Netflix, The Witcher è subito un successo, e rimane in vetta alle classifiche di streaming per diverse settimane, diventando in breve tempo uno dei maggiori successi di sempre sulla piattaforma.

Nonostante la pandemia, che rende problematica la produzione della seconda stagione, i piani per l’espansione del franchise proseguono senza sosta, e in attesa dell’uscita dei nuovi episodi – da oggi disponibili su Netflix – arriva online un primo prequel animato, intitolato The Witcher: Nightmare of the Wolf, mentre entra in produzione un’altra serie live action prequel intitolata The Witcher: Blood Origin. Ad agosto, Netflix e Hissrich siglano un accordo pluriennale che coinvolgerà la produttrice nello sviluppo del franchise ma anche in altri progetti per lo streamer.

La incontriamo a Lucca Comics & Games, dove è giunta assieme ad alcuni membri del cast e della troupe per presentare le primissime immagini della seconda stagione della serie. È una giornata tiepida, l’intervista si svolge al sole, sul rooftop di un albergo che ha aperto da poco i battenti nel centro della cittadina toscana. In sottofondo, gli schiamazzi e il rumore della folla di appassionati che sono tornati a popolare le strade della manifestazione dopo la pausa forzata di un anno fa. “L’ultima volta che sono stata qui, due anni fa… diluviava,” ricorda godendosi il sole. “Direi che oggi va decisamente meglio!”

The Witcher seconda stagione 2Parliamo di Ciri. All’inizio di questa seconda stagione sembra avere un po’ più di carattere, più ‘cazzimma’ come si sul dire. Sta palesemente esplorando la sua personalità, grazie anche al suo riunirsi con Geralt. Come si è evoluto questo personaggio durante la scrittura?

Penso che una delle cose che ho pensato subito, dopo il debutto della prima stagione, è stata che nel montaggio finale la storia di Ciri era stata penalizzata. L’abbiamo raccontata quasi solo come una principessa in fuga, costantemente in fuga dal suo passato. È una descrizione corretta, ma non ci ha permesso di restituire al meglio il suo carattere. Per la seconda stagione io e Freya Allan abbiamo ragionato su cosa sarebbe successo quando Ciri avesse finalmente smesso di correre. Emotivamente, fisicamente… Affiancarla a Geralt è stato un ottimo modo per indagare questo aspetto. All’inizio del romanzo Il Sangue degli elfi, Ciri e Geralt si sono incontrati ormai da un paio di mesi e si conoscono decisamente bene. Nel libro si capiscono già tra di loro, hanno un rapporto. Nella serie, invece, abbiamo deciso di iniziare la seconda stagione solo un paio di giorni dopo che si sono incontrati per la prima volta. Cosa succede quando un Witcher vecchio di cent’anni si ritrova davanti una ragazzina adolescente, e non si conoscono, sono completi estranei cui è stato detto che sono l’uno il destino dell’altra? Per noi questa è la domanda fondamentale per iniziare a indagare il carattere di Ciri e vedere quali reazioni avrà vivendo questa nuova vita. È sempre stata abituata a essere una principessa, tutti i suoi bisogni sono sempre stati soddisfatti. È abituata a essere protetta. Ma durante la prima stagione ha acquistato moltissima grinta e forza, è più autonoma. Ora quindi si trova a vacillare tra l’essere quella ragazzina viziata e la donna autonoma che ha un suo posto nel mondo che dovrà diventare. Una delle cose che preferisco della sua evoluzione in questa stagione è la sua trasformazione fisica. Cosa succede quando inizia ad allenarsi? Alla fine del secondo episodio la vediamo addestrarsi per la prima volta. Freya è una guerriera, ha fatto la maggior parte delle acrobazie e si è calata veramente nella parte per poter restituire al meglio quest’evoluzione sullo schermo. Penso che quando finirete la seconda stagione avrete un’idea molto più chiara di chi sarà Ciri per il resto della serie: sta imparando il genere di leader che vuole essere. Ha come modelli una regina, sua nonna. Ha una maga potentissima, Yennefer. E ha Geralt, un Witcher. Da tutti loro imparerà qualcosa, e fonderà questi insegnamenti nel tipo di leadership che vorrà incarnare. Che risposta lunga!

Beh, in realtà questo mi permette di collegarmi con un’altra domanda importante che volevo fare, legato al tuo ruolo di leadership. Due anni fa ti trovavi all’inizio di questo percorso alla guida del franchise. Sono passati due anni, sono successe tante cose, il franchise è popolarissimo e tu sei ancora alla guida, più forte di prima grazie a questo grande accordo che hai siglato con Netflix. È un’evoluzione anche per te, come gestisci questa responsabilità? So che per Netflix è importante diversificare le voci anche e soprattutto sul fronte creativo, e per te è una responsabilità quando pensi ad altre sceneggiatrici o produttrici che ti guarderanno sempre più come un punto di riferimento nel loro percorso verso il successo.

È una responsabilità gigantesca, ma ovviamente è anche un grande onore avere una posizione come questa. All’inizio di questo viaggio mi consideravo unicamente una sceneggiatrice: non me la sentivo di parlare in pubblico, di presentare la serie ai fan durante le convention, partecipare a interviste e cose così. Mi sono resa conto di quanto questa cosa in realtà sia importante per me, a prescindere dalla serie. Dire di essere una donna, dire di essere una madre (cosa di cui parlo sempre, anche sui social)… il fatto che io possa avere un ruolo così importante, pensare di essere brava in questo ruolo e nel contempo poter essere ancora una brava persona. La leadership spesso diventa davvero tossica. Io sono molto consapevole di questa cosa, e non voglio diventare quel genere di persona. Nelle conferenze stampa diciamo sempre che siamo una grande famiglia, ci trattiamo con molto amore e rispetto. Ho una politica molto precisa in questo senso: a tutti quelli che assumo dico sempre che non siamo persone che gridano o urlano contro i collaboratori. Se ci sono dei conflitti, li gestiamo come adulti. Lavoriamo duramente e vogliamo goderci il tempo che passiamo insieme. Penso che la serie stessa… beh, il fantasy è sempre stato scritto principalmente da maschi. Quando ho iniziato a lavorare alla serie non sapevo ancora questa cosa, e non avevo realizzato che con il mio lavoro avrei potuto fare strada ad altre donne in questo ambito. È questo il motivo per cui penso sia un onore essere riuscita a vendere questo progetto e ricevere questa opportunità. Voglio che il fantasy venga raccontato da voci diverse, non solo donne: semplicemente, persone le cui storie solitamente non vengono raccontate. Voglio che queste persone possano proporre le loro storie e raccontare il fantasy dal loro punto di vista. Pensate a quante tipologie diverse di fantasy potrebbero esserci, fuori da quelle tradizionali a cui siamo abituati tutti. È un argomento che mi rende molto emotiva, perché non voglio mai dimenticarmi quanto onorata sia di aver ricevuto quest’opportunità.

the witcher 2

Solitamente le seconde stagioni sono più ambiziose, più colossali. Ma nel vostro caso si è messa di mezzo una catastrofe logistica come il lockdown. Avete avuto l’opportunità di riscrivere la seconda stagione durante lo stop. Come hai gestito le aspettative dei fan con il fatto che è stato necessario rimettere mano ad alcune cose?

Dipende da cosa si intende con “più grosso”. C’è chiaramente l’essere ambiziosi, la necessità di uscire dalle piccole stanze e andare negli spazi aperti. In questa stagione abbiamo girato tantissimo in esterni, è stata la prima cosa che ci ha permesso di rendere i nuovi episodi più ambiziosi… ma anche più sicuri, perché girare all’esterno è più semplice e gestibile con il Covid. Ma quando ho riscritto gli episodi ci è stato detto che potevamo riunire solo un certo numero di persone per volta in una stanza. Avevo scritto scene con 16 persone, e dovevo ridurle a 6. A questo punto ho riflettuto su cosa valesse davvero la pena fare, e cosa fosse il meglio per certe scene. Mi sono resa conto che eliminare persone avrebbe contribuito a rendere alcune scene e alcuni dialoghi molto più intimi, migliorando l’interazione tra i personaggi, rendendoli più umani. Quando ho riletto tutte le sceneggiature mi sono concentrata su questo aspetto, cercando di viverla come opportunità, e penso che alla fine non sia stato uno svantaggio. “Più grande” non significa per forza più persone, più combattimenti, più cavalli. “Più grande” significa anche ampliare la gamma emotiva dei nostri personaggi, assicurandosi che sia il loro viaggio a essere ampliato.

A proposito dei registi che hanno lavorato alla nuova stagione. Ci sono alcune decisioni creative, negli episodi, che sono piuttosto interessanti e coraggiose sul piano visivo, soprattutto quando si parla di mostri. Quanta libertà hai concesso ai tuoi registi? Il compito di uno showrunner spesso è quello di mantenere una certa coerenza espressiva lungo tutta una stagione.

Ho dato tantissima libertà, perché penso che il compito di uno showrunner non sia quello di far sì che tutti gli episodi abbiano lo stesso aspetto! Uno showrunner a mio avviso deve assicurarsi che gli episodi appartengano allo stesso “mondo”. Solitamente riuniamo tutti gli sceneggiatori per lavorare insieme alla storia, e poi uno sceneggiatore solo si occupa di un episodio. Questo perché voglio che si renda conto che quello è il “suo” episodio, non il mio. Stessa cosa con i registi. Voglio che ciascuno di loro conferisca il suo gusto all’episodio. La cosa bella della televisione, oggi, è che il pubblico è diventato molto più sofisticato. Se vedono due episodi che vanno in una direzione, e il terzo che va in un’altra direzione a livello visivo, non si spaventano. Penso che ormai tutti capiscano che la televisione sia un lavoro di squadra, con tanti sceneggiatori e registi. Secondo me si ottiene un prodotto migliore se si permette alle persone di esprimersi al meglio, proponendo il proprio punto di vista sulla storia. Il mio compito è far sì che tutto sia coerente con il mondo che abbiamo creato. La violenza è uno di questi aspetti. Ho un’idea molto precisa della differenza tra la violenza utile alla narrazione e la violenza gratuita. In uno degli episodi della seconda stagione succede qualcosa che non dirò, ma uno dei registi mi ha proposto di far vedere un occhio che esce da un’orbita. Gli ho risposto che non abbiamo bisogno di vedere un occhio che esce dall’orbita così. Con il sesso e la nudità è la stessa cosa. Come donna, posso dire di aver visto le donne sfruttate in molti modi nel fantasy. Ecco quindi che mi sono assicurata che tutte le scene di sesso della seconda stagione fossero al servizio della storia e dei personaggi che volevamo raccontare. Per il resto, lascio totale libertà ai miei registi. L’importante è che siano appassionati!

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