Quando debuttò nel 2000, CSI Scena del Crimine fu il primo prodotto di quello che divenne poi un fortunatissimo franchise a portare la criminalistica in televisione, cioè la scienza che studia le tracce fisiche lasciate nei luoghi in cui viene commesso un crimine e l’innovativo approccio di questo particolare poliziesco ebbe così tanto successo che lo show, per lungo tempo, fu tra i più seguiti in TV, tanto da sviluppare diversi spinoff e, ad oggi, nel 2021, anche un sequel dell’originale, intitolato CSI Vegas, che hanno portato a guadagni che superano i 2 miliardi di dollari.

L’impatto di questo show sul pubblico fu tale che venne coniato il termine “effetto CSI”, che identifica il modo in cui questa serie televisiva abbia cambiato la percezione che la gente comune ha nei confronti della medicina forense, della criminologia, della criminalistica e delle perizie scientifiche in generale, verso le quali si hanno altissime aspettative ed alle quali si richiede la stessa qualità di risultati che si osserva in televisione.

Il luogo forse più eclatante in cui si siano osservati gli effetti della popolarità di uno show come CSI Scena del Crimine è l’aula di tribunale, nella quale giurati e giudici rischiano di sopravvalutare l’apporto che i criminalisti possono avere in un processo, aspettandosi da loro risposte molto più precise di quante ne possano effettivamente dare, con gli avvocati che si sentono quindi in dovere di portare sempre più prove fisiche a supporto della propria tesi.

Uno studio statistico dell’Università dell’Arizona (The CSI effect: popular fiction about forensic science affects the public’s expectations about real forensic science), risalente al 2007, ha rilevato che gli spettatori di serie televisive come CSI sono più critici nei confronti della scienza forense e meno persuasi dalle sue affermazioni, mentre questo effetto non si riscontrerebbe negli spettatori di serie poliziesche più generaliste come Law & Order ed in alcuni processi negli Stati Uniti, durante la selezione dei giurati, si è arrivati persino a chiedere ai candidati se guardino questi show.
L’influenza che questo genere televisivo ha quindi sulle persone sembra averle condizionate al punto tale da considerare quanto viene trasmesso realistico e normale, al punto tale da aver suggestionato il comportamento dei giurati persino nelle aule di tribunale. E’ quindi interessante constatare come, non solo questi show abbiano effettivamente influenzato i comportamenti ma anche le percezioni degli spettatori su come sia la realtà vista con gli occhi di un appassionato di serie televisive.

E che gli autori di questo genere si siano molto impegnati e si impegnino tutt’ora a rendere credibile e realistico quello che accade durante un’indagine criminale è evidente.

Nei 10 episodi della 1^ stagione di CSI Vegas Gil Grissom (William Petersen) e Sara Sidle (Jorja Fox) tornano in città per aiutare un loro vecchio collega accusato di manipolazione di prove, cosa che potrebbe mettere a rischio tutti i casi a cui abbia mai collaborato assieme alla coppia ed al laboratorio di criminalistica, il che – in una metafora nemmeno troppo velata – vuole essere un modo come un altro per mostrare come la scienza sia, oggi come non mai, sotto attacco.

Il concept alla base dello show originale, come d’altronde del suo sequel, è proprio quello di fidarsi implicitamente della scienza, qualcosa che, come la pandemia ha dimostrato e una parte della pubblica opinione pensa, non è necessariamente qualcosa da dare per scontato, il che rende il messaggio e la missione dello show persino più attuali di quanto non lo fosse alle sue origini: ricordare al pubblico che, almeno in termini scientifici, non esistono interpretazioni possibili, ma una sola verità.

Secondo quanto da loro stessi dichiarato, sia William Petersen che Jorja Fox, hanno deciso di fare parte della squadra di CSI Vegas non solo perché attratti da questa idea, ma anche per il modo in cui lo show avrebbe affrontato gli avanzamenti scientifici degli ultimi vent’anni, soprattutto nel campo del DNA. Nonostante alcune cose non siano infatti cambiate in un’indagine criminalistica (vedrete ancora usare il luminol o prendere impronte nella maniera tradizionale) la scienza criminale ha fatto passi da gigante, con approfonditi studi sulla Bloodstain Pattern Analysis, lo studio delle tracce di sangue, da cui è ormai persino possibile comprendere quando un evento criminoso sia avvenuto (in un preciso range che va da pochi giorni ad oltre un anno), all’uso di analisi all’avanguardia come per esempio la gascromatografia, una tecnica ormai ampiamente impiegata per separare ed identificare composti di una miscela. Inevitabilmente, sebbene le tecnologie siano effettivamente evolute, ciò a cui una serie come questa ha dovuto continuare a rinunciare è però l’attendibilità in termini di tempi di indagine, che richiedono ovviamente molto più di quello che sarebbe accettabile per i ritmi di una serie televisiva.

La cosa interessante, ed in un certo senso più preoccupante di questo sequel, è inoltre che intende anche dimostrare come l’avanzamento scientifico non vada solo necessariamente a vantaggio degli eroici protagonisti che si battono per far metodicamente emergerne la verità, ma spesso anche degli stessi criminali, che diventano quindi dei formidabili contendenti proprio quando e se decidono di affidarsi ad essa, rendendo sempre più difficile il lavoro degli investigatori.

Seppure quindi l’evoluzione scientifica è stata enorme in questi 21 anni trascorsi tra il finale di serie di CSI Scena del Crimine e la première di CSI Vegas, le premesse dello show restano in un certo senso le stesse e sono più che mai fondamentali: fare in modo che la gente apprenda nuovamente ad avere fiducia nella scienza e nei suoi operatori.

I 10 episodi della 1^ stagione di CSI: Vegas sono andati in onda negli Stati Uniti a partire da ottobre 2021 sulla CBS. In Italia lo show debutterà oggi, domenica 9 gennaio 2022 su Rai 2.