Di Joker, del suo finale, dell’interpretazione di Joaquin Phoenix, continueremo a parlare a lungo, presumibilmente fino alla prossima Notte degli Oscar.

Intanto però, della pellicola si discute in relazione ai suoi significati più o meno espliciti nonché dei potenziali sviluppi futuri di un film che attinge a piene mani dal mondo dei fumetti nonostante i tentativi di “prenderne le distanza” tanto che, negli ultimi giorni, lo stesso Joaquin Phoenix si è dimostrato decisamente più possibilista circa l’eventualità di un sequel.

In maniera alquanto inevitabile, il principale spunto di discussione è offerto dall’ambiguo finale del film che lascia allo spettatore la possibilità di leggerlo a suo piacimento e di scegliere fra “realtà e allucinazione”.

Ora che Joker è nei cinema, Todd Phillips ha potuto toccare l’argomento in un’interessante e spoilerosa chiacchierata con il Los Angeles Times in cui viene anche riportata una premessa del protagonista assoluto dell’opera: “questo film richiede un certo quantitativo di partecipazione da parte del pubblico. L’interpretazione del medesimo, la maniera in cui verrà vissuto varierà da persona a persona perché non abbiamo a che fare con la presentazione di fatti, quanto di possibilità”.

Come nella scena in cui vediamo Arthur raccontare la sua storia alla terapista dell’istituto d’igiene mentale, il personaggio regala una risata che, come spiega il regista, è profondamente differente (e più importante) delle altre:

La risata in quella scena, in realtà, è l’unica genuina. Ci sono più tipi di risate nel film. C’è quella figlia dell’afflizione, c’è quella finta quando cerca di essere “uno della gente”, che fra l’altro è la mia preferita. Ma alla fine, quando è nella stanza dell’Arkham State Hospital, è la sola risata genuina dell’intera pellicola.

Una risposta che non fuga i dubbi e, anzi, non fa che confermarli. Proprio perché questa è l’intenzione dei realizzatori:

Io e Scott [Silver, il co-sceneggiatore] non abbiamo neanche mai parlato di quello che era o non era, non ho mai detto “Ha un disturbo narcisistico della personalità, ha questo e quello”. Non volevo che poi Joaquin, come attore, iniziasse a studiare quel genere di cose. Abbiamo solo detto “È fuori”. Non so nemmeno se sia malato di mente. È semplicemente non allineato col mondo […] Puoi leggere il film in tanti modi diversi. Puoi guardarlo e pensare “È solo una delle sue storie a bivi. Niente di tutto quello che ha detto è accaduto”. Personalmente non voglio spiegare cosa sia o non sia. Ma un sacco di gente a cui l’ho fatto vedere ha detto “Oh, ma è chiaro. Si è solo inventato questa storia. L’intero film è uno scherzo. È tutta un’invenzione di questo tizio ricoverato all’Arkham Asylum. Potrebbe anche non essere Joker”. Forse il personaggio di Joaquin ha ispirato Joker. Non si sa. La sua ultima battuta nel film – “Non la capiresti” – è emblematica e interessante da questo punto di vista.

Arthur Fleck quindi potrebbe o non potrebbe essere l’effettiva nemesi di un Batman che deve “ancora nascere” con cui, fr l’altro, potrebbe o non potrebbe avere anche un vincolo di parentela.

Posizioni che vengono sostanzialmente ribadite anche da Joaquin Phoenix in una chiacchierata fatta con Cinemablend, che trovate nella parte alta della pagina, in cui l’attore spiega di apprezzare proprio la maniera tramite la quale Joker lascia allo spettatore tutta la libertà d’interpretazione del caso.

E voi cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

Joker, una selezione dei nostri approfondimenti:

La sinossi ufficiale:

“Joker” del regista Todd Phillips è incentrato sulla figura dell’iconico villain, ed è uno standalone originale, diverso da qualsiasi altro film apparso sul grande schermo fino ad ora. L’esplorazione di Phillips su Arthur Fleck, interpretato in modo indimenticabile da Joaquin Phoenix, è quella di un uomo che lotta per trovare la sua strada in una società fratturata come Gotham. Durante il giorno lavora come pagliaccio, di notte si sforza di essere un comico di cabaret… ma scopre che lo zimbello sembra essere proprio lui. Intrappolato in un’esistenza ciclica sempre in bilico tra apatia e crudeltà, Arthur prenderà una decisione sbagliata che provocherà una reazione a catena di eventi, utili alla cruda analisi di questo personaggio.

 

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