Vite Digitali: The Last of Us e l'umana disumanità di Ellie | Speciale
In occasione dell'arrivo sugli scaffali (digitali e non) di The Last of Us Parte II, Vite Digitali ospita Ellie nell'episodio di questa settimana
Se nel primo capitolo il protagonista era Joel, un uomo nato nell'epoca pre-infezione e costretto ad adattarsi a un mondo ormai allo sbando, nella recente opera del team californiano vestiamo i panni di Ellie, ragazza cresciuta conoscendo solamente il succitato mondo traboccante di violenza. Una violenza che, però, non viene mai considerata eccessiva e che, essendo divenuta necessaria per sopravvivere, accompagna per mano tutti coloro che hanno deciso di lasciarsi il passato alle spalle e accettare il nuovo status quo.
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Questa nostra passione nei confronti di Ellie e la sua evoluzione psicologica in The Last of Us Parte II ci ha portati a dedicare una puntata di Vite Digitali alla ragazza, nella speranza possa spingere quelle poche persone che ancora non hanno giocato alla serie Naughty Dog a rimediare a questa grave mancanza. Per coloro che non lo sapessero, Vite Digitali è l'appuntamento settimanale dedicato ai principali personaggi provenienti dall'industria videoludica e al loro impatto emotivo sui giocatori. Come sempre, ci teniamo a specificare che all'interno di questa rubrica non verranno fatti spoiler di alcun tipo sulla trama, per evitare di danneggiare l'esperienza a coloro che non avessero ancora recuperato le opere in questione.
Ma quali sono le origini di Ellie?
Ragazza dal carattere forte e determinato, Ellie non riesce però a nascondere la sua natura di bambina, che analizza ciò che la circonda con gli occhi differenti rispetto a quelli di un adulto. I sinceri momenti di tenerezza e di commozione di Ellie sono semplicemente uno dei punti forti della produzione del primo capitolo, che vanno in contrasto con le decisioni che i due sopravvissuti saranno costretti a prendere nel corso di The Last of Us.
E questo perché, nel mondo creato da Neil Druckmann, c'è spazio sia per le buone azioni, che per quelle terribili. Perché Druckmann ha deciso di prendere una situazione post-apocalittica per raccontarci la natura umana pre-apocalisse. Perché l'esperienza di The Last of Us e di The Last of Us Parte II potrà anche non piacere a tutti, ma è innegabile come riesca a fornire un perfetto spaccato della psicologia delle persone, che potrebbero agire in modo differente alle situazioni in base al proprio background.
Insomma: le nostre azioni sono influenzate da ciò che siamo e siamo ciò in cui ci ha trasformati la nostra società. E questo, Neil Druckmann, lo ha capito da molti anni e ha deciso di comunicarcelo con la drammatica avventura di Ellie e Joel. Un'avventura che tutti, almeno una volta della vita, dovremmo affrontare.