The Binding of Isaac: Rebirth è pura inquietudine, un concentrato di indefinibile e palpabile irrequietezza, pronto a gettarvi in un oscuro oceano di traumi infantili e paure ancestrali. C’è il Diavolo, una mamma assassina, un bambino a cui non restano che le sue lacrime, un Dio che chiede continui atti di fede e un dungeon che conduce nei recessi della propria anima dannata. Non solo: non c’è pace, né la possibilità di giudicare con precisione la condotta morale del giovane Isaac, tormentato avatar a cui sono stati sottratti persino i vestiti, che per sopravvivere, in effetti, dovrà scendere a patti più volte con Satana stesso.

Non c’è niente di autobiografico, ha più volte confermato Edmund McMillen, già autore del meraviglioso (e similmente malato) Super Meat Boy, ma è difficile credergli vista la lucidità con cui dipinge la sua personale visione dell’inferno. Perché se fossero tutti cattivi sarebbe più facile, ma non è affatto così. Nessun “buono” in sen...