La partecipazione di Sony alla Paris Games Week 2017 può essere agilmente riassunta in due parole: esperienze e storytelling. Il lunghissimo intervento, diviso, non a caso, in una prima parte, meno convenzionale e dai toni più colloquiali, ed una seconda, canonica ed incentrata principalmente su produzioni tripla A, ha stordito il pubblico per la quantità disarmante di titoli, vecchi e nuovi di zecca, mostrati, uno dopo l’altro, ad un ritmo indiavolato.

Non si vedeva uno spettacolo del genere da tempo, in effetti, e se non desta sorpresa la scelta del colosso nipponico di dare il meglio di sé proprio in Europa, baluardo e fortino inespugnabile anche nei periodi più difficili occorsi in epoca PlayStation 3, sicuramente qualche considerazione va fatta se si pensa a come è andata, solo qualche mese fa, durante la GamesCom, fiera che viene comunque ritenuta il principale evento dedicato ai videogiochi del Vecchio Continente, ma che non ha visto Sony concorrere con uguale fervore.

Considerazioni di marketing a parte, fine a sé stesse e materiale di studio, semmai, per coloro che le suddette manifestazioni le devono promuovere, sponsorizzare e finanziare, non possiamo che avere la netta sensazione che Sony abbia vinto, pur in assenza di veri concorrenti, gli stessi che da una parte si godono i frutti dell’ottimo lavoro svolto fin qui, la Grande N con i suoi quasi otto milioni di Nintendo Switch piazzati, dall’altra avanzano senza cartucce, pur in procinto di lanciare una console, Xbox One X, sulla carta ammaliante e dalle grandi potenzialità.

Ghost of Tsushima screenshot

Ghost of Tsushima, di Sucker Punch, è sicuramente il gioco che più ci ha incuriositi. Speriamo solo che il tutto non si risolva in un action fin troppo simile a Ninja Gaiden.

Questi discorsi, anche qui, interessano relativamente al semplice appassionato di videogiochi, tutt’altro che attratto dai paragoni e dalla console war. Sony ha dimostrato equilibrio e caparbietà, mettendo in mostra un’incontrastabile forza bruta che si è palesata in un numero stupefacente di titoli first e third party, piccoli e grandi ciottoli con cui il publisher intende costruire la strada su cui sfilare, anche nel 2018, in una parata festante che dimostri e consolidi il suo predominio a livello mondiale.

Esperienze e storytelling dicevamo poco sopra, in un evento diviso, quasi a tenuta stagna, in due parti. La parte inziale è servita soprattutto per spingere, mai come prima d’ora, PlayStation VR, nuovo figlioletto di casa Sony, ora che PS Vita è stata definitivamente e completamente abbandonata.

Forte di numeri di tutto rispetto, sempre relativamente al mercato di riferimento s’intende, il colosso nipponico ha dimostrato tutto il suo interesse verso una tecnologia evidentemente ancora acerba, ma che ci ha già regalato qualche frutto delizioso come Rez Infinte e Resident Evil 7 biohazard, forse il titolo più significativo ed esplicativo quando si vogliono elencare i pregi della realtà virtuale.

Produzioni come Ultrawings, figlio illegittimo di Pilotwings, e Megalith, un action in terza persona che vi metterà nei panni di un colosso, suggeriscono che gli sviluppatori stiano tentando di creare titoli dal respiro più ampio di quanti non se ne siano visti finora. Stifled, inquietante avventura dalle tinte horror e Oure, che sembra riprendere alcune cifre stilistiche di Journey e di Abzù, testimoniano la voglia di sperimentare degli sviluppatori con la VR. Sprint Vector, a metà strada tra F-Zero e Mirror’s Edge, e League of War, strategico pensato in chiave multiplayer, sembra che vogliano dimostrare che anche gameplay più canonici possano veicolare esperienze atipiche e particolarmente esaltanti. Menzione a parte merita Blood & Truth, FPS in prima persona, mix tra 007 e Kingsman, sempre in salsa realtà virtuale, forse il gioco per PlayStation VR che ci ha colpito più di tutti.

Per quanto concerne lo storytelling, è lo stesso Jim Ryan, capo del reparto global sales & marketing di PlayStation, a scandire la parola magica già pochi secondi dopo aver calcato il palcoscenico. Non è una parola casuale, anzi. Traccia ed evidenzia la caratteristica che più di altre accomuna e ha accomunato la maggior parte delle produzioni first party di Sony, già nella parte finale del ciclo vitale di PlayStation 3, quella degli Uncharted migliori e di The Last of Us.

È toccato proprio a The Last of Us: Part II chiudere la rassegna, con un trailer estremamente toccante ed emozionante che, in un colpo solo, ha racchiuso la cifra stilistica del percorso artistico intrapreso dagli studi che ruotano attorno a Sony, il creare avventure story driven per l’appunto, e ha ricordato che è proprio Naughty Dogs la maestra, quasi senza pari, per quanto concerne la narrazione digitale e interattiva. Pur non conoscendo nessuno degli attori virtuali in scena, il team di sviluppo è riuscito a creare pathos, tensione, ansia per la sorte di questi anonimi sopravvissuti.

Shadow of the Colossus screenshot

Non poteva certo mancare la componente nostalgia. A questo è servito l’annuncio della remastered, l’ennesima verrebbe da dire, di Shadow of the Colossus.

Precedentemente, tra i molti, c’era stato il sempre più convincente Spiderman di Insomniac; il già meraviglioso Detroit: Become Human, ennesima visione di David Cage; Erica, coraggiosa avventura grafica in live-action; il breve assaggio di God of War e Concrete Genie, che se sulle prime ci ha ricordato Life is Strange, per il character design del protagonista, si è immediatamente trasformato nella versione riveduta, corretta e funzionante di Epic Mickey.

Se proprio dobbiamo trovare un difetto nella faraonica dimostrazione di forza di Sony, nel suo sfavillante show andato in scena alla Paris Games Week 2017, questo va ricercato nella fondamentale fumosità del tutto, palese nell’assenza di video di gameplay che si affiancassero ai trailer certamente efficaci sul piano emotivo, meno su quello descrittivo, e nella mancanza di date certe di pubblicazione.

Questo però significa chiedere troppo, oltre a non aver completamente compreso il tipo di spettacolo amalgamato dal publisher per l’occasione, più interessato a celebrarsi e a mostrare l’immediato futuro in termini quantitativi, piuttosto che soffermarsi sui dettagli, sui pochi ma buonissimi.

Già, perché attorno alle portate principali non vanno nemmeno dimenticate piccole perle come The Hong Kong Massacre, che riallacciandosi a Hotline Miami interpreta in chiave “realistica” l’art design retrò, Guacamelee! 2 e Spelunky 2 che non hanno certamente bisogno di presentazioni.

Pur non combattendo contro nessuno, Sony ha vinto e convinto i suoi fan con uno show pirotecnico, ipnotico, disorientante per la tanta carne messa sul fuoco. Se questo 2017 si sta concludendo col botto, possiamo già ben sperare per il 2018. Il publisher giapponese, quantomeno è pronto a regalarci un altro anno pieno di fuochi d’artificio. Inaspettatamente con PlayStation VR a giocare un ruolo piuttosto importante.