Il fatto di essere un remake o un reboot di Episodio IV è la critica principale che viene mossa a Il Risveglio della Forza. Non solo. In queste settimane è diventata per molti versi anche una notazione fatta da chi il film l’ha amato, un dato di fatto indiscutibile su cui tutti concordano. Anche noi nella prima recensione fatta l’avevamo sottolineato, aggiungendo però un decisivo “per certi versi”, e ad aver saputo in anticipo l’ondata che si sarebbe scatenata sull’argomento si sarebbe stati ancora più circostanziati nell’esprimere quell’idea.

Il Risveglio della Forza non è un remake o un reboot di Episodio IV, ma nemmeno lontanamente. Sebbene ne ricalchi per molti versi la struttura e in qualche momento ne riprenda dei passaggi (i soliti, inutile ripeterli qui, vanno dalla consegna di un messaggio ad un droide fino alla necessità di distruggere una Morte Nera) il nuovo film della saga di Guerre Stellari è completamente diverso. E “completamente” non è un’esagerazione.

Come in molti avranno notato Il risveglio della forza sta subendo un esame al microscopio che non tocca a nessun altro film, una dissezione inquadratura per inquadratura, scelta per scelta, con cui le altre pellicole non devono confrontarsi, in questo processo chirurgico però si trascura quanto Episodio IV e Episodio VII in realtà rispondano ad una struttura più grande (quella dell’eroe di Campbell cui Lucas ha più volte ammesso di essersi ispirato), una a cui moltissimi altri film di grande incasso rispondono ma che non definiamo mai come “reboot di Guerre Stellari” solo perché non hanno spade laser.

Tutti i blockbuster hanno la stessa struttura, da quel punto di vista sono il genere meno creativo in assoluto

Di certo Abrams ha scelto di richiamare con ambienti, oggetti ed espressioni molti passaggi del primo film della serie ma ha anche realizzato una storia che in tutte le sue componenti chiave, quelle fondamentali intorno a cui gira la storia, vive in un altro reame e per certi versi si oppone a quella di Episodio IV.
Da qui in poi è tutto uno spoilerare in libertà.

Un remake non è un film che ha la stessa struttura di un altro (di nuovo, perché tutti i blockbuster hanno la stessa struttura, da quel punto di vista sono il genere meno creativo in assoluto dopo la commedia sentimentale) ma uno i cui personaggi sono ripresi pari pari da un originale. Non sta nei rapimenti e nelle liberazioni, nelle battaglie o nelle formazioni il remake o reboot ma nel riprendere obiettivi, difficoltà e conflitti di determinati personaggi dotati di un certo carattere. Poiché quello è ciò che dà la personalità a questo genere di film.

Il Risveglio della Forza manca di un Jedi innanzitutto, non c’è “il mentore”, la figura autorevole che invece è spostata e diventa l’oggetto della ricerca. Mentre Episodio IV era tutto sulla lotta all’Impero questo è sulla ricerca di Luke, sul disperato bisogno di un faro là dove in Episodio IV nessuno cerca un faro e Obi Wan lo è suo malgrado, anche se nessuno vuole considerarlo tale.

Se non c’è un mentore va anche detto che non c’è un vero villain. Non c’è un Darth Vader, cioè una figura realmente di opposizione, una con la quale non si empatizza ma a cui ci si oppone e basta. Kylo Ren è un cattivo immediatamente sui generis, fin da quando con la testa nella mani prega suo nonno di dargli la forza di rimanere fedele al lato oscuro, ha una debolezza e ne soffre: stiamo con lui. Non a caso sarà lui nel film ad avere un’evoluzione, a cambiare e compiere i gesti più di svolta. Vader prima del finale di Episodio VI non ha nessuna evoluzione nè si pensa possa averne.

 

 

A latere dei due cardini del film che mancano non c’è nemmeno un unico protagonista. I personaggi principali, quelli il cui viaggio seguiamo sono 3 (Kylo Ren, Finn e Rey), e se vogliamo limitarci allo schieramento dei personaggi positivi sono comunque due, una coppia dal cui rapporto dipendono le parti migliori (il primo inseguimento con il Millennium Falcon, la lotta con i mostri tentacolari, il confronto finale con spade laser) dalla cui tensione verso il rimanere uniti in uno scenario sempre più complesso vengono tutte le decisioni del film.
Se Luke era un piccolo soldato nella grande guerra Finn e Rey si cercano durante la grande guerra.

In Episodio IV non c’è un parricidio o un omicidio significativo (quello di Obi Wan è tutto tranne che significativo, misterioso fin dal suo scomparire nel nulla e per nulla definitivo), nè c’è un vero combattimento di spade o uno dei personaggi che rimane ferito in maniera grave. Lo showdown finale in Episodio IV non è previsto, qui invece è cruciale.

In Episodio IV non c’è un personaggio come Han Solo. Nemmeno Han Solo lo è

Ancora non c’è un personaggio come quello di Maz Kanata, uno esterno alla storia che istruisce la protagonista, una specie di mentore in piccolo, come del resto il protagonista non ha quelle visioni che spingono Rey a rifiutare il suo ruolo. Luke ha sempre voluto essere un Jedi, Rey inizialmente lo rifiuta e cova un grande segreto dentro di sè, cosa che Luke non aveva.

In Episodio IV non c’è un personaggio come Han Solo. Nemmeno Han Solo lo è. Perché la versione vecchia di Han non assolve alla funzione di Han giovane, quello al massimo può essere Poe Dameron o, un po’, Finn. Han Solo anziano è un personaggio importante che non esisteva prima perché proprio non c’era una storia tra mentori, non c’erano questioni familiari viste anche dal punto di vista genitoriale, era la storia di una generazione non di due diverse.
Infine in Episodio IV mai e poi mai guardiamo gli eventi dal punto di vista dell’Impero. In altre parole non c’è uno stormtrooper o qualsiasi altro esponente che non sia Vader ad avere una minima importanza o battute significative. Qui non solo abbiamo i pochi secondi captain Phasma ma anche il fatto che un protagonista è uno stormtrooper disertore. Non una spalla ma un protagonista.

A fronte di tutto questo (ma molto di più ci sarebbe da dire come la centralità della spada laser in quanto feticcio, la mitologia del passato, la battaglia sul lago con gli X-Wing che arrivano come la cavalleria, il doppio rapimento prima di Poe poi Rey ecc. ecc.), che peso hanno il fatto che nel finale si combatta un’altra Morte Nera più grande o che ci sia un’altra cantina in cui recarsi, un’altra evasione da una base nemica o un altro pianeta sabbioso in cui troviamo una protagonista ignara della Forza che si cela in lei?

 

Star Wars: il Risveglio della Forza

 

Vi ricordiamo che potete scrivere la vostra recensione di Star Wars – il Risveglio della Forza e confrontarvi con gli altri lettori in questo post.

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Scritto da J.J. Abrams e Lawrence Kasdan, e diretto da Abrams, Star Wars: Il Risveglio della Forza è prodotto da Kathleen Kennedy, J.J. Abrams, Bryan Burk.

Nel cast John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, e Max von Sydow oltre a membri del cast originale quali Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew e Kenny Baker.

La colonna sonora è composta ancora una volta da John Williams, il film è uscito il 18 dicembre negli USA, il 16 in Italia.