Il settimo episodio della saga di Guerre Stellari potrebbe essere considerato per certi versi un remake del primo film (Episodio IV) dotato di diverse variazioni fondamentali. Di quell’esordio ne vuole avere la struttura e ne vuole ricalcare i passi e tutto ciò non fa che mettere in evidenza i punti in cui se ne distacca. Il Risveglio della Forza infatti, al contrario dei 6 film che l’hanno preceduto, ribalta il punto di vista su luce e lato oscuro, trovando così subito un nuovo motivo di interesse sul tema più abusato.

Nonostante infatti la protagonista del film sia indiscutibilmente la giovane Rey (Finn, l’uomo, è più la sua spalla), non ci vuole un diploma di sceneggiatura per intuire che probabilmente il protagonista di questa nuova trilogia sarà un altro ancora, perché è un altro l’unico personaggio di cui viene introdotto un dilemma, l’unico ad avere scelte, problemi, conflitti e contrasti interiori. E al momento pare una scelta promettente.

Il Risveglio della Forza parte con 50 minuti di straordinario impatto, passo svelto, petto in fuori e sorriso smagliante

Non certo da questo film J.J. Abrams dimostra di guardare più a Spielberg che a Lucas e Episodio VII non fa eccezione, trabocca di soluzioni tecniche spielberghiane, non ne vuole avere il sentimentalismo naive ma ne abbraccia il montaggio sia interno che tradizionale. Teste che entrano nell’inquadratura, corpi che ne escono svelando qualcos’altro, raccordi annunciati dal nome del personaggio che comparirà, stacchi a strappo alternati alle classiche transizioni riprese da Fortezza Nascosta e ancora svelamenti di dettagli fondamentali che arrivano grazie ad un minimo movimento di macchina, Episodio VII ha una narrazione per immagini fantastica che coniuga le capriole e le evoluzioni viste nei trailer a tutto quel che di “invisibile” ma fondamentale il montaggio sa fare. Così Abrams conquista quel lido agognato da tutti in cui sta la sospensione dell’intrattenimento, la capacità di far correre una storia senza perdere lo sguardo, indirizzare lo spettatore rendendolo sempre conscio dell’ambiente in cui agiscono i personaggi. Il cinema d’avventura migliore

Il Risveglio della Forza parte con 50 minuti di straordinario impatto, passo svelto, petto in fuori e sorriso smagliante, spettacolo puro, una macchina gigantesca che si muove con grazia invidiabile, coniugando effetti moderatamente speciali a soluzioni antiche, il miglior 3D degli ultimi anni (in certe scene si prova un senso di vertigine per l’altezza percepita), alla pellicola e la sua grana, il cervello degli sceneggiatori al cuore del regista che ama far divertire. Non si poteva chiedere di meglio. Poi necessariamente il film cambia passo e introduce una storia più ampia (c’è molto anche per il pubblico over 40 e non è un caso) ma mantenendo la propria coerenza e una valanga di dettagli e oggetti di scena visti nella trilogia originale.
I mesi di segreti sono serviti a preservare un buon colpo di scena (ma l’impressione è che sarebbe rimasto tale lo stesso anche con strategie più comuni) e a mascherare quanto il film, pur seguendo con impressionante fedeltà la struttura di Episodio IV, sia in realtà al femminile e non al maschile, in linea quindi con i blockbuster degli ultimi anni.

Star Wars: il Risveglio della Forza

A deludere forse è la mitologia che circonda il film, cioè ciò che si intuisce essere successo prima e ciò che pensiamo possa accadere dopo. Il mondo più grande in cui sono inseriti i personaggi e la loro storia. Come sappiamo non ci sono i Sith ma chi li sostituisce ha la medesima funzione e chi ne è a capo non è un villain significativo (quella forse è la delusione maggiore assieme all’effetto speciale più pacchiano), perché un villain significativo non c’è, Abrams non vuole replicare Darth Vader (e fa bene) ma tra la prima trilogia e il suo grande cattivo e la seconda trilogia con le origini di questo cattivo sceglie un misto. L’acquolina in bocca per cosa accada c’è ma era lecito pensare sarebbe stata maggiore. Di sicuro si esce certi di essersi divertiti.

Non possiamo saperlo ma sembra di capire che Lucas si sia sbagliato nel suo primo giudizio e che forse questo solido, ottimo e gran bel film d’avventura spaziale potrebbe non piacere ai fan come piacerà a tutti gli altri.