Nella remota provincia americana dei primi del novecento è tutto un dolly rassicurante, giochi di bimbi e genitori premurosi che sprizzano felicità all’interno di una magione isolata tra i campi. Almeno fino a che un incidente di rara assurdità e violenza non stronca la quiete familiare davanti alla tomba dell’unica figlia. Dodici anni dopo un gruppo di ragazze dal più classico istituto religioso si trasferisce in quella casa, per richiesta di quei genitori. Inutile dire che la casa non è abitata solo dai viventi.

A catalizzare tutto, come promesso dal titolo, è la bambola Annabelle, vista per la prima volta in L’Evocazione, già al centro di un proprio spin-off moderno e qui raccontata negli anni della formazione. Se il capitolo precedente riusciva a trasfigurare luoghi quotidiani in luoghi di paura, qui invece l’ambientazione (che sembra venire da un romanzo di Stephen King) già si presenta legata all’immaginario collettivo spaventoso. Posti in cui non si può che avere a che fare con il diavolo.

Ed è bello che il maligno si formi nel periodo in cui più aveva quell’armamentario tra il gotico e l’infantile che costituisce gran parte dell’immaginario di paura contemporaneo. La stanza dei giochi è un trionfo d’inquietudine, giocattoli di legno e terribili case di bambole. La casa stessa è tutta un pavimento e una porta scricchiolanti, ogni foto nasconde qualcosa di inconfessabile, ogni porta può portare in stanza che custodiscono il male e c’è anche una maschera da fantasma dell’opera. Annabelle 2, come tutti i film nati dal successo di L’Evocazione, non difetta sul piano tecnico della paura, immagini centrate e un sound design perfetto (Sandberg è lo stesso di Lights Out). Semmai è su quello delle motivazioni e dell’organizzazione del racconto ad essere risibile.

Se il nuovo horror americano, quello dei grandi successi degli ultimi anni, ha rivisto le caratteristiche del terrore al cinema partendo dalle immagini invece che dalla loro negazione, non sempre è riuscito ad affiancare a queste una storia o dei personaggi che diano agli eventi un senso in grado di prolungare la paura. Annabelle 2 rappresenta perfettamente questa deficienza. In una casa che sembra avere le porte scorrevoli a vetri della scuola di ballo di Suspiria e ha un pozzo come The Ring, l’unica cosa fuori tono è il racconto.

Da metà in poi Annabelle 2 lega insieme una serie di notti e giorni, situazioni spaventose, bambini attratti dal fienile, bambini che entrano in stanze in cui non dovrebbero entrare, apparizioni del maligno alle spalle di qualcuno, con sempre meno relazione tra di loro. L’arrivo finale di una spiegazione così netta, sbrigativa e pretestuosa, è poi la pietra tombale su qualsiasi speranza di fascino nell’origine di Annabelle e delle maledizioni future (annunciate dalla comparsa di un personaggio noto ai fan della saga dopo i titoli di coda).