Ariaferma, parla Toni Servillo: vincere la Coppa Volpi? Alla mia età non è più un cruccio!
Ariaferma di Leonardo Di Costanzo tratta il tema delle carceri con performance d'eccellenza di Silvio Orlando e Toni Servillo
“Generalmente racconto situazioni in uno spazio tempo molto ristretto senza particolari picchi drammatici. Mi interessa la quotidianità, i movimenti dei personaggi” ha detto il regista descrivendo la sua predilezione per la vita reale, scevra da alcun filtro, sia esso narrativo o semplicemente il vetro dell’obiettivo. Talvolta gli eventi della cronaca superano la narrativa: “nella vita reale succedono cose inammissibili se scritte. Io vengo dal documentario che non ha problemi di credibilità. Perché racconta ciò che succede nella realtà. Nella finzione è diverso ma ho voluto mantenere lo stesso tipo di narrazione credibile”. Per questo Di Costanzo ha cercato di spiegare nei primi dieci minuti di film allo spettatore che tutto conta e che ogni elemento in scena è importante.
Silvio Orlando, che condivide la scena con Servillo, considera quello di Ariaferma un ruolo generato dalla sua maturità artistica. Interpreta infatti un personaggio lontano dalla sua zona di comfort. È un carcerato, per quanto dall’animo buono, sofferente e contrastato.
Credo che per ottenere dei risultati bisogna rischiare, e per fortuna il nostro è un pezzo di cinema che ancora può permetterselo. Il mio personaggio lo considero come quello della maturità attoriale. Fino a un po’ di anni fa, con l’attitudine bonaria che ho, mi sarei spaventato a interpretare questo ruolo. Con gli anni però si impara a recitare anche con le pause, con i silenzi e i non detti.
Ariaferma si occupa del tema molto caldo in Italia del sovraffollamento delle carceri e delle condizioni di fatiscenti in cui versano queste strutture. Una vicinanza con la cronaca che ha fatto definire l’opera a molta stampa come “necessaria”. Toni Servillo non è però completamente d’accordo.
In Italia abbiamo le galere più affollate d’Europa. Questo fatto rende quindi necessario che se ne parli. Però la qualità del film non si appiattisce sulla cronaca, credo che abbia un valore oltre questo aspetto e diventa così cinema sociale. Se non avessimo questo problema in Italia il film avrebbe avuto comunque una ragione per esistere nei suoi personaggi.
Eppure non si può fare a meno di pensare che quest'anno potrebbe proprio essere il suo momento.
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