Biagio Conte diventerà santo? Spunta una data decisiva, ma c'è un ostacolo prima della beatificazione
Biagio Conte potrebbe diventare santo? Ecco perché si parla di una data precisa, cosa prevede la Chiesa e quali sono i passi verso la beatificazione.
Per molti palermitani era già un santo quando era ancora in vita. Un uomo che aveva rinunciato alle proprie comodità per vivere accanto ai poveri, trasformando una scelta personale in una missione capace di accogliere centinaia di persone, ma Biagio Conte potrebbe diventare ufficialmente beato o santo per la Chiesa cattolica? La domanda accompagna il ricordo del missionario laico scomparso il 12 gennaio 2023 e torna particolarmente attuale mentre la sua storia viene raccontata anche in televisione attraverso Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, il film con Alessio Vassallo in onda su Rai 1.
Biagio Conte morì il 12 gennaio 2023, all'età di 59 anni, dopo una vita trascorsa al servizio delle persone più fragili. Fondatore della Missione di Speranza e Carità, aveva scelto di condividere le difficoltà di senzatetto, migranti e persone emarginate, diventando una figura profondamente amata a Palermo. La sua morte suscitò una commozione enorme e, per tanti, Biagio rappresentava già un esempio di santità vissuta quotidianamente, non attraverso gesti spettacolari, ma mediante la vicinanza a chi aveva perso tutto. Da qui nacque anche il desiderio di vedere riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa la straordinarietà della sua testimonianza.
Ma perché proprio il 2028? Secondo le regole ordinarie della Chiesa cattolica, una causa di beatificazione può essere avviata soltanto dopo che siano trascorsi cinque anni dalla morte della persona interessata, salvo particolari deroghe. Nel caso di Biagio Conte, questo termine scadrà il 12 gennaio 2028. Ciò significa che da quella data potrebbe essere possibile intraprendere formalmente il percorso canonico, ma non che il missionario sarà automaticamente proclamato beato. Si tratta infatti di una procedura complessa, che richiede l'esame approfondito della vita, delle virtù e delle testimonianze relative alla persona.
Sul tema si è espresso anche padre Cosimo Scordato, sacerdote e teologo palermitano, che ha proposto una riflessione sul significato stesso della santità e sui riconoscimenti successivi alla morte. Il religioso ha invitato a superare una concezione troppo legata alla glorificazione postuma, ricordando l'importanza di valorizzare le persone che testimoniano concretamente il Vangelo mentre sono ancora in vita. Una posizione che assume un significato particolare proprio nel caso di Biagio Conte. Fratel Biagio, infatti, aveva trascorso oltre trent'anni accanto alle persone più povere, rinunciando a una vita agiata per costruire una realtà di accoglienza e solidarietà.
La sua Missione nacque nei primi anni Novanta, quando cominciò ad aiutare chi viveva nei pressi della Stazione Centrale di Palermo e dia quei primi gesti di assistenza prese forma una rete di comunità destinata a offrire riparo, pasti e sostegno a centinaia di persone. Anche dopo la morte del fondatore, la Missione di Speranza e Carità ha continuato a operare, guidata da don Pino Vitrano e sostenuta da missionari e volontari. Nel gennaio 2026, in occasione del terzo anniversario della scomparsa, Palermo ha organizzato diverse iniziative per ricordare fratel Biagio e il suo impegno.
Il 2028 potrebbe dunque segnare l'inizio di un nuovo capitolo, non necessariamente il suo compimento. E forse è proprio questo l'aspetto più significativo della vicenda: mentre si attende di capire se la Chiesa avvierà un percorso formale, l'eredità di Biagio Conte continua già a vivere nelle persone accolte dalla sua Missione. Per chi lo ha conosciuto, la sua santità non dipende da una data sul calendario, ma da ciò che ha scelto di fare, ogni giorno, per chi non aveva più nessuno. Una testimonianza che oggi torna a emozionare anche attraverso Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, il film in onda su Rai 1 che porta sul piccolo schermo la storia di un uomo capace di rinunciare a tutto pur di dedicare la propria vita agli ultimi.