David di Donatello 2017: Il trionfo del "classico" Virzì non inganni, qualcosa continua a bollire
La Pazza Gioia vince il maggior numero di David pesanti e Indivisibili quelli artistici. Ma è il successo di Veloce Come Il Vento il dato interessante
I premi artistici sono andati quasi tutti a Indivisibili, 6 statuette di cui solo 2 di quelle pesanti, cioè Miglior attrice non protagonista e Miglior sceneggiatura (Miglior produttore da noi, ahimè, conta così poco che non sono state nemmeno lette le nomination). I premi tecnici sono andati quasi tutti a Veloce Come il Vento, 6 statuette anche per lui con la notevole eccezione di quella per il miglior attore a Stefano Accorsi (in una categoria in cui, quest’anno, non era difficile vincere). La maggior parte dei premi più importanti invece sono andati a La Pazza Gioia, 5 statuette 3 delle quali al vertice, quelle per Miglior Attrice Protagonista (Valeria Bruni Tedeschi), Miglior Regia (Paolo Virzì) e Miglior Film. La più classica delle divisioni all’italiana: far vincere molto a qualcuno ma dare i più importanti a qualcun altro. L’abbiamo visto accadere tante volte, e questa non sarà l’ultima.
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Quel che invece ha stupito del risultato finale di quest’anno sono due particolari.
Il secondo particolare che ha sorpreso invece è che per il secondo anno di fila un film diverso dal solito prende moltissime statuette. Se La Pazza Gioia era la scelta facile da premiare, la crocetta semplice da mettere in ogni categoria per andare sul sicuro e Indivisibili il nuovo che non stupisce troppo, parente stretto del classico, Veloce Come Il Vento invece è un’operazione molto più audace e controcorrente per il monotono mondo del nostro cinema. Dei tre vincitori della serata il film di Rovere è probabilmente quello che più deve andare fiero del risultato: dei suoi 6 premi nemmeno uno è fuori posto, nemmeno uno è rubato a qualcuno che meritava di più.

In tutto questo dispiace per Fiore, film bellissimo che meritava di più di vincere una statuetta sola e solo nella categoria in cui aveva un nome pesante (Miglior Attore Non Protagonista, Valerio Mastandrea), ma soprattutto dispiace per Liberami che nella categoria Miglior Documentario è stato superato dalla ruffianeria di Crazy for Football. È evidente che, come per gli Oscar, il problema principale in certe categorie è che non tutti i giurati hanno visto tutti i film e che per vincere la cosa più importante è quindi farsi vedere. Ma che un film come quello di Federica Di Giacomo, così importante, divertente, bello, assurdo, potente, tradizionale e innovativo al tempo stesso, uno che per giunta vanta anche la vittoria della sezione Orizzonti di Venezia e che di certo ricorderemo per decenni, abbia dovuto cedere il passo ad un’opera estremamente più convenzionale e dall’appeal facile facile è davvero (scusate il termine, davvero) “scandaloso”. Forse per alcune categorie sarebbe auspicabile una giuria ristretta. Gli Oscar in certi casi lo fanno, non c’è da vergognarsene.