Due sorelle, un re, uno scisma: su Netflix, il duo Portman-Johansson nel dramma che cambiò l'Inghilterra
"L'altra donna del re" su Netflix: il dramma storico con Natalie Portman e Scarlett Johansson sulla rivalità tra le sorelle Boleyn che portò allo scisma anglicano.
Ci sono momenti nella storia in cui le dinamiche private di poche persone finiscono per scardinare equilibri politici e religiosi che sembravano inamovibili. L'Inghilterra del XVI secolo ne è l'esempio perfetto: bastò l'ossessione di un sovrano per un erede maschio, combinata con l'ambizione di una famiglia aristocratica in ascesa, per provocare uno scisma che avrebbe ridisegnato i confini del potere in Europa. Questa vicenda, intrisa di passione, calcolo e tradimento, è al centro de "L'altra donna del re", dramma storico disponibile su Netflix che trasforma le cronache di corte in un racconto viscerale sulla natura del desiderio e del potere.
La trama si snoda attorno alla corte di Enrico VIII, interpretato da Eric Bana come un uomo impulsivo, frustrato, ossessionato dall'idea di garantire la continuità della dinastia Tudor attraverso un erede maschio. La moglie Caterina d'Aragona non è riuscita a dargli il figlio tanto desiderato, e questo fallimento biologico si trasforma in una questione di Stato. È in questo contesto che la famiglia Bolena, guidata da un padre ambizioso e da uno zio politicamente scaltro, decide di giocare le proprie carte puntando sul fascino delle due figlie.
Maria viene inizialmente presentata a corte come potenziale amante del re. Dolce, ingenua, poco avvezza ai giochi di potere, si ritrova rapidamente coinvolta in una relazione che non ha cercato ma che la sua famiglia considera un investimento strategico. Scarlett Johansson costruisce un personaggio dalle sfumature delicate, capace di trasmettere il disagio di chi si sente strumento prima che persona. Maria diventa l'amante del re, gli dà persino un figlio, ma resta nell'ombra, priva del titolo e del riconoscimento che potrebbero cambiare davvero le sorti della sua casata.
Il film non si propone come ricostruzione storica rigorosa. Philippa Gregory stessa ha dichiarato più volte di aver preso libertà narrative rispetto ai fatti documentati, privilegiando la dimensione emotiva e drammatica. Alcuni storici hanno contestato la cronologia degli eventi, il carattere dei personaggi, persino il ruolo reale di Mary Boleyn nella vicenda. Ma questo approccio permette al racconto di concentrarsi su ciò che davvero interessa: il costo umano dell'ambizione, il sacrificio dell'identità sull'altare del potere, la fragilità dei legami affettivi quando vengono piegati agli interessi politici.
La rivalità tra le due sorelle diventa il cuore pulsante della narrazione. Inizialmente unite, seppur diverse, Maria e Anna si trasformano progressivamente in rivali. La competizione non è solo per il re, ma per il controllo della propria vita, per il diritto di scegliere, per la sopravvivenza in un mondo che tratta le donne come pedine su una scacchiera.
La dimensione storica si intreccia costantemente con quella personale. Lo scisma anglicano, che Enrico VIII provocò per poter divorziare da Caterina d'Aragona e sposare Anna Bolena, non viene raccontato come evento teologico o politico, ma come conseguenza diretta di un capriccio trasformato in ossessione. Il re rompe con Roma, si proclama capo della Chiesa d'Inghilterra, scatena tensioni che dureranno secoli, tutto per poter chiamare "regina" la donna che desidera. È un esempio perfetto di come le grandi svolte della storia nascano spesso da motivazioni sorprendentemente intime.