Festival di Venezia 2011: il commento
[Venezia 2011] Si conclude la 68esima edizione del Festival di Venezia, che quest'anno abbiamo documentato come mai prima d'ora. Ecco un commento sui premi!
Che il Faust di Sokurov fosse un film come non ne escono ogni anno era evidente da subito, fin da quell’apertura a volo d’uccello tutta digitale su una cittadina immersa nei monti che sembra uscire da un Signore degli Anelli diretto dal lato oscuro di Zemeckis. Invece, che si trattasse anche di un’opera nell’orbita dei gusti di un presidente di giuria come Darren Aronofksy era un’ipotesi probabile che si è rivelata vera.
La coppa Volpi l'astro nascente (ma non giovanissimo) Michael Fassbender l'ha soffiata, a suo dire, al Gary Oldman della Talpa. E ancora una volta, infine, la recitazione asiatica viene premiata con un riconoscimento femminile: a portare a casa la coppa è infatti Deanie Yip, straordinaria domestica-mamma del bellissimo A simple life (questo sì un film che il pubblico potrebbe amare alla follia). In un festival su cui non gravasse l’ingombro di un’opera così fuori da qualsiasi media come Faust, il bel film di Ann Hui avrebbe di certo preso un premio più decisivo che ad ogni modo merita, l’abbia ricevuto o meno.
Lasciano decisamente più perplessi il premio speciale della giuria a Terraferma di Crialese e il Leone d’Argento per la miglior regia al film a sorpresa, People Mountain, People Sea.
Il secondo, invece, è un film diretto con mano sicura ma senza personalità, espressione canonica di un certo modo di fare cinema autoriale tipico delle più recenti generazioni cinesi, molto attento alla composizione dell’immagine e al sonoro, ma poi totalmente addormentato quando si tratta di dare un ritmo al montaggio o una struttura alla storia. Incomprensibile.
Inappuntabile invece è il premio agli attori emergenti, i due ragazzi di Himizu che con le loro urla, le loro continue cadute nello stagno, le loro corse in apprensione e le botte che prendono danno vita all’ennesimo delirio di Sion Sono.