Il primo episodio di I Simpson ad affrontare l'Islam
Un argomento che non è come gli altri in un periodo che non era come gli altri costringe I Simpson ad andarci leggeri con l'Islam trovando un'altra vittima
Questo articolo è parte della rubrica Tutto quello che so dalla vita l’ho imparato da I Simpson in cui ogni settimana rivediamo, raccontiamo e celebriamo i 50 episodi della serie che riteniamo più significativi.
MyPod d'ottone e manicotti di dinamite, I Simpson e l'islam - I Simpson, Ventesima stagione, episodio 7
IMPIEGATO MAPPLE: “Vedo che sta ammirando il nostro MyCube: è alimentato dai sogni e funziona ad immaginazione”.
HOMER: “Cosa fa?”
IMPIEGATO MAPPLE: “Dovrebbe chiedere a se stesso: cosa posso fare io per lui?”
HOMER: “Ok cosa posso fare per te, ti prego ti supplico!”
IMPIEGATO MAPPLE: “Signore non è acceso”
HOMER: “Ma è illuminato!”
IMPIEGATO MAPPLE: “La luce conferma che è spento”

A tutti gli effetti I Simpson appaiono atei e anticlericali. Eppure più volte (specie nelle prime stagioni) Homer parla con Dio (rappresentato come un gigante di cui non vediamo la faccia), più volte il percorso di Bart è quello di espiazione di una colpa, piccole odissee da martire dalle quali uscire purificato. Senza contare che in una puntata vende la sua anima sudando sette camicie per recuperarla. Come sempre non sono in singoli e le loro credenze ad essere canzonati, ma le istituzioni. E più pompose sono, più sono prese in giro. Questo è vero soprattutto per il cristianesimo, che è la vittima numero 1, ma occasionalmente lo vediamo replicato con l’ebraismo o l’induismo. Le religioni organizzate e soprattutto le organizzazioni delle religioni sono ridicole, non troppo diverse nelle loro interazioni dalle sette o dai culti inventati come i Movimentariani. Tutto tranne l’Islam, mai toccato dalla serie fino alla ventesima stagione (cioè il 2008).


Lo spunto serve a portare i Simpson nel centro commerciale in cui Lisa vede la sua chiesa, un nuovo Mapple Store, parodia evidente della Apple, in cui una persona come lei ha il suo Dio, Steve Mobbs. Un’altra religione, una non ufficiale, che ha dietro di sé un’organizzazione e un sistema finalizzato a tutt’altro. Lisa è esaltata al solo stare lì dentro (“È tutto così sterile!”), esaltata dalle possibilità e dalla retorica sulla creatività e la speranza. La maniera in cui i ministri della Mapple parlano e il modo in cui poi viene guardato il leader (Chief Imaginative Officer) nel suo messaggio ai fedeli è calcato sui culti pagani. Di fatto è una religione la cui ipocrisia è solo più evidente di quella delle vere religioni. Quando Bart organizza uno scherzo e lo doppia facendogli insultare i fedeli e confessare di aver urinato su ogni singolo device venduto (oltre che confermare leggende metropolitane sul fatto che Microsoft e Apple siano in realtà alleate), verrà trattato esattamente come un eretico da bandire, con violenza e repressione. Lisa intanto ha avuto un myPod da Krusty che non lo usa più e così può coronare il suo sogno di essere parte della comunità fedele di Mobbs.

Già nel loro primo incontro in casa Bart nota che la carne di agnello come cucinata da loro è buonissima, Homer poi sarà stupito dalla cortesia ed educazione di Bashir. Questa nuova famiglia è perfetta e lo sarà fino alla fine di una puntata che non farà che aumentare complimenti e descrizioni positive di qualsiasi cosa li riguardi. Non è normale per I Simpson ma non era normale il periodo in cui è stata scritta. La puntata era infatti figlia dei primi 6 anni post 11 Settembre e figlia soprattutto della necessità di trovare un modo di raccontare l’Islam. Era stato Mark I. Pinsky ad aver messo la pulce nell’orecchio dello staff di sceneggiatori nel 2000 in occasione della scrittura del suo libro The Gospel According to The Simpsons (Il vangelo secondo I Simpson), quando li contattò per capire come mai non ci fossero state puntate sull’Islam mentre ce n’erano state per le altre principali religioni. La risposta fu molto generica, “Non ne sappiamo abbastanza”. Solo un anno dopo sarebbe cambiato tutto, i musulmani sarebbero diventati i nemici della nazione (nella narrazione popolare) e molti show televisivi avrebbero cercato di raccontare le differenze tra terroristi e fedeli per attenuare l’odio sociale. Ci vorranno comunque 7 anni per l’arrivo di questo episodio.

Lisa infatti è diventata popolare di colpo grazie al suo nuovo MyPod su cui guarda un episodio in esclusiva di Grattachecca e Fichetto o ascolta Miles Davis. Solo che la bolletta che gli arriva è salatissima, (200$ da pagare per 212 canzoni scaricate). Il culto ha sempre un prezzo da pagare. Parallelamente Boe, che come al solito rappresenta la parte peggiore della società con le sue paure che strisciano sottili e il suo odio pronto ad esplodere, sobilla Homer contro la nuova famiglia musulmana facendogli vedere in tv una rappresentazione di finzione di un musulmano terrorista che pare una puntata di 24 (altra serie in onda su Fox, dalla quale quest’episodio prende un’attrice come doppiatrice, Shohreh Aghdashloo). Il piano di Boe, Lenny e Carl è di invitare la famiglia di Bashir a casa per fargli confessare di essere attentatori.

È insomma una puntata complicatissima da scrivere mantenendo l’anima cattiva e ipercritica della serie, una affidata a Marc Willmore, sceneggiatore entrato nel team nel pieno della terza fase di I Simpson, cioè nella tredicesima stagione, e arrivato a scrivere forse la puntata migliore di quegli anni, Se mi ubriaco ti cancello. Era entrato nella squadra nella maniera più strana, partecipando ad uno scherzo ad un altro sceneggiatore, Matt Selman, in cui si era finto il sindaco di East St. Louis, arrabbiatissimo per una battuta contro la città presente in un episodio. Poco dopo avrebbe scritto il suo primo episodio che come spesso avviene è un segmento di La Paura Fa Novanta.
A lui viene affidata la patata bollente che gestisce cercando di trovare ogni volta un sostituto che si prenda la critica o colpendo epifenomeni dell’Islam. Come ad esempio la rappresentazione Disney di Aladdin, che niente ha di islamico se non l’iconografia del medio oriente. Prendono in giro un prodotto totalmente americano per prendere in giro in sicurezza la religione. E tanto basta.

Homer infatti vola sul tappeto volante e incontra il genio disegnato come quello di Aladdin (e doppiato dal doppiatore di Homer, Dan Castellaneta che era anche il doppiatore del genio in tutti gli sfruttamenti successivi al film), il quale afferma di voler distruggere la sua civiltà e in una serie di mosse assurde trasforma prima una chiesa in una moschea e poi sostituisce tutti i dischi di un negozio di dischi con quelli di Cat Stevens (diventato notoriamente musulmano). Di nuovo un artista americano preso in giro per prendere alla larga la presa in giro dell’Islam e non mancare di rispetto.

Convinto che il padre di Bashir stia per far saltare in aria il centro commerciale Homer corre a salvarlo ma nel portare fuori la dinamite la butta nel fiume e questa così esplode sotto ad un ponte. Dovrà scusarsi e tutto finirà a tarallucci e vino con Marge che dice a Lisa di aggiungere la famiglia di Bashir nella lista di quelle a cui mandare gli auguri di Natale (“accanto ai nostri amici ebrei” mormora per non farsi sentire), cosa che fa ridere non solo perché Marge manda auguri di Natale a famiglie di altre religioni ma perché si vergogna di avere amici ebrei di fronte ai suoi amici musulmani. Per l’ultima volta, una gag che in altri casi avrebbe preso di mira l’Islam è deviata su un altro bersaglio.

A dimostrazione del vero spirito che anima tutto l’episodio però la puntata si chiude con la vera critica alla religione, cioè con l’odissea di Lisa che, scoperto il debito che non può saldare con la Mapple, si reca alla sede centrale (in fondo al mare) a bordo di un sottomarino a forma di presa USB a parlare con il suo creatore. Lì scopre che come sempre le istituzioni non sono quello che dicono di essere e non hanno niente di tutto quel che promettono. “Il nostro vero slogan non è Think Different ma Nessun rimborso” gli dice Steve Mobbs “Può aprire il suo Mapple menù e cliccare sulla barra della compassione?” chiede invece una Lisa in lacrime e alla fine Mobbs, compassionevole, le offrirà di lavorare per loro per saldare il debito. È una pena eccezionale, Lisa deve distribuire volantini che dicono “Think Different” agli angoli delle strade, massimo del pensiero omologato spacciato per il massimo di quello originale.
