Otto voci nella testa, due persone al tavolo: il film italiano che spiega perché l'amore è così difficile
Questo film di Paolo Genovese porta sullo schermo le voci interiori durante un primo appuntamento. Analisi del film con Edoardo Leo e Pilar Fogliati.
Paolo Genovese ha preso un intero teatro interiore e lo ha portato sullo schermo con FolleMente, una commedia romantica su RaiPlay che non racconta solo un incontro tra due persone, ma svela l'affollata, rumorosa, contraddittoria assemblea che si tiene nelle loro menti. Il film, uscito nel 2025, ha una premessa audace: trasformare le voci interiori in personaggi fisici. Piero, interpretato da Edoardo Leo, è un insegnante di storia e filosofia quarantenne, reduce da un divorzio e padre di una bambina. Nella sua testa convivono quattro versioni di sé stesso: Romeo, il sognatore incurabile che crede ancora nell'amore; Valium, il paranoico che vede pericoli ovunque; Eros, il maschio alfa ingrifato pronto all'attacco; e il Professore, la voce della razionalità che cerca di tenere tutto sotto controllo.
La scelta di Genovese di ambientare l'intera storia in un unico appartamento non è casuale. È una decisione che richiama la sua opera più celebre, Perfetti sconosciuti, quel fenomeno del 2016 che ha conquistato pubblico e critica con una sceneggiatura serrata, intelligente, costruita attorno a un tavolo e a una cena. FolleMente replica quel dispositivo claustrofobico, ma lo ribalta: qui il conflitto non nasce dai segreti degli smartphone, ma dalle battaglie silenziose che si combattono dentro le teste dei protagonisti. La critica si è divisa. Alcuni spettatori hanno apprezzato l'originalità e la leggerezza, definendolo "intelligente" e "una bella sorpresa". Altri lo hanno trovato "deludente", lontano dai fasti di Perfetti sconosciuti. C'è chi ha notato la natura teatrale della sceneggiatura, una caratteristica che non tutti hanno gradito: ambientare un film di quasi due ore in un solo set richiede ritmo, dialoghi brillanti, una regia che tenga alta l'attenzione.
Eppure, nonostante i difetti, c'è qualcosa di onesto in questo film. La decisione di mettere in scena il caos interiore, di dare corpo e voce alle contraddizioni che tutti viviamo, è un gesto coraggioso. Perché ammettere che dentro di noi non c'è una sola persona, ma una folla rumorosa, è un atto di verità. E forse è proprio questo che Genovese voleva raccontare: che l'amore non è mai semplice, non perché l'altro sia complicato, ma perché noi stessi siamo un campo di battaglia. FolleMente (che sembrerebbe ispirato a insideOut) non è un capolavoro, ma è un esperimento riuscito a metà. Un film che vale la pena vedere se ami il teatro portato sullo schermo, se ti diverti con le commedie corali, se riconosci nelle voci interiori dei protagonisti qualcosa di te. E se, almeno una volta nella vita, ti sei chiesto perché diavolo sia così difficile dire la cosa giusta al momento giusto durante un primo appuntamento.