Roma 2015 - James Vanderbilt racconta Truth: "anche Cate Blanchett era eccitata all'idea che ci fosse Robert Redford"
Dietro le quinte di Truth il regista e sceneggiatore James Vanderbilt ci racconta come ha scelto il cast e che punto di vista ha deciso di adottare
Alla Festa del cinema di Roma l’abbiamo incontrato per capire quali fossero le intenzioni, dove era indirizzata la sua curiosità e quanto del film sia stato condizionato in fase di produzione.
JAMES VANDERBILT: Quei documenti incriminati ad oggi ancora non possono essere considerati nè veri nè falsi, è impossibile provarne l’autenticità. Le accuse a Mary Mapes [la protagonista ndr] uscirono ancora prima che l’episodio finisse di essere in onda, evidentemente c’era anche qualcuno di “condizionato”. Come regista però mi interessa proprio il suo essere un mistero che non si può risolvere, del resto era così anche per Zodiac [che Vanderbilt ha scritto ndr]. Il libro di Mary è certamente stato il mio punto di ingresso nella storia, lei è davvero un gran personaggio, una donna al massimo della sua carriera che possiamo guardare crollare. Inoltre trovo molto interessante il processo con cui si fanno le notizie e quale sia in tutto questo la funzione del broadcaster.
Il film però si chiamerebbe Truth, “verità”....
La velocità con cui internet ha colpito questa storia è quella che viviamo oggi. Il giornalismo è una professione incredibile ma non ben pagata, una vocazione importantissima.
Film come questo o Spotlight, ma anche la serie Newsroom, mostrano redazioni integerrime a caccia di una verità obiettiva. Si tratta di una reazione al fatto che oltre redazioni oggi sono apertamente schierate?
JV: Non so. Quando ero più giovane avevo la sensazione che i miei punti di vista fossero messi alla prova dal giornalismo ma questo c’è sempre di meno perché oggi i media cavalcano le nostre opinioni, cosa che in un certo senso è un problema. Io sono cresciuto con gente come Dan Rather [protagonista del film ndr.] mentre ora ci sono molti punti di vista e molte voci, non direi mai che avere molti punti di vista sia un male ma credo che sia diverso e ci stiamo adattando alla tecnologia. Ora dopo dieci anni possiamo capire quell'incidente, capire come sia andata, forse tra dieci anni potremo capire questi anni.
JV: Non credevo che Cate Blanchett avrebbe mai accettato perche arrivava da un Oscar e io sono un esordiente, invece ha accettato subito, poi ho scritto una lettera lunghissima a Robert Redford e lui mi ha addirittura chiamato a casa: "Ehi Jamie sono Bob Redford" mi sono sentito male. Spesso gli attori che sono i tuoi eroi non sono all’altezza di quel immagini ma loro si. Loro non si erano mai incontrati ed erano eccitati all’idea di lavorare insieme ma più di tutti io e Cate eravamo eccitati all’idea di lavorare con Redford, tutti sono fan di Bob. Guardarli lavorare insieme e ascoltarsi è stato fantastico.
Ma quella parte l’avevi proprio scritta per Redford no?
Quello poi fu uno dei primi casi in cui internet si mobilitava….
JV: Si e credo che il tipo di critiche che Mary ha ricevuto siano arrivate soprattutto perché è una donna. I commenti che si vedono nel film sono tutti veri commenti e come si capisce subito venen presa di mira la sua sessualità, il suo look e la sua desiderabilità. Non credo che gli attacchi sarebbero stati quelli se fosse stata un uomo. E poi quello è un ambiente molto dominato dai maschi, uno in cui lei era arrivata in cima, anche per questo molto di quello che l’ha colpito era dovuto al sesso.