Un weekend in famiglia diventa in un interrogatorio esilarante, in questo film su Netflix con Zoe Saldaña
Indovina chi con Ashton Kutcher, Zoe Saldaña e Bernie Mac torna su Netflix: la commedia del 2005 sul conflitto razziale che funziona meglio oggi. Analisi e curiosità.
Conoscere i genitori della persona che ami è già abbastanza stressante. Immagina di scoprire, all'ultimo momento, che tuo suocero non sa nemmeno che sei bianco. E che quando lo scopre, decide di trasformare il weekend familiare in una prova di resistenza psicologica degna di un reality show particolarmente sadico. Indovina chi, la commedia del 2005 con Ashton Kutcher, Zoe Saldaña e Bernie Mac, quasi vent'anni dopo la sua uscita, è tornata prepotentemente nella top 10 di Netflix Italia. Un risultato curioso per un film che all'epoca divise la critica, ma che oggi viene riscoperto per il modo in cui maneggia il conflitto razziale dentro una classicissima commedia familiare americana.
Simon Green è un brillante broker finanziario che, nel giro di pochi giorni, perde il lavoro e si ritrova costretto ad affrontare un altro momento decisivo: conoscere i genitori della fidanzata Theresa. Il vero problema, però, è che lei ha dimenticato di dirgli un dettaglio fondamentale: il padre non sa che Simon è bianco. Percy Jones, interpretato da Bernie Mac, è convinto di avere sempre tutto sotto controllo. Uomo d'affari di successo, padre iperprotettivo e ossessionato dall'idea di difendere la propria famiglia, trasforma il weekend del venticinquesimo anniversario di matrimonio in un interrogatorio continuo ai danni del futuro genero.
Percy, orgoglioso delle proprie origini afroamericane e diffidente nei confronti di questo ragazzo che non corrisponde affatto alle sue aspettative, inizia a mettere Simon sotto pressione con domande imbarazzanti, battute sarcastiche e continue prove nel tentativo di capire se sia davvero l'uomo giusto per sua figlia. Kutcher gioca qui con la sua immagine di bravo ragazzo americano, trasformandola nel bersaglio ideale delle paranoie di Percy. Cerca disperatamente di conquistare la fiducia della famiglia Jones, ma una serie di equivoci, tensioni e incidenti rende la situazione sempre più complicata.
Dietro le gag e il tono da commedia mainstream, Indovina chi lavora però su un tema preciso: quanto il pregiudizio cambi forma senza mai sparire davvero. Il film è un remake libero di Indovina chi viene a cena, il classico del 1967 con Spencer Tracy, Katharine Hepburn e Sidney Poitier. La differenza decisiva è che qui il ribaltamento razziale non serve solo come provocazione narrativa: serve soprattutto a mostrare quanto il pregiudizio cambi linguaggio a seconda di chi detiene il controllo della situazione. All'epoca Ashton Kutcher aveva proposto un'idea diversa per il suo personaggio: renderlo ebreo, così da aggiungere un conflitto religioso con la famiglia della fidanzata. La produzione scelse però di abbandonare quella linea narrativa per concentrare tutto il film sul tema razziale.
Zoe Saldaña, protagonista di un altro film di successo su Netflix, interpreta Theresa Jones, la figura che tiene insieme due mondi destinati continuamente a scontrarsi. Molto prima di diventare una superstar globale con Avatar, Guardiani della Galassia, Operazione speciale: Lioness e Emilia Pérez, l'attrice porta già qui una presenza capace di spostare il tono delle scene senza bisogno di grandi monologhi. Judith Scott interpreta Marilyn Jones, moglie di Percy e unico personaggio che riesce davvero a vedere il caos familiare con lucidità, funzionando come contrappeso razionale alle paranoie del marito.
Indovina chi funziona meglio oggi di quanto funzionasse nel 2005. All'epoca venne percepito come un remake troppo leggero del classico con Sidney Poitier. Riguardato oggi, invece, mostra una satira razziale più interessante proprio perché nascosta dentro una commedia mainstream. Trattandosi di un prodotto destinato a un pubblico ampio, il film sceglie sempre la leggerezza e l'intrattenimento, limitando inevitabilmente la profondità di alcune riflessioni. Tuttavia, dietro il tono spensierato emerge una riflessione piuttosto evidente sui pregiudizi e sulle aspettative sociali, che mette in discussione stereotipi e barriere culturali senza mai diventare pesante o didascalico.