Venezia 70: La Mostra di Venezia parte con arroganza cinefila
Con meno film, meno comerciali, meno italiani ma più lunghi e più insoliti di quello a cui siamo abituati quest’anno la Mostra dichiara apertamente che quel che non c’è è brutto...
Alberto Barbera non ha mezze misure, almeno quando parla con la stampa, ed è uno dei pochi direttori di festival a permettersi di dire che film avrebbe voluto ma non è riuscito ad avere (Twelve years a slave, come immaginavamo un po’ tutti) e a dichiarare che tutto quanto c’era di papabile e non è stato preso è, semplicemente, brutto. Compresi i film italiani.
Ci vuol coraggio perchè domani inizia il festival e sarà sotto gli occhi di tutti cosa invece sia quel bello che il comitato di selezione ha trovato ed è riuscito a mettere insieme.
Ci sono non poche sorprese nella selezione e l’apertura dei giochi che formalmente spetta a Gravity (il classico filmone, quello che andrà bene anche se dovesse essere incolore) sarà preceduta da un azzardo anche maggiore, L’arbitro, già di per sè una dichiarazione d’intenti.
Infatti di 155 titoli italiani visionati (questa la statistica divulgata dallo stesso direttore) quelli selezionati paiono non i più scontati nè i più raccomandati, anzi. Il resto “sono raffazzonati” dice Barbera. Gli si può dare torto?
Insomma Barbera non ha di certo puntato sul sicuro, ha preso meno film rispetto ai predecessori, ha asciugato la selezione e non ha tenuto necessariamente i più commerciali. Qualche nome di richiamo preso più per l’attrattiva che per il film ci sarà sicuramente (che diamine! E’ pur sempre uno dei festival più importanti del mondo!) ma la quantità impressionante di opere la cui durata supera le 3 ore la dice lunga.
Per dirla in parole povere chi decide di mettere in concorso il nuovo film di Terry Gilliam con Jesse Eisenberg e Christoph Waltz e poi sostiene di aver scartato i film brutti pone da solo la propria testa sul piatto. Già l’anno scorso Barbera l’aveva fatto e l’esito era stato di non facile giudizio, la mostra non aveva brillato di una luce eccezionale (ricordiamolo però, spesso è semplicemente colpa dei film che sono disponibili, non sempre ci possono essere prati di capolavori da cui cogliere) ma le scelte fatte erano sembrate forse le più sensate.
Quest’anno, prima ancora di cominciare a vedere i film, sembra che il rischio sia raddoppiato, sembra che la Mostra non voglia venire incontro a nessun pubblico generalista ma fare quel lavoro di selezione, scoperta e messa in risalto del meglio che gli compete.