La recensione di Le Deuxieme Acte di Quentin Dupieux, film di apertura di Cannes

Quando Dupieux ha iniziato a fare film aveva la forza della sua originalità e di un atteggiamento sfrontato contagioso. Meno quella dell’umorismo (che era più infantile che affilato) e meno quella della narrazione attraverso la regia. Ora, più di quindici anni dopo, invece padroneggia una tecnica sopraffina. I suoi film non sono sempre convincenti e, ancora peggio, anche quando lo sono molto raramente lo sono fino alla fine; vivono di spunti e inizi folgoranti ma fanno una fatica impossibile da arrivare alla fine, come se il suo autore se ne disamorasse con il passare dei minuti e stesse già pensando ad altro. Tuttavia i due pianisequenza che aprono Le Deuxième Acte sono dei momenti di cinema da vero maestro, dialoghi tra personaggi in cui ogni scelta (la regia è questo: scelte) è eccezionale. Camminano nella campagna, in una giornata un po’ piovosa, sono inquadrati di tre quarti con un carrello che indie...