30 anni dopo Pretty Woman è un film impossibile da rifare
Due modi di vedere il mondo rendono Pretty Woman bello se contestualizzato nei suoi anni ma impossibile da rifare oggi
Nonostante si basi su una storia molto più vecchia del film (quella di My Fair Lady e del mito del pigmalione), nonostante sia uno degli incassi più grandi per la Disney (il suo maggiore se si considerano solo i film Rated R, cioè vietati ai minori di 17 anni, e difatti proposto sotto il banner Touchstone) e a tutt’oggi sia una continua fonte di ascolti televisivi, un mito che non muore e il film più importante delle carriere di Richard Gere e Julia Roberts, lo stesso oggi è una produzione impensabile.
Il film è invecchiato bene ma i suoi elementi di successo sono un concentrato di tutto quello che è cambiato nella rappresentazione della donna e del capitalismo.
"It's alla about the money"[/caption]La prima scena, quella che apre il film, non è una che ci illustra i protagonisti, non è una che introduce New York, né una che mostra la prostituzione, è un prestigiatore che gioca con delle monete e le moltiplica con abili trucchi sottolineando con la voce che “si tratta sempre di una questione di soldi”. Tutto il film è una questione di soldi, non tanto una storia di cosa faccia il denaro agli esseri umani (che sarebbe di certo più critica) ma una storia di cosa gli esseri umani debbano fare per meritare il denaro. Contrariamente alla vulgata che vuole Pretty Woman come una Cenerentola moderna, non c’è niente di quella favola, non c’è cioè nulla della storia di una ragazza nobile e ricca decaduta che ritrova uno status importante incontrando in modi rocamboleschi un principe. C’è invece la storia di una ragazza senza soldi che incontra rocambolescamente una specie di principe ma deve lavorare sodo per meritarsi quei soldi, come mostra la scena dello shopping in cui, vestita com'è non viene ritenuta adeguata a comprare in certe boutique.
Solo dopo un make-up non da poco il film è partito sul binario che l’ha reso un successo, ovvero come possa una persona povera, che ha avuto un’occasione fortunatissima, meritarsi quel denaro, imparare a viverlo, imparare ad essere degna di un altro rango sociale. Solo dopo l’incontro con Gere e l’evidente chimica tra i due il film ha avuto il suo finale positivo.
Eppure nella coppia è solo lei a muoversi, solo lei ha un arco narrativo, solo lei ha difficoltà da superare, Richard Gere, più che altro sta fermo: “In questa coppia c’è una persona che fa e una che non fa, indovina quale sei tu?” disse Gary Marshall a Richard Gere dopo i primi giorni di riprese per spiegargli che non stava interpretando bene il personaggio, che era troppo dinamico e troppo attivo.

Ribaltando per un momento la prospettiva e immaginando che sia Edward, cioè Richard Gere, il protagonista, Pretty Woman è la storia di come un ricco abbia acquistato il suo bene più prezioso. Lungo tutto il film ci sono innumerevoli scene in cui la guarda come si guarda un oggetto, un quadro o qualcosa da bramare. Mentre vediamo dei primi piani di lui (stretti, che inquadrano il volto e sottolineano come stia guardando) i controcampi sono del corpo a figura intera di lei. La scena della fellatio non mostrata davanti alla tv è la più clamorosa ed evidente, ma è una modalità di rappresentazione dello sguardo che si ripete lungo tutto il film. In effetti è lo sguardo del film su Julia Roberts. Quando non godiamo con lei per il fatto che ha disponibilità di denaro e frequenta ambienti altolocati, godiamo con lui nel vedere lei, nell’averla acquistata aprendole le porte di un mondo di ricchezza.
https://www.youtube.com/watch?v=VboEH2dHfLo