Anatar è qua-si una buona idea
Anatar prova a resuscitare la parodia italiana ma ci riesce solo a tratti, nonostante l’idea sia talmente assurda che non si può non premiarla
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Viene presentato come un mockbuster, un film “alla Asylum”, una parodia a basso costo di un blockbuster famoso – in questo caso, ovviamente, Avatar. In realtà però Anatar ha radici più antiche e anche più nobili: è un tentativo di resuscitare le parodie all’italiana, Franco e Ciccio, Attila flagello di Dio, e più di recente certe follie tipo Il silenzio dei prosciutti o Chicken Park. Cinema assurdo che nessuno in Italia fa più da tempo perché richiede(va) budget più consistenti di quanto si volesse normalmente concedere a un film comico. E quindi anche cinema senza target o quasi: chi oggi andrebbe in sala a vedere una parodia di Avatar prodotta in Italia e senza neanche un grosso nome coinvolto?
È già da questo primo dettaglio che si capisce che Anatar è un film d’altri tempi, che guarda a modelli di venti, trenta, quarant’anni fa e prova a replicarli nella maniera più fedele possibile. Le uniche concessioni alla modernità sono nella recitazione di un paio dei protagonisti, figli più di Boris che di Abatantuono, ma per il resto Anatar non sembra un prodotto del 2023 (al netto del franchise di riferimento, ovviamente). Anche perché è un film comico, una parodia, ma non ha nulla di postmoderno, meta-cinematografico o autoconsapevole; è un’assurdità, che però si prende molto sul serio nel suo essere assurda.
La storia è prevedibile e bellissima insieme. Gli Anatar sono un popolo di anatre antropomorfe turbocapitaliste che hanno distrutto il loro pianeta Anat con l’inquinamento. Gli Anatar si sono quindi messi in viaggio in cerca di un nuovo pianeta da colonizzare, e hanno trovato Pandoro, un luogo ricco di mele, che si possono vendere al mercato nero spaziale per finanziare una nuova colonia. Su Pandoro vivono però degli umani un po’ primitivi (che in questo caso sono degli italiani un po’ medievali): come fare a impadronirsi del pianeta senza sterminarli? Per trovare un accordo, gli Anatar spediscono la principessa Avia sulla superficie di Pandoro, e grazie al potere della scienza le donano un corpo umano, con il quale l’ex anatra dovrà imparare a convivere. Riuscirà a convincere il padre, e il cattivissimo ammiraglio Dark Feather, a non sterminare la popolazione di Pandoro?
Anche alcuni dei momenti slapstick basati sul fatto che la principessa Avia è un’anatra che deve imparare a essere umana strappano un sorriso, principalmente perché le anatre fanno spesso cose buffe che diventano ancora più buffe se a farle è un essere umano. Ci sono persino un po’ di Monty Python in un paio di figure di contorno (una su tutte il sindaco Crap), e soprattutto il primo atto è a tratti esilarante. Poi però Anatar si perde con il tempo, si incarta concentrandosi troppo sulla relazione tra Avia e Germano, il genio locale convinto che Pandoro non sia piatto ma semisferico, e si dimentica per strada un po’ troppe battute. Per cui si arriva alla fine con un po’ di stanchezza addosso, e la sensazione che si potesse fare di più con un po’ di brillantezza extra in fase di scrittura.
Resta però il fatto che Anatar è un progetto che non ha senso di esistere nel 2023, e questo gli fa automaticamente guadagnare parecchi punti: c’è stato un periodo nel quale eravamo bravissimi a far ridere prendendo in giro le opere altrui, e sarebbe bello tornare a provarci oggi che il cinema italiano sembra avere più idee e più soldi che mai. Anatar ci prova – con tutti i suoi limiti di budget e creativi, ma ci prova, e chissà che al prossimo giro non ci riesca pure.