Come ha fatto la Pixar a diventare marginale?
Con il flop di Elemental si apre una nuova stagione: quella della ricerca delle ragioni. Perché la Pixar ha perso il polso del suo pubblico?
C’è stato un tempo in cui ogni opera Pixar arrivava in sala accolta come il film d’animazione più importante dell’anno. L’anno dopo ancora. E quello successivo anche. Facevano soldi, vendevano giocattoli e portavano sempre un passo in avanti ciò che si poteva fare con l’animazione a computer. L’età dell’oro.
Ha preso le redini in un momento storico in cui anche i progetti degli studi più solidi e consolidati sono andati gambe all’aria. Ci fu la pandemia, ma anche l’aumento della concorrenza. Sia quella esterna che quella interna con i Walt Disney Animation Studios, supervisionati da Lasseter stesso, che avevano infilato una serie di hit una dietro l’altra.
La tensione già alta andò alle stelle quando, durante, ma soprattutto dopo lo stop alle uscite cinematografiche per il Covid-19, Disney “sacrificò” i film Pixar concedendogli l’uscita esclusiva su Disney Plus. Per gli analisti era un modo per dare lustro alla piattaforma. Creò però del malcontento tra gli animatori che appare ancora non del tutto sfogato.
Che cosa sta succedendo alla Pixar?
Lo studio di Emeryville ha impostato il suo flusso di lavoro come un ecosistema creativo molto delicato. In quanto tale infatti è anche piuttosto fragile. Lasseter negli anni sulla cresta dell’onda è riuscito a difenderlo dalle pressioni esterne. Il metodo Pixar è fatto di tentativi sottoposti al “braintrust”, un ampio comitato di creativi che mette sotto processo ogni idea. Qualcosa passa, molto altro viene scartato. Così per ogni fase creativa, si crea un dialogo serrato in ogni reparto. Se qualcosa non funziona, si può cambiare regista in corsa, riscrivere, rigirare. Finché questo metodo costosissimo portava più denaro di quanto ne drenava, era facile accettarlo.
L’analista Matthew Belloni l’ha chiamato il paradosso Pixar. Con i flop di Onward ma soprattutto di Lightyear, le cose in Disney sono cambiate. Pare infatti che lasciar fare “la Pixar” alla Pixar non sia più considerata all’unanimità una buona idea nei piani alti. Un tempo ci sarebbe stato un muro, a difesa oggi il team interno allo studio è più che mai diviso. Con la vecchia generazione andata, i nuovi si ritrovano in una spirale da cui è difficile uscire. Servirebbe un successo netto, come ai vecchi tempi, senza però avere più a disposizione budget esorbitanti e soprattutto il tempo.
Il mercato è cambiato?
È veramente colpa della Pixar quello che le sta succedendo o è il vento del mercato che sta cambiando giro? È questa la domanda che si stanno ponendo gli analisti e che Docter deve risolvere al più presto.
I recenti successi di Super Mario Bros. - Il film e Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio sono la conferma che c'è ancora spazio per la fruizione di storie animate sul grande schermo nelle scelte delle famiglie. C'è comunque un problema che potrebbe però non riguardare solo Disney, ovvero la casa più in difficoltà negli ultimi anni (LEGGI QUI TUTTI I DETTAGLI).
Quando il mercato cambia, si può perdere il polso dei desideri degli spettatori. È molto difficile recuperarlo. La Pixar non sarebbe certo la prima a scendere dal treno in corsa senza riuscire a risalirci.
E se l’anomalia fosse stato il successo della Pixar?
Disney Plus per le sperimentazioni, la ricerca e l’innovazione. La sala per i prodotti più sicuri, fatti per il pubblico. Potrebbe essere questa la strategia futura adottata dalla Disney per recuperare terreno. Una nuova collocazione quindi per la Pixar e i Disney Animation Studios che spingerebbe sulle differenti identità evitando una concorrenza diretta.
WALL•E aveva un primo atto muto e angosciante su una terra distrutta. UP parla di un vedovo, la storia con Ellie è estremamente adulta (i due non riescono ad avere un figlio). Inside Out parla di emozioni da un punto di vista di analisi psicologica, arriva a mostrare i processi del subconscio. Toy Story 3 è così drammatico che a qualcuno ha ricordato una metafora dell’olocausto. Insomma: opere complesse, sperimentali. Quando le hanno fatte gli altri studi, sono rimaste in una nicchia. Per avere un colpo d’occhio basta guardare le nomination a miglior film di animazione degli ultimi 20 anni. Insieme al blockbuster Pixar ci sono sempre piccole opere animate di grande valore, spesso conosciute solo da una piccola nicchia di appassionati.
Allora per riuscire a decifrare il mistero dietro alla perdita della magia dello studio bisogna prima sciogliere il più ostico dei nodi. È la Pixar che non è più quella di una volta, o sono gli spettatori che cercano qualcosa di diverso?