Come i film del 2021 hanno raccontato l’anno appena trascorso
Cosa dicono i film del 2021 dell'anno che sta per chiudersi. Viaggi, famiglie e pareti squarciate che lasciano al 2022 un'importante domanda
Un film viene pensato, scritto, diretto, montato in un tempo variabile. Esistono instant movie fatti in fretta e furia, ma la maggior parte delle opere richiede dai due ai tre anni di lavoro, dal momento dell’annuncio all’arrivo in sala. Se è vero che “nessun film è un profeta”, è però sorprendente quanto alcuni temi o storie ricorrenti riescano a raccontare la realtà presente. Anche quando sono messi su carta molti mesi prima.
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Per i film del 2021 il problema sociale non è più il razzismo nascosto che si esprime in tanti piccoli atti di oppressione. I registi hanno osservato nel 2021, prima ancora dei cambiamenti nelle persone, lo sviluppo urbanistico dei quartieri. L’edilizia è il nuovo strumento di oppressione. La gentrificazione raccontata in Candyman è il contesto che permette lo sfociare di orrori sopiti. Edgar Wright in Last Night in Soho ha fatto un discorso molto simile, legando il suo thriller dalla doppia personalità alle due facce di Soho.
La portata è maggiore dello spazio della singola abitazione, ma questa volta molto meno ambiziosa dei film “internazionali” che riguardano problemi di tutto il mondo. La prospettiva è quella della strada, del vicinato, come fatto nella serialità da WandaVision (dove con i poteri magici si crea la propria realtà ideale) e The Falcon and the Winter Soldier (dove convivere con il vicino è più difficile che mai).

Steven Spielberg ha realizzato il suo progetto dei sogni, l’adattamento di West Side Story catturando proprio questa esigenza comunicativa. I nuovi Romeo e Giulietta musicati da Leonard Bernstein fischiettavano nel film del 1961 in una città luccicante. Oggi i Jets e gli Sharks si contendono un territorio in macerie, pronto ad essere tirato a lucido dai ricchi affaristi americani.
I registi che si sono rinchiusi nelle case hanno squarciato i muri per fare entrare l’aria fresca nelle incancrenite storie intime. Nanni Moretti in Tre Piani spacca letteralmente la parete di confine tra l’esterno e l’interno della palazzina in cui si intrecciano vite e drammi. Ci butta dentro una macchina, e da lì parte il film. Roberto Andò, più pacatamente, inizia Il bambino nascosto con una porta lasciata aperta. Un errore (o forse una ricerca di nuovi orizzonti?) che sconvolge la routine di un professore di musica, costretto a ospitare e prendersi cura di un piccolo fuggitivo.
In The Father la casa non è lo spazio sicuro e conosciuto. Cambia seguendo il flusso dei ricordi. Perdere ogni punto di riferimento (per colpa della demenza senile) è una condizione di perenne orrore, come navigare in un mare in tempesta. C’è chi reagisce ritornando bambino, fragile e in cerca di un abbraccio consolatore, e chi si indurisce. L’altra faccia del film di Florian Zeller è infatti Falling, di Viggo Mortensen. Un altro padre, questa volta duro e sboccato, un’altra perdita del ricordo (che grande tema che ha attraversato l’anno!). È un cinema che guarda indietro, che parte dalla fine per comporre una figura completa di uomo, andando a ritroso nel tempo.

Viaggi che nei film del 2021 hanno un valore diverso rispetto a quelli degli anni precedenti. Il messaggio di libertà raccontato da Nomadland è ancora più forte dopo un anno di lockdown. Spostarsi è anche un atto carnale in Scompartimento n. 6 - In viaggio con il destino. Laura è finlandese e vive a Mosca. Da lì parte, quando prende il treno per andare ad ammirare i petroglifi di Murmansk. Nel mezzo c’è di tutto: pentimento, passione e una storia d’amore. E poi tanta sporcizia, umidità, uno scontro continuo di corpi troppo stretti per poter mantenere lo spazio personale, che cedono così all'irresistibile richiamo della vicinanza con altre persone.
Anche ne La vetta degli Dei viaggiare è una ragione di vita, un’ossessione che attraversa tutto il corpo. La carne può ferirsi, congelare, cadere, morire; la voce delle cime è troppo forte per non essere ascoltata. Ci saranno fotografie perdute nella neve, come quelle di One Second che invece sono sotto la sabbia del deserto. Oltre le immagini ci sono però uomini e donne straordinarie che dedicano la propria vita a un proposito incomprensibile per molti.

Forse, ma non totalmente. Perché quest’anno tra le Illusioni Perdute di Balzac e il relativismo della verità di The Last Duel le fake news hanno tenuto ancora banco (lo fanno da anni anche al cinema). Il grido più forte, così forte da essere talvolta stonato, l’ha fatto Adam McKay con Don’t Look Up. E mentre Facebook diventava Meta, con Spider-Man: No Way Home la Marvel è diventata Multi. Più realtà, che aumentano la nostra, ma non la rendono certamente virtuale. No, i film del 2021 hanno ritrovato la concretezza, senza sogni o mondi delle fiabe, la fantasia è ben presente intorno a noi!
La risposta definitiva sulle eredità pesanti la dà però Ghostbusters: Legacy. Non bisogna preoccuparsi troppo, anche in un mondo di fantasmi è giusto guardare al futuro con leggerezza, perché anche chi non c’è più ci aiuterà a sollevare il nostro zaino protonico e a risolvere la situazione. Quando tuto scorre così veloce da farci sentire fragili e mortali, come i giovani-vecchi tanto amati da Shyamalan in Old, non conta il tempo che ci è concesso, ma quello che facciamo con esso.

Nuovi abitanti, nuovi cittadini e… nuovi figli. Quante madri abbiamo visto quest’anno! Alcune sono parallele, come nel film di Almodóvar e in Petite Maman di Céline Sciamma in cui due bambine scoprono di essere genitore e figlia. Sono anche donne risolute, come la protagonista de La scelta di Anne, che gli uomini vorrebbero imprigionare e costringere a dare alla luce un figlio. Lei invece sceglie, anche a costo di mettere a repentaglio la sua vita. Vanessa Kirby ha interpretato la fragilità di chi un bambino l'ha desiderato ma perduto. Tanti pezzi di una donna in lutto seguita da vicino nella sua sofferenza. Il femminile quest’anno ha vinto sul maschile, i modelli di machismo di un tempo sono messi in crisi dai nuovi "principi eletti" mostrati nella fantascienza. Hanno il volto e il fisico gracile di Timothée Chalamet.
Dune, la grande epica di Denis Villeneuve, è solo in superficie un film politico. Parla invece di una madre, Lady Jessica, che osserva il proprio figlio crescere e camminare da solo in un mondo spietato.
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