Deadpool 2 è una simpatica avventura per tutta la famiglia
Deadpool 2 è un film che parla dell’importanza della famiglia, perfetto da vedere in compagnia della prole per una serata all’insegna dei buoni sentimenti
Evviva, questa sera c’è Deadpool 2 in tv!
OK, a ripensarci meglio forse non è il caso di organizzare una serata in famiglia per guardare Deadpool 2.
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Deadpool, uscito nel 2016 per la regia dell’allora esordiente Tim Miller, era tantissime cose. Era un progetto del cuore e una sorta di rivincita per Ryan Reynolds, un appassionato del personaggio che nel generalmente pessimo X-Men Origins: Wolverine si era ritrovato a doverne interpretare la peggior versione possibile, quella completamente muta. Era un rischio clamoroso, perché era un film di supereroi vietato ai minori e che si vendeva (anche) sul fatto di essere pieno di sangue, parolacce e scorrettezze varie; non una novità assoluta ovviamente (pensate a Super, o anche a Kick-Ass), ma comunque un gesto coraggioso visto che il film era collocato idealmente nell’universo degli X-Men. Era un esperimento di marketing, un esordio assoluto alla regia per un tizio che fino a lì si era occupato principalmente di effetti visivi. Era un film a budget relativamente basso per essere un film di supereroi, che finì per incassare quasi 800 milioni di dollari e dimostrare che tutte le scommesse fatte sul personaggio erano state vinte.

Deadpool 2, ancora una volta stando alle dichiarazioni pre-film (e anche intra-film, a dirla tutta) di Reynolds, è invece “un film per famiglie”, o “un film sulla famiglia”. L’affermazione è formalmente corretta ma ingannevole; storicamente, quando si pensa al termine “famiglia” in questo contesto, si tende ad associarlo a quelle forme familiari che in giro vengono definite “tradizionali” nonostante non abbiano nulla a che vedere con nessuna tradizione: padre, madre, figli, insomma legami di sangue, quel genere di legami che ti obbligano a farti andar bene una persona solo perché è tua parente quando se non lo fosse non ti ci avvicineresti mai a meno di dieci metri. La “famiglia” che intende Reynolds, invece, è quella parallela che è onnipresente in certe narrazioni fin dai tempi dei primi film bellici o western: è l’altra famiglia, quella che ti scegli, la fratellanza, il gruppo, la cumpa, quell’accozzaglia di amici, frenemies, persone che un po’ ti irritano ma a cui in fondo vuoi un bene dell’anima che in questi ultimi anni è stata popolarizzata e quasi appropriata da Vin Diesel e Fast&Furious e che lo stesso Deadpool aveva incrociato, respingendola, nel primo film.

Dopo tutto questo, però, Deadpool 2 si apre, come dicevamo, con un sincero tentativo: Wade Wilson e Vanessa (povera, sottosfruttatissima Morena Baccarin, una che peraltro adora il suo personaggio) decidono che è arrivato il momento di sfornare un infante, e di chiamarlo non si sa ancora bene come ma sicuramente non Todd. Purtroppo l’idillio viene interrotto entro i primi dieci minuti: Vanessa viene uccisa e Deadpool piomba in una depressione e una spirale autodistruttiva che fa impallidire Tony Stark e l’intero primo atto di Iron Man 3. Da qui, Deadpool 2 diventa una parabola di ricostruzione del personaggio e dei suoi legami: Wade inizia il film che è solo come un cane abbandonato in autostrada, e lo finisce a capo di una squadra di supereroi che si chiama X-Force, e che è la sua nuova famiglia.

È un bene quindi che, al netto di una sceneggiatura un po’ farraginosa e di un finale meno esplosivo di quanto succede fin lì, Deadpool 2 sia popolato di personaggi magnifici, vecchi (Negasonic Teenage Warhead ha meno spazio di quanto vorremmo ma continua a dominare la scena ogni volta che appare) e soprattutto nuovi: spicca in particolare Domino, la supereroina di Zazie Beetz con il superpotere di essere fortunatissima nonché vera e propria calamita fatta di carisma, ma anche il Firefist di Julian Dennison e soprattutto il Cable di Josh Brolin, adorabile perché completamente fuori tono rispetto al resto dei supereroi e supervillain che gli ruotano attorno, sempre serissimo e con la gravitas di un attore shakespeariano che si esprime solo a monologhi e one-liner mentre intorno a lui la locura regna incontrastata. Se Ryan Reynolds non fosse il padrone assoluto della scena (e dell’intero progetto) si potrebbe quasi parlare di “film corale”; non lo faremo (anche se a dirla tutta un coro c’è: è quello che canta “holy shitballs” durante il primo scontro tra Deadpool e Cable) perché non vorremmo che il signor Lively si arrabbiasse, ma resta il fatto che Deadpool 2 è la storia di un tizio molto solo che si trova una nuova famiglia composta di reietti e gente strana quanto lui. Roba da scaldare il cuore, insomma; magari non fatelo comunque vedere ai gemelli che hanno appena compiuto sei anni, ma roba da scaldare il cuore.