Fallout 76, ma non si era detto che doveva farci schifo? | Speciale
Il controverso Fallout 76 è lentamente, ma progressivamente cambiato, cresciuto, migliorato. Vale la pena riconsiderarne il giudizio?
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
C’era già, e c’è tuttora a dirla tutta, The Elder Scrolls Online: Tamriel Unlimited, che allieta i fan del brand sin dal 2014, perché non proporre la stessa idea, ma applicata al brand di Fallout? L’idea, di per sé, non poteva definirsi aprioristicamente malvagia. Se eroi armati di spada e scudo avevano accettato di combattere e vincere al fianco di altri utenti pescati dalla rete, tradendo così l’ideale di unico avventuriero capace di ribaltare le sorti di un regno fantasy costantemente minacciato dalle forze oscure, che male ci sarebbe stato immergere il giocatore in un mondo post-apocalittico da condividere con altri sopravvissuti?
Quel 30 maggio del 2018, ad essere onesti e sinceri, era difficile non restare piuttosto indifferenti di fronte ad un progetto che, per quanto quasi completamente avvolto nel mistero, si era già macchiato del peccato originale di non essere il ben più atteso Fallout 5.
Sappiamo tutti come andò a finire. L’MMO debuttò il 14 novembre del 2018 accumulando recensioni negative, meme ironizzanti, critiche da parte dei fan. C’era del buono, la cosa era palese a tutti, ma erano fin troppi i glitch, i difetti, le chiare sviste in fase di progettazione.
Fallout 76 non ha avuto vita facile nei primi mesi di commercializzazione, ma forse ereditando parte del DNA dei suoi stessi protagonisti, ha saputo sopravvivere all’olocausto di pareri poco lusinghieri di cui si è riempito praticamente ogni angolo del web. Laddove progetti simili si sono sciolti e disintegrati sotto il peso delle proprie aspettative disattese, e nessuno si sta chiaramente riferendo a Anthem, la produzione di Bethesda è rimasta una priorità del publisher, che ha continuato a credere ed investire in un gioco che aveva del potenziale.
Bastò poco, a dire il vero, come l’introduzione degli NPC, l’aggiunta di una nuova campagna e tutta una serie di piccoli accorgimenti che rendevano la creazione e sviluppo del proprio avamposto più piacevole, semplice, intrigante. Come abbiamo avuto modo di scrivere ai tempi della nostra recensione, Fallout 76 non si tramutò istantaneamente in un capolavoro, ma divenne certamente un MMO godibile, con una struttura sufficientemente forte da rendere desiderabile l’esplorazione dell’Appalacchia.
Sì, perché sarebbe un vero peccato abbandonare proprio adesso un MMO che inizia a dare i suoi frutti e che, soprattutto, ha tutte le carte in regolare per riappacificarsi con la frangia più intransigente dei fan del marchio.
Curiosi di sapere come andavano le cose nel gioco, in questi giorni lo abbiamo reinstallato, immergendoci nuovamente negli scenari apocalittici e desolanti disegnati dagli artisti in forza a Bethesda. Non senza un po’ di sorpresa, abbiamo constatato l’esistenza di una community arroccata attorno ad un mondo virtuale tutt’altro che desolato, per quanto certamente non popolatissimo. Ricominciando da zero, abbiamo scoperto il piacere di concludere le prime quest senza troppe magagne tecniche, riuscendo persino a erigere un minuscolo insediamento che, partita dopo partita, abbiamo potuto far crescere.
Anche il sistema di fazioni fa il suo dovere, ricollegando Fallout 76 alla tradizione della saga. Che preferiate di parteggiare per i predoni di Crater, piuttosto che con i coloni di Foundation, anche questa semplice opzione in più cambia in realtà, e di molto, l’approccio alla partita.
All’atto pratico, tuttavia, si è scoperto quanto siano importanti gli NPC e determinate sovrastrutture ludiche per tenere alto l’interesse del videogiocatore. Bethesda l’ha capito, pur tardivamente, ed è corsa ai ripari.
Fallout 76 continua a non essere un capolavoro del suo genere. Eppure fan della saga e curiosi, affacciandosi su questo spaccato post-nucleare dell’Appalacchia scopriranno un mondo divertente, ricco di cose da fare, pieno di giocatori con cui collaborare. Un mondo brutto da vedere e non privo di glitch ma, chissà, forse anche a questo proposito bolle qualcosa nella pentola di Microsoft e Bethesda.


