Fan vs. showrunner: l'interazione tra questi due mondi e il ruolo dei social media
Qual è il rapporto tra showrunner e fanbase, come è cambiato negli anni e che ruolo hanno giocato i social media in questa difficile relazione
E infine giunse il tempo dei social media, dei super fan e degli autori televisivi trasformati in celebrità, quegli stessi di cui fino a 10 anni fa non si conosceva nemmeno il volto e che erano solitamente rappresentati alla stregua di un occhialuto secchione chinato a scrivere senza posa sul proprio computer. Il numero dei blog e dei siti dedicati al settore è aumentato vertiginosamente e le conversazioni sui social hanno cominciato ad attrarre l'attenzione degli investitori, decisi a capitalizzare questo trend, sfruttando la correlazione tra utenti e pubblico in termini di ascolto.
Recente ed esemplare è stato il caso della cancellazione e del conseguente salvataggio della serie Timeless della NBC.
Lo scorso anno la serie non era stata rinnovata per la seconda stagione e dopo che il Presidente della NBC Entertainment, Robert Greenblatt, dichiarò che lui e gli altri capi dipartimento si erano svegliati la mattina dopo l'annuncio della cancellazione sommersi dalle proteste dei fan e con all'attivo una campagna dal titolo "Salvate Timeless", alla quale risposero dichiarando di aver pensato che "dovevano fare qualcosa per recuperare lo show", si creò l'errata convinzione che il successivo salvataggio della serie fosse stato merito dei fan. Un preconcetto che fu però presto smentito dalle stesse parole di Greenblatt che disse a chiare lettere che la decisione di dare una seconda possibilità a Timeless non era dipesa da spinte esterne e che in un business come quello della produzione delle serie televisive, sono ancora e solo i risultati in termini di rating a dettare legge.
Un pensiero che Marc Guggenheim, nelle sue vesti di produttore esecutivo di Arrow, sostanzialmente condivide, quando l'autore ha più volte candidamente ammesso di aver rinunciato all'idea di accontentare tutto il pubblico della serie:
E' una cosa che dico spesso e credo che lo show ne sia una prova, ma non scriviamo mai tenendo in considerazione le opinioni lette sui social per diverse ragioni. Prima di tutto perché non lo fare mai per principio e perché scrivo per il genere di pubblico di cui io stesso faccio parte. Personalmente guardo la TV o un film o leggo un fumetto con lo scopo di divertirmi. Posso anche crearmi un'opinione e posso desiderare di vedere accadere alcune cose, ma alla fine della fiera non sono mai stato il tipo di fan che voleva che le cose accadessero solo in un certo modo o che una specifica coppia si mettesse assieme e soprattutto non mi sono mai indignato quando alcune scelte non rispecchiano i miei desideri. Capisco e rispetto il fatto che ci siano alcuni fan che pensano che loro siano la ragione per cui lo show che scrivo abbia successo e che quindi dovrebbero avere voce in capitolo, comprendo da dove provenga questo ragionamento, ma io non sono quel genere di persona. E poi c'è un'altra cosa da tenere in considerazione, sempre parlando Arrow, e cioè che i fan della serie che ne parlano su Twitter sono diversi da quelli che lo fanno su Facebook o su Reddit ed esprimono pareri contrastanti tra loro, quindi l'opinione di chi dovrei ascoltare esattamente? Non esiste modo di accontentare tutti e scommettere su un social media piuttosto che su un altro è una battaglia persa in partenza.
Un'opinione su cui Ronald Moore, produttore esecutivo di Outlander, è d'accordo:
Cerco sempre di creare una barriera tra i social e la writer room, perché è facile essere influenzati da alcune reazioni, ma bisogna sempre tenere presente che le persone che protestano o si lamentano tanto, nella realtà, sono un esiguo manipolo.
Moore, poi, che ha cominciato la sua carriera lavorando per Star Trek negli anni Novanta, quando si era agli albori di quello che sarebbe poi diventato il fenomeno di Internet, è particolarmente cosciente dell'impatto delle opinioni della rete sugli autori in un periodo in cui molti di loro leggeva ossessivamente i post dei fan nei vari forum e si faceva influenzare dalle recensioni negative, motivo per cui oggi, che ha potere decisionale sulla linea che deve prendere uno show, non permette mai alle opinioni dei fan di interferire con il suo lavoro:
Questa non è una democrazia. Le cose non funzionano come il pubblico crede, siamo noi a creare lo show, siamo noi a presentarlo al pubblico e poi il pubblico trae le sue conclusioni dopo averlo visto, ma non voglio che facciano parte del processo decisionale.
Una considerazione che, oggi più che mai, vale per le molte piattaforme di streaming che producono le loro serie e le distribuiscono tutte assieme, stagione per stagione, come Netflix, Hulu o Amazon, sono per citarne alcune (perché la lista si sta inesorabilmente allungando). Il modo di guardare la televisione sta cambiando sensibilmente e con esso cambierà anche quel fragile rapporto che si è creato tra fan e autori, perché questi ultimi, ancora meno di prima, avranno l'opportunità - ammesso che vogliano farlo - di intervenire su un prodotto che è già pronto ed impacchettato da mesi e per il quale gli autori stanno già casomai cominciando a pensare alla stagione successiva quando il pubblico è impegnato nel binge watching della precedente.
Altri showrunner, come per esempio Andrew W. Marlowe di Castle, hanno riconosciuto i meriti dei social affermando che i feedback che arrivavano dalla rete "ci hanno anche aiutati a calibrare la nostra posizione. Se le persone protestano per uno specifico argomento che pensano sia stato trascurato, a noi non costa niente aggiungere una battuta per far capire loro che li abbiamo sentiti, così che loro non abbiano l'impressione che quella specifica trama sia stata dimenticata", sottolineando in sostanza come i social siano un'ottima piattaforma per prendere - per così dire - la temperatura dei fan.
Secondo Marc Guggenheim, invece, produttore di Arrow e Legends of Tomorrow, due show con una nutrita fanbase che proviene non solo dalla serie stessa, ma da anni di passione per i fumetti, non sempre l'immediatezza del feedback è positiva:
Legends crea molte meno polemiche online di quanto non faccia Arrow, il genere di interazione che si ha con i fan dei due show è diversa come lo è il giorno dalla notte. Con tutto il rispetto per Legends, non penso mai ai social media associati a questa serie, parliamo molto spesso in rete con i fan, ma il genere di conversazione che intratteniamo non richiede di dover pesare ogni parola, mentre con Arrow le circostanze sono molto diverse.

"Ho letto alcuni tweet in cui la gente voleva che venissi licenziato, che morissi o che mi uccidessi, sono cose che leggo costantemente e la maggior parte delle volte penso 'è solo una serie televisiva, perché non mettiamo le cose in prospettiva?'," ha proseguito Guggenheim, mentre Fuller ha aggiunto:
L'acutezza e l'intelligenza di alcuni degli spettatori con cui ho avuto modo di interagire su Twitter mi ha spesso sorpreso positivamente, più di quanto non facciano gli occasionali 'Perché lo hai fatto? Maledetto?', in questo senso sono stato fortunato. L'interessante evoluzione di queste comunità di fan è che l'anonimato dà ad alcuni la percezione di essere liberi di attaccarti come se fossero dei cecchini, inosservati e a distanza di sicurezza.
Un aspetto importante del rapporto tra fan e show televisivi è dato anche dalla promozione.
Chill out and enjoy the show.Poi, ovviamente, c'è il problema degli spoiler.
"Credo che il problema degli spoiler sia enorme," ha dichiarato Guggenheim, il quale ha aggiunto di leggere spesso di persone che annunciano di andare volontariamente offline per un giorno per non essere spoilerati. Sul set di Pretty Little Liars è stato persino assunto un ex tecnico della CIA per proteggere i computer della produzione ed impedire che venissero hackerati, ma al di là di queste estreme precauzioni, è opinione di tutti gli addetto ai lavori che se un fan vuole davvero trovare degli spoiler, ci riuscirà sempre, soprattutto ora che gli show televisivi sono alla loro massima popolarità ed anche andare a girare delle scene fuori dagli Studios può essere un problema in termini di informazioni o immagini che vengono rilasciate poi sulla rete.
Fonti: DigitalRoots, Mashable