I diavoli, a 50 anni, non è mai stato distribuito per intero e rimane il padre dei film sconvolgenti
Ancora a 50 anni dalla sua uscita I diavoli di Ken Russell è una bomba, il padre di tutti i film censurati a vita
È difficile immaginarlo oggi ma c’è stato un tempo in cui il luogo per eccellenza in cui si veniva sconvolti e in cui era possibile vedere le immagini più scioccanti e le provocazioni più audaci era la sala cinematografica. In quegli anni non si contano i film mutilati, banditi, selvaggiamente tagliati se non proprio bruciati. In particolare all’inizio degli anni ‘70 due film sono noti per le loro controversie: Ultimo tango a Parigi (1972) e Arancia meccanica (1971). Molto meno noto invece è il più proibito e bandito di tutti, quello contro cui la morale si è scagliata di più e per più tempo, cioè I diavoli (1971) di Ken Russell. Di tutti questi è l’unico le cui parti tagliate sono state recuperate ma non vengono aggiunte, la Warner (proprietaria dei diritti) è da inizio anni 2000 in possesso dei minuti che furono eliminati perché eccessivi e non ne ha mai prodotto un’edizione completa in DVD e Blu-Ray.
I diavoli è forse l’unico film che anche i più appassionati amanti di cinema consigliano di vedere integralmente, cioè piratato.
E questo non è il film. Questi sono i fatti storici.

Aldous Huxley scrisse un romanzo da questi fatti sostenendo che fosse impossibile farne un film. Ken Russell invece lo fece ma gli eventi, forse, hanno dato ragione a Huxley. Di fatto I diavoli è un capolavoro, un film in cui un rigore formale rigidissimo lavora sulla perversione e sulla repressione sessuale della badessa gobba (Vanessa Redgrave), sulla passione perduta per quest’uomo (Oliver Reed) e su come questo viene sfruttato contro di lui. È una storia estremamente politica in cui Grandier è una figura attaccata tramite la morale, per distruggerlo politicamente. Soprattutto è una storia in cui le fantasie più inconfessabili sono mostrate sia nei sogni che nella realtà. La città, splendente è progressivamente distrutta, la messa in scena geometrica è progressivamente graffiata e resa caotica per rendere il precipitare degli eventi. E tutto avviene a partire non dai grandi uomini politici ma da queste suore che non nascondono la propria eccitazione davanti a Grandier.
Nel 1960 c’era stata una rappresentazione teatrale dei fatti vedendo la quale Russell scoprì per la prima volta la storia. Aveva 33 anni. Nei 10 anni successivi avrebbe esordito con un paio di film (tra cui il sequel di Ipcress, intitolato Il cervello da un milione di dollari) e si sarebbe fatto notare con Donne in amore, film che raccontava la sessualità femminile con una libertà che gli fece guadagnare il divieto maggiore possibile (X rating) e in cui per la prima volta nel cinema britannico si vedeva un uomo nudo non di spalle e si sentiva la parola “Fuck”. Biglietto da visita perfetto per I Diavoli. La United Artist lo vuole e finanzia la pre-produzione, quando capisce bene cosa ha in mente lo molla e se lo carica la Warner. La produzione è imponente.


Chi all’epoca non era scandalizzato da come il film ritrae Chiesa e stato, pronti a passare sopra a qualsiasi umanità per i loro interessi e la rincorsa del potere, poteva essere scandalizzato dalla sfacciata esigenza di carne e sesso delle suore. Chi non era scandalizzato nemmeno da quello poteva esserlo dalla violenza, dal sangue e dal senso di sopruso. Vanessa Redgrave con gobba ha continui sogni che somigliano ad incubi erotici in cui non ha la gobba e ha i capelli lunghi senza velo, nei quali amoreggia con Grandier e lo immagina scendere dalla croce come Cristo e possederla dopo che lei gli ha leccato le stimmate. Sesso e morte quasi si equivalgono in questo film ma è il piano per marginalizzare Grandier e poi distruggere le mura che fa impressione oggi.
In America il film fu tagliato dalla censura di pochi minuti (111 è la durata vera, 108 quella dell’uscita) ma essenziali, che sconvolgono il ritmo dell’orgia finale. Di più però fece la Warner prima ancora che la pellicola fosse mandata alla censura. Fu tagliata una scena in cui la badessa si masturba con l’osso del femore di Grandier (idea eccezionale di nuovo per unire amore morte, repressione e follia) e un’altra dello “stupro di Cristo”, durante l’orgia finale, quando un gruppo di suore nude e furiose assalta una scultura del Cristo crocefisso.

Questa e la scena della masturbazione con femore sono tra quelle ritenute perdute fino al 2002, quando furono ritrovate e reinserite nel film per una proiezione speciale, che rimane anche l’unica ad oggi, poiché la Warner non ha intenzione di mettere in commercio un’edizione completa del film.
Presentato alla Mostra del cinema di Venezia del 1971 (che usciva dal tumulto del 1968 e avveniva in forme ridotte e discontinue sotto il controllo di Gian Luigi Rondi) la Chiesa si mosse immediatamente per la rimozione del film e la testa di Rondi quasi saltò.

Con gli occhi di oggi I diavoli è un film di sorprendente chiarezza ed eccezionale visione, uno che ha le idee così limpide e una capacità così acuta di comunicare con le immagini le parti più recondite dell’animo e della psiche umana da essere immortale. Di certo il capolavoro di Russell (che poi ha anche realizzato Tommy, per il quale è più noto). Ma la parte più interessante è come a Ken Russell e al suo film sia praticamente accaduta la stessa cosa che è successa a padre Grandier 3 secoli dopo. E non per aver preso una città e averla dichiarata propria, ma per aver realizzato un film di eccezionale peso e potenza (nessuno condanna i filmacci di serie Z con le suore arrapate) ed essere andato a rappresentare visivamente, il punto esatto in cui la repressione degli istinti sessuali li incancrenisce, li aumenta e li rende devastanti.