I red carpet sono destinati a cambiare per sempre?
Con la pandemia in corso, il cambio di sensibilità rispetto ai molti temi sociali I red carpet sono destinati a cambiare per sempre. Ecco come
I festival del cinema non rappresentano solo un punto cardine per la promozione e l’esibizione dei titoli di punta della stagione cinematografica. Questo tipo di eventi sono, al di fuori della facciata puramente “cinefila”, un aggregatore di tanti settori industriali.
Ma non solo.
Nei più grandi festival, come la Mostra del cinema di Venezia o il Festival di Cannes (ma anche Toronto, Berlino, il Sundance…) convergono gli interessi di molti stakeholder. Lo sforzo organizzativo viene sostenuto da sponsor, fondi di finanziamento, e dagli eventi collaterali.
Fino ad oggi il red carpet era sinonimo del bagno di folla delle star. È il momento più glamour dei Festival, ma è anche il cuore pulsante del chiacchiericcio attorno a questi eventi. Prima del coronavirus il tappeto rosso era il principale attrattore di folle di fan in attesa di poter strappare un autografo o una foto ai propri idoli.
Dopo la pandemia, ovviamente, le cose sono cambiate.
Nel tappeto rosso il mondo del cinema e della cultura tocca e si intreccia con quello dell’alta moda. Ma tutto sta cambiando, insieme alla percezione pubblica di questa ritualità. I primi indizi risalgono all’anno scorso quando, sin occasione dell’avvio della “stagione dei premi” Joaquin Phoenix aveva annunciato che avrebbe indossato lo stesso capo per tutti gli eventi. Una “provocazione” contro lo spreco, che rompeva un’antica tradizione di cambi d’abito anche più volte nella stessa giornata.
In un articolo dell’Hollywood Reporter sono stati intervistati diversi rappresentanti ed esponenti delle case di moda i quali hanno sottolineando un cambiamento radicale nella gestione dei red carpet da cui, secondo loro, difficilmente si tornerà indietro.
©Andrea Bedeschi[/caption]“Come si può giustificare uno show dei premi quando i bambini non possono andare nemmeno a scuola?” è uno dei pensieri comuni su cui si sta interrogando il settore della moda di lusso. La percezione delle star da parte del pubblico, in tempo di pandemia, è completamente cambiato.
E la Mostra del Cinema di Venezia ne è stata la dimostrazione.
In un momento di crisi e di prudenza, il glamour rischia infatti di intaccare rovinosamente l’immagine dei divi. In pochi sono disposti, comprensibilmente, a veicolare un messaggio così dissonante con la percezione attuale.
Il rischio è infatti quello di sottolineare con gli eventi mondani di lusso i privilegi della condizione di VIP. Un red carpet tradizionale darebbe l’impressione di un mondo parallelo, che non sottostà né alle regole né percepisce il rischio allo stesso modo della “gente comune”.
Ma non di meno è chiaro che, in tempi normali, questo tipo di luce dei riflettori è molto più accettabile e meno abbagliante di come apparirebbe oggi, in piena pandemia.
I brand di moda-lusso usano il red carpet per veicolare un'idea di "sogno" e ideale che porti valore al marchio, quasi alla pari delle sfilate di moda. Nell'equilibrio della moda, la sfilata e i capi da sfilata rappresentano meno del 20% dei capi acquistati dai buyer. Questo tipo di eventi servono a alle case di moda soprattutto per definire la propria identità e l'immagine da veicolare.
Durante la Mostra del Cinema di Venezia anche Cate Blanchett ha seguito l’idea di Phoenix, ribellandosi alla tradizione. Ha vestito più volte lo stesso capo durante le sue apparizioni pubbliche. Un gesto apparentemente di poco conto, ma di grande significato "interno" al mondo della moda.
Ma non sono solo le star a iniziare (timidamente) un processo di reboot del red carpet. In Italia le case di moda hanno subito un calo del fatturato del -28% in media nei 4 mesi di lockdown. La pausa dai red carpet è stata così sfruttata per ottimizzare le energie su altre strategie promozionali. Con molti retail store ancora chiusi in gran parte del mondo, e con una percezione delle disparità sociali radicalmente mutata, il mondo del fashion deve ricostruire la sua immagine.
Il red carpet potrebbe quindi cambiare per sempre, durante e dopo questo 2020. Non tanto perchè siano mutate le condizioni in cui questa ritualità può realizzarsi, ma perché si è modificata radicalmente la percezione. È cambiata la melodia, e la nota portante dei festival cinematografici, potrebbe suonare ora come quella stonata.
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@Sara Pergolini[/caption]