Il finale di Loki ci fa rivedere alcune scelte di regia sotto un aspetto completamente diverso
Loki non si chiude con il botto, ma con uno spiegone. Il finale è così forte da riuscire a giustificare un viaggio non sempre all'altezza?
Ed è un finale soddisfacente come può essere quello di una stagione e non di una serie. Non è infatti la chiusura di un’origin story come WandaVision o The Falcon and the Winter Soldier, bensì un prologo delle tante diramazioni che segneranno la fase 4. Loki è la prima serie Marvel in cui viene annunciata una seconda stagione. Troppo da raccontare, troppo ancora da fare per essere contenuta nella forma di un “film lungo ad episodi” come i due titoli che l’hanno preceduto.
Loki si salva inoltre dal più grande rischio che l’ha attraversata: ovvero quello di non contare nulla. Di essere troppo fuori dagli schemi proprio come il Rick and Morty di cui lo sceneggiatore Michael Waldron è parte essenziale e ideatore. Quando tutto può accadere, nulla accade sul serio. Quando ogni possibilità è aperta, la voglia di risolvere un mistero cala.
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Era questo l’ostacolo da superare per la serie: far sì che la fatica del viaggio avesse una ragione. Ripagare la fedeltà dello spettatore significa dare qualcosa di vero alla fine. Concretezza, insomma.
L’episodio finale di Loki è come il goal segnato all’ultimo minuto che fa vincere una finale in cui si è stati in difficoltà per tutto il tempo. Non è una vittoria bella, pulita, meritata. È però una coppa alzata comunque. Grazie alla furbizia e tanta strategia, ma è pur sempre un trionfo.
L’episodio 6 funziona non solo perché il colpo di scena pareggia le più alte delle aspettative (e teorie) dei fan. Nemmeno perché si prende la briga di essere il momento più importante da Endgame a questa parte e di esserlo proprio in una serie televisiva su una piattaforma ad abbonamento. Funziona perché con la sua grammatica visiva, con i suoi contenuti, e soprattutto con le sue ultime battute, riesce a dare valore a tutto ciò che l’ha preceduto.

Sylvie da sempre vuole distruggere la TVA. Lei è la scelta di morte che propone Kang. È la deposizione del re e l’avvento del caos. Loki invece è un sé stesso diverso, meno radicale e più maturo. Lui simboleggia la scelta di lasciare le cose come stanno. Entrambi si trovano lì, alla fine del tempo, trascinati dalle trame di colui che tutto controlla. Oltre quel momento c’è il caos, l’incognita (anche se tutti noi, e forse persino anche Kang, intuivamo come sarebbe andata a finire). La loro decisione è l'unico atto non predefinito in tutta la storia.
Nell’ultima mezz’ora di Loki si riprende tanto del portato filosofico che ha guidato i primi due episodi. Per farlo la regista Kate Herron si è dovuta confrontare con una lunga sequenza di spiegazione, su carta piuttosto statica. Le sue scelte visive sono però cariche di senso, sono capaci di far rivedere in retrospettiva tutte le puntate precedenti con occhi nuovi.
Mentre Kang parla la cinepresa fa una lenta carrellata in avanti, e poi, senza stacchi, fa lo stesso percorso indietro tornando al punto di partenza. Nella fortezza le inquadrature girano in tondo, la figura dominante è il cerchio. Un eterno ritorno che è staticità. Lì, alla fine del tempo, ogni movimento ritorna dove è iniziato. Non c'è progresso, solo un infinito presente.
Il carrello verso il basso, come visto nella puntata cinque, è spesso un movimento rivelatore di nuovi aspetti del personaggio. Entriamo nella terra e troviamo altri Loki (e un Thor Rana). E il protagonista stesso è osservato dalle sue versioni alternative che quasi lo schiacciano. Povero Dio dell'inganno, sembra così sicuro di sé, ma ogni volta che entriamo nella sua soggettiva c'è qualcuno che lo guarda dall'alto al basso.
Lo spazio e il tempo sono in gioco per definire la realtà anche nelle scelte di regia. “La Marvel non è la Time Variance Authority e Kevin Feige non è un Custode del Tempo” ha detto Michael Waldron. Per lo meno non lo è come ambiente di lavoro e come propositi (malefici) del capo. Però tutto il viaggio dei Loki verso un punto preciso, così predeterminato e così importante, non può che ricordarci della grande architettura Marvel. Chi lo sa, magari è proprio per questo che lo show è apparso in più punti freddo e limitato a strade obbligate? La serie Loki aveva un grande compito da assolvere per un fine narrativo maggiore, e per farlo si è privata del libero arbitrio.