Joker Leone d'Oro: è arrivata la prima legittimazione intellettuale dei cinecomic | Venezia 76
A 20 anni dalla loro nascita e grazie al personaggio più amato nell’universo di Batman i cinecomic ricevono l’investitura da tempo attesa
Il sistema cinema americano non ha ancora mai premiato i film tratti da fumetti con riconoscimenti artistici (al massimo tecnici), l’unica eccezione è l’Oscar postumo a Heath Ledger (curiosamente sempre grazie a un Joker) che tuttavia trovava anche altre ragioni nel decesso dell’attore. Invece la Mostra del Cinema di Venezia, di certo una legittimazione intellettuale maggiore dell’Oscar, per prima ne riconosce il valore. Il film di Todd Phillips (l’abbiamo scritto) somiglia molto poco ai cinecomic, non ne ha il linguaggio per immagini, e lavora invece sull’eredità della new Hollywood, su Taxi Driver e un’idea di cinema che peschi da quel bacino. Eppure rimane un cinecomic, probabilmente anche uno destinato ad essere legato alla nuova mitologia di Batman.
E in fondo lo sapevamo che se mai fosse arrivata questa legittimazione, sarebbe arrivata dal mondo del cavaliere oscuro, il più legato agli autori e alle evoluzioni del genere al cinema, tra Burton, Nolan e ora Phillips.
Festival di Venezia, la parola alla giuria: da Joker a Polanski, le decisioni non sono state unanimi
Adesso ci aspetta un’ondata di polemiche non da poco, ma è un bene. I cinecomic saltano al centro del dibattito intellettuale da che questo se n’era occupato a fatica e con ritrosia. Sono diversi anni che raccontiamo come la Mostra di Alberto Barbera abbia iniziato a far scivolare il concetto di “film da festival” verso un cinema più commerciale e di genere. Gravity, Birdman, Arrival, Il caso Spotlight e La La Land ne sono stati dimostrazione ma anche film meno apprezzati come Acusada e Suspiria l’anno scorso o The Perfect Candidate quest’anno hanno dimostrato che questo metro così facile da applicare al cinema hollywoodiano viene applicato anche ad altre cinematografie.
Insomma senza dimenticare i grandi nomi del cinema d’autore, da sempre presenti al festival, la gestione Barbera gli sta affiancando anche altro. E questo “altro” sta cominciando a vincere sempre di più, sta cominciando a incontrare i favori delle giurie.
Joker - Venezia 76 - © Matteo Suman[/caption]Se Venezia tiene in grande considerazione Hollywood vedendo nei suoi movimenti qualcosa di importante a livello mondiale (e nei suoi film ovviamente qualcosa di importantissimo per sé, per la partecipazione del pubblico, l’attrazione anche di altri registi e di stampa), Hollywood però non è detto che tenga così tanto in considerazione Venezia. Per quanto dal Lido partano le campagne Oscar più vincenti degli ultimi anni, questo non significa che senza una legittimazione dell’Academy i cambiamenti indicati qui in Italia possano influenzare la produzione lì a Los Angeles. In parole povere Joker non è già un successo, avrà lo stesso bisogno del botteghino e dell’Oscar, Venezia può solo essere un aiuto, un buon calcio d’inizio. È bene capire il cambiamento in corso ma non esagerarne la portata.
È evidente da qualche anno che il cinema di supereroi sta iniziando a cercare anche un altro pubblico, sta sperimentando con contenuti più adulti e i divieti ai minori diventano un titolo di merito invece che uno spauracchio. Il pubblico è assetato finalmente di contenuti maturi e non necessariamente solo di quelli più quieti. Deadpool ne è stata la prova definitiva ma la DC lo sperimenta con più o meno fortuna, con più o meno successo, da molto tempo, fin da Christopher Nolan. Batman ha il carattere, la personalità e l’universo narrativo che si adattano meglio ad un simile sguardo ma di certo non è l’unico che subirà questo trattamento. È un segno ancora più forte del fatto che i nuovi autori americani (o stranieri che vanno a lavorare in America) sono ricercati e desiderati dalle major. E se Disney (cioè Marvel, Lucasfilm…) ha un atteggiamento ambivalente, li cerca ma poi li irregimenta, vuole la loro creatività ma fatica quando esprimono una personalità troppo grande, la Warner pare lasciare maggiore libertà e, chissà, potrebbe essere il punto da cui iniziano i cambiamenti.