La casa dei fantasmi è un film stonato
La casa dei fantasmi, uno dei peggiori flop recenti di Disney, non riesce mai a decidere che tono vuole tenere, ma ha un suo curioso fascino
La casa dei fantasmi è disponibile su Disney+
Ci sono in realtà ottime motivazioni per sostenere che La casa dei fantasmi sia algoritmico eccome – ne avevamo parlato anche nella nostra recensione. La storia è sempre quella: una famiglia (di solito in crisi: qui abbiamo una madre single con un figlio timido) si trasferisce in una casa che scopre essere infestata, coinvolge una serie di esperti, scopre come mai i fantasmi abitano nella sua magione e riesce a scacciarli. E d’altra parte non ci si aspettava molto di più da un film ispirato a un’attrazione da luna park, e che già ci aveva regalato un’opera non indimenticabile con Eddie Murphy.
La casa dei fantasmi, però, si stacca almeno un po’ dai modelli del genere in una serie di scelte creative e narrative (alle quali non sempre il film dà seguito quanto dovrebbe, ma questo è un altro problema). Innanzitutto c’è la scelta di ambientare la storia a New Orleans, una città con una lunga e ricca tradizione di folklore, stregoneria e American Gothic. Per tutto il primo atto, e fino a che le circostanze non costringono il film a rinchiudersi dentro l’eponima casa, Justin Simien strizza tutto il possibile da questa ambientazione, regalando un paio di sequenze dall’atmosfera cruda e quasi malsana, lontano dalla patina che ci si aspetta da un film Disney. Lo stesso protagonista ci viene presentato come un relitto, la cui esistenza è stata segnata in maniera indelebile da una tragedia di quelle che non per forza oggi vengono inserite in un film per ragazzi.
Ecco perché quello di Justin Simien è un film stonato: c’è una parte dell’opera che vorrebbe usare fantasmi e spettri come scusa per riflessioni elevate, e l’altra che dipende interamente dalla sua natura giostresca, e trasforma quindi ogni scena in un’occasione per una battuta, una gag divertente o una citazione più o meno diretta ai classici del genere (e non solo: impossibile non notare quella a Frankenstein Jr., per esempio). A tratti si ha l’impressione che, sotto la spessa crosta di patina e marketing e alto budget/basse pretese, si nasconda una storia che non sfigurerebbe in un elevated horror dell’A24.
Il risultato di questo amalgama è che La casa dei fantasmi inizia che sembra un paludoso film di fantasmi e diventa poi una festa di neon rosa e lucine varie. Che ha come protagoniste una serie di persone traumatizzate dalla vita e che approfitteranno dell’esperienza paranormale per fare pace con loro stesse, ma anche un gruppo di comici che hanno sempre la battuta pronta e rassicurante. Vuol dire che a tratti, sotto il suo strato disneyano, emergono momenti in cui la grammatica della paura, quella vera, prende il sopravvento, e ci si dimentica per qualche secondo di stare guardando un film per ragazzi.
Resta il fatto che, a differenza di altri flop e semiflop senza personalità usciti negli ultimi anni, La casa dei fantasmi ha per lo meno qualcosa – una scintilla, uno spunto, la voglia di mettere alla prova il pubblico giovane con qualcosa di più spaventoso (e quindi stimolante) di una giostra del luna park. Spesso bisogna impegnarsi per notarlo, questo qualcosa, ma vi assicuriamo che c’è, gli abbiamo anche fatto una foto con la nostra macchina fotografica speciale. E un film in cui c’è qualcosa e sbaglia tutto sarà sempre meglio di uno in cui non c’è niente e quindi, di conseguenza, niente può sbagliare.