La casa dei fantasmi, la recensione
È onesto La casa dei fantasmi, sa cosa vuole essere, ma è anche il livello minimo di originalità per un film originale
La recensione di La casa dei fantasmi, il film in uscita in sala il 24 agosto
La domanda sarà poi complicata dal fatto che La casa dei fantasmi si comporta come un film che appartiene ad una saga anche se non lo è. Vuole sembrarlo, vuole dare agli spettatori quell’impressione mentre gli racconta la storia di (scusate) una casa dei fantasmi. È tutto in chiave umoristica, leggera e “per tutta la famiglia” (scusate di nuovo). Il punto di riferimento per la paura è Scooby Doo, solo blandamente aggiornato. Ci sono alcuni personaggi dai caratteri molto marcati che affrontano una casa infestata e scoprono come e perché, da dove venga la minaccia per poi trovare dentro di sé come sconfiggerla, risolvendo anche questioni proprie. Danny DeVito e Jamie Lee Curtis sembrano però gli unici a sapere come funzionano questi film, gli unici con un’idea di come sarà il prodotto finito e quindi come adattarsi e funzionare.
Nel complesso è tutto semplice, tutto leggero, tutto senza troppe pretese (se non economiche) e impegno. Non è fatto male e quindi non ci sarebbe da volergli male, La casa dei fantasmi non si spaccia mai per quello che non è: quando i personaggi vanno nell’al di là accadono effettivamente tutte le cose che si trovano nelle case dei fantasmi dei parchi a tema (pareti che si allontanano et similia), quindi anche la "lobby dei giostrai" è contenta. Semmai quello che sembra lecito chiedere ad un film simile con queste ambizioni ridotte, è di somigliare un po’ più a Beetlejuice (o almeno avere quel film come punto di riferimento) e meno ad uno special televisivo scritto e recitato in fretta. Gli si può chiedere un po’ di originalità nel character design dei fantasmi e un minimo di impegno nel dirigere gli attori per evitare che associno film per le famiglie a overacting immotivato.