La paura fa novanta VII, lo special dei Simpson più completo e tematico
Nel canto del cigno degli special di Halloween, La paura fa novanta VII ha mostrato cosa potevano fare quegli episodi
Questo articolo è parte della rubrica Tutto quello che so dalla vita l’ho imparato da I Simpson in cui ogni settimana rivediamo, raccontiamo e celebriamo i 50 episodi della serie che riteniamo più significativi.
La paura fa novanta VII - I Simpson, ottava stagione, episodio 1
MARGE: “Perché mai dobbiamo costruire un fucile laser e puntarlo verso un pianeta che non conosciamo?”
HOMER: “Non prendertela con me. Io ho votato per Kodos!”

La paura fa novanta VII è un episodio sul dominio e il potere in un crescendo di concretezza. Parte con il dominio su un essere umano, poi sul dominio di fantasia di Lisa su una civiltà da lei creata e poi il dominio politico del presente americano con le elezioni di quell’anno. L’episodio infatti era stato pianificato per andare in onda solo pochissimi giorni prima delle votazioni per le presidenziali del 1996, quelle che avrebbero sancito il secondo mandato di Bill Clinton contro Bob Dole.

La puntata che seguirà è forse il canto del cigno degli speciali di Halloween, da qui in poi diventeranno routine, il citazionismo diventerà apertamente parodia di film e serie famose del momento e in mancanza di idee ci si rifugerà in altre epoche. Si preferirà più ricalcare che inventare.
Il mostro ed io è l’episodio più puramente horror in cui Lisa e Bart di colpo si accorgono che i loro genitori gli nascondono un segreto in soffitta. Un segreto nutrito a teste di pesce e che di notte fa rumore guardandoli dal condotto d’aerazione. È una grandissima trovata solo blandamente ispirata ai classici dell’orrore e al tema del doppio (che nel cinema è un’antichissima sorgente di paura a cui già attingevano i tedeschi negli anni ‘20). C’è un gemello di Bart, siamese, separato alla nascita e tenuto nascosto, cresciuto come un mostro e come tutti i gemelli siamesi della finzione è cattivo. Ovviamente. Non è tanto quello a spaventare ma la maniera in cui Homer e Marge fanno finta di niente, non rispondono alle domande e alle curiosità dei figli e trattano con ordinaria noncuranza una creatura che vive in casa con loro. È la forza dell’episodio, far ridere ma avere delle trovate di paura reali, che altrove e con un altro tono, funzionerebbero.


Lasciato solo in casa Bart incontra Hugo che ha come piano di ricucirsi al fratello (e ha fatto pratica con un ratto e un topo). Mentre Homer rientra dicendo: “Credo di aver visto Hugo all’aeroporto si stava imbarcando per un volo verso la Svizzera”, il dr. Hibbert l’ha già steso con un pugno. Solo a quel punto tutti si rendono conto che c’è stata un’incomprensione alla nascita e il gemello cattivo non era Hugo ma Bart fin dall’inizio. In virtù di questo, per ripagare Hugo, gli fanno prendere il posto di Bart e viceversa. In un finale in piena linea con Ai confini della realtà il protagonista è condannato ad un futuro da incubo.

La vasca della genesi fu scritto da Dan Greaney ed è forse il miglior episodio che abbia scritto in tutta la sua lunga (ma non troppo prolifica) carriera come sceneggiatore della serie. Anche qui è più o meno un’idea originale. C’era stato un episodio di Ai confini della realtà chiamato The Little People su un astronauta che su un asteroide entra in contatto con una razza di persone minuscole ma è chiaro che è solo uno spunto lontano, perché qui il tema è molto più interessante: è una persona che involontariamente si ritrova ad essere venerata come il Dio di una civiltà. Quando il dente di Lisa immerso nella Coca Cola e nei resti del cibo cinese viene attraversato da una scossa di elettricità nasce la vita e già lungo la mattinata passa dall’era primitiva al rinascimento, per poi nella notte superare il nostro tempo e arrivare a sviluppare tecnologia futura.


L’episodio entra nel vivo quando Lisa è attirata nel regno minuscolo e rivela che quello che tutti ritengono il demonio, l’entità superiore che porta morte e distruzione, è suo fratello. La reazione è clamorosa, Dio è il fratello di Satana. Lisa viene messa a confronto con le domande più comuni riguardo la fede (“Perché consenti che le cose peggiori accadano?”) raggiungendo il punto più interessante prima che la scrittura svicoli. Invece che affrontare il fatto che Lisa con il suo temperamento democratico e tollerante sia messa a confronto con le responsabilità e le decisioni di un Dio o la gestione di una società, fa arrivare il distruttore Bart, il quale invece di distruggere presenta il progetto al posto di Lisa alla fiera di scienze e prende il primo premio (momento in cui Skinner ordina a Willy di buttare senza pietà gli altri progetti). Anche Lisa sarà costretta ad un futuro nel regno minuscolo.

Nel terzo episodio infine è il sistema elettorale americano ad essere preso di mira. Scritto da David X. Cohen Cittadino Kang, a detta del suo stesso autore, rompe ogni regola dei Simpson, perché lo aggancia ad un momento storico preciso, le elezioni del 1996, rappresentando i candidati e facendo ironia su temi e situazioni emerse in quegli anni. Non era mai capitato e da lì in poi sarebbe capitato sempre più spesso.
Si tratta di uno dei migliori episodi con Kang e Kodos che per una regola non scritta compaiono in ogni singolo Halloween special dalla seconda stagione (in cui sembra che li vogliano mangiare e invece si scopre che non era così). Alle volte sono protagonisti della trama altre volte magari compaiono solo per un secondo. Non sono mai mancati. I due nascono da un design che ricorda alcuni fumetti della casa EC Comics (in particolare quelli che compaiono nei numeri 6 e 16 di Weird Comics), sbavano mentre parlano, hanno un occhio solo, i tentacoli e sono accompagnati da un loro tema suonato con il theremin. Qui per conquistare la Terra decidono di presentarsi come candidati alla presidenza degli Stati Uniti sostituendosi a Clinton e Dole.

Gli alieni proseguono la campagna elettorale al posto dei veri candidati e nessuno se ne accorge. È il punto di tutta la puntata: cioè che il sistema americano fa sì che al pubblico vada bene chiunque sia in gara e non sia portato a mettere in discussione nulla, nemmeno quando riveleranno la loro identità, il commento di Kang a cui tutti daranno ragione sarà: “Sì siamo alieni, ma che ci volete fare? È un sistema a due partiti, dovete votare per uno di noi”. L’idea stessa di ribellarsi al sistema non è presa in considerazione nemmeno davanti agli alieni.

Il punto di tutto infatti non è come può sembrare una critica ai due candidati (presi in giro con una serie di battute efficaci) ma una critica a come funzionano le campagne elettorali. Due candidati alieni che dicono apertamente che per chiunque dei due si voti il risultato sarà lo stesso non smuovono nulla e anche i media non si stupiscono e reagiscono come al solito. Sembra non esserci niente che possa mettere un bastone fra le ruote della routine elettorale. Solo il fatto che si tengano per mano crea problemi. Insomma non è mai la sostanza è sempre l’apparenza che domina il sistema politico americano, pronto ad accettare tutto.