La storia delle difficili nomine della Festa del cinema di Roma e della politica, spiegata dall'inizio (e con calma)
La battaglia per la nomina del nuovo direttore artistico della Festa del cinema, si capisce conoscendo i precedenti e le figure coinvolte
L’ultimo in ordine di tempo è Antonio Monda, direttore uscente dopo 7 anni, che ha chiuso i rapporti con un articolo su Repubblica di ieri in cui senza nominarlo direttamente parla di un politico le cui pressioni lo hanno estromesso da una manifestazione che, sempre parole di Monda, ha risollevato in questi anni. Il complemento utile alla lettura dell’articolo di Monda è un’altra figura, quella di Fabia Bettini, sorella di Goffredo, che in collaborazione con Gianluca Giannelli ha da sempre diretto Alice Nella Città, sezione parallela del festival che si svolge nei medesimi giorni, dedicata al cinema per ragazzi.
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Marco Müller[/caption]
Nel 2015 la Festa del cinema di Roma nominava suo direttore artistico Antonio Monda dopo almeno un decennio in cui questi era stato collaboratore del festival. Sia Viaggio nel cinema americano (evento esterno alla Festa di Roma nato prima della sua fondazione) sia le masterclass della Festa, erano state conversazioni da un’ora con clip che Antonio Monda aveva condotto con Mario Sesti, selezionatore del festival e per alcuni anni direttore della sezione Extra. All’epoca la manifestazione era reduce dagli anni di Marco Müller, nominato con comune e regione di destra (la coppia Gianni Alemanno, Renata Polverini) con il mandato di cambiare tutto, rendere la festa un grande festival internazionale. Era il primo cambio “radicale” alla direzione del festival e proprio come i cambiamenti politici, doveva essere una rottura con l’amministrazione precedente. Doveva essere diverso, non doveva raccogliere nessuna eredità precedente. La festa cambiava identità perché "gli altri" avevano gestito male.
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Antonio Monda[/caption]
Nasce così la direzione Monda, all’opposto della precedente, con una forte impronta americana, vista la solidità dei rapporti di Monda stesso (che abita a New York da decenni e ha rapporti diretti con diversi talent importanti) e un grande clima di fiducia. Parola d’ordine: festa, cioè una manifestazione che avvicini cinema e pubblico, fatta di film per tutti ma ricercati, di grandi incontri, star popolari e nomi importanti. Il mainstream nella sua accezione migliore, che poi è ciò che già prima di Müller generava più entusiasmo nel pubblico della Festa, il cinema da Oscar più che quello da Festival. Era la sesta direzione artistica a quasi dieci anni dalla nascita del festival e il terzo cambio di identità. Già all’epoca della fine della direzione Müller però erano emerse le stesse voci e accuse formulate oggi da Monda, cioè che la nuova direzione fosse stata messa lì da Bettini per far fuori altri nemici interni e impedire a loro di diventare direttori.
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Goffredo Bettini[/caption]
Contrariamente a quel che volevano quelle voci (o forse contrariamente a quel che si aspettavano) i sette anni di Monda (due mandati più una proroga di un anno) non sono però stati un idillio con Alice. Come riporta la stessa Fabia Bettini in un articolo comparso in questi giorni su The Post Internazionale “In questi 7 anni ci sono stati momenti di dibattito e di confronto tra Alice e l’ex direttore della Festa, lo sanno tutti i distributori e gli addetti ai lavori, non è un segreto”. Un dibattito e un confronto quantomeno acceso, che nel tempo hanno molto indurito i rapporti tra la direzione di Monda e quella di Alice Nella Città. Tanto che la stessa Fabia Bettini da Facebook a dicembre aveva auspicato un cambio indicando anche quella che secondo lei sarebbe stata una direzione proficua da seguire: “Colgo l'occasione per augurare alla Festa del cinema [...] di aprirsi di creare un nuovo corso, che gli consenta di instaurare, un rapporto forte e continuativo con la città, costruendo un progetto davvero aperto e inclusivo che possa vivere 365 giorni l'anno, non solo 10 giorni. Una Festa non ombelicale che possa essere davvero sentita in città' che valorizzi le sue tante bellezze così invidiate nel mondo”.
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Fabia Bettini[/caption]
Nell’articolo comparso su The Post Internazionale, Fabia Bettini parla anche di lettere anonime con minacce da lei ricevute (di quelle scritte con ritagli di giornale), e non è stato da meno Goffredo Bettini stesso, che in un post su Facebook ha risposto punto per punto all’articolo di Monda su Repubblica (sbagliando a vantare grandi nomi americani anche prima della direzione Monda in un elenco in cui compaiono anche talent che, all’epoca, Monda aveva portato come collaboratore delle masterclass).
È chiaro che è totalmente inusuale che un quotidiano nazionale faccia campagna in questa maniera, con quasi un articolo al giorno nell’ultima settimana, per il direttore di un festival di cinema, ma è anche un indicatore evidente che quella posizione è realmente un asset politico, altrimenti un quotidiano (che della battaglia politica fa il suo pane) non avrebbe interesse a schierarsi, accreditandosi e confermandosi come strumento indispensabile alla politica per condurre le proprie battaglie.
Durante i sette anni di Antonio Monda alla direzione della Festa del cinema l’impressione era che la manifestazione, pur non avendo mai rinunciato a retrospettive, presenza di cinema indipendente da tutto il mondo e una quota di film italiani sempre molto molto parca (fin dalla prima edizione, anche perché nel frattempo la concorrenza di Venezia si era fatta sentire molto soprattutto su quel versante), avesse sterzato di nuovo rispetto agli anni di Müller, rinunciando apertamente alle anteprime mondiali.
Paola Malanga[/caption]Antonio Monda stesso ha spesso ripetuto che il concetto di anteprima mondiale è un’ossessione della stampa e non del pubblico, al quale non interessa dove un film sia già stato proiettato, gli importa solo che sia buono. Cosa vera che tuttavia ne omette un’altra, cioè che l’anteprima mondiale è un blasone che attira talent (presenziano in massa solo al primo festival in cui è presentato il loro film) e attira stampa internazionale (che presenzia in massa là dove sa che avrà le primizie e i talent di cui sopra), che avere un film in anteprima mondiale è un segno di grandissima forza di un festival perché è la premiere più importante di tutte, attirarli è un segno di grandezza e non un’invenzione. Certo è che per la particolare natura di Antonio Monda, la sua vita newyorkese e la sua invidiabile rete di conoscenze e amicizie, un’anteprima mondiale non è indispensabile perché la maggior parte dei grandi nomi che la Festa del cinema ha attirato nei suoi 7 anni non sono venuti con un film, ma sono venuti per gli incontri con il pubblico.
Antonio Monda insomma non ha potuto non creare un festival Monda-dipendente, che più che maturare un blasone autonomo in questi anni, uno che potrà essere portato avanti dopo di lui, perde la sua capacità attrattiva assieme al suo direttore e torna dove era 7 anni fa. Non sarà per niente facile per Paola Malanga replicare quel tipo di circolazione di grandi nomi e quel tipo di cinema mainstream d’autore che negli anni è sempre stata l’identità con la quale la Festa era più a suo agio. Ma del resto già dalle prime indicazioni di Farinelli sembra che il ciclo di distruzione del passato tipico dell’alternanza politica non si sia interrotto: “Ho stima di Monda, credo abbia diretto in maniera esemplare il festival, ma dal sindaco ho ricevuto il mandato per fare una festa diversa con una dimensione cittadina, prolungata tutto l’anno, molto più articolata nella città e in dialogo con il cinema italiano. Dunque c'era bisogno anche di una direzione diversa”. Cambiare, rimuovere tutto quel che è stato fatto, ciò che non va sullo stesso livello di ciò che ha funzionato, e ricostruire da capo. Nuova identità, nuovo tutto. Per l’ennesima volta.