Spencer va visto come una fiaba al contrario e rivisto come un film di guerra
Alla prima visione Spencer si presenta come una fiaba al contrario. Con la seconda si rivela come un film di guerra e resistenza
È bello essere Re e Regine. Ce lo insegnano le fiabe classiche. Si vive bene quando si ha il potere, la stima del popolo, una quantità di denaro tale da non sentire mai l’impulso di preoccuparsene, una servitù che prepara cibi deliziosi. Si vive in case enormi e si possono indossare vestiti splendidi. Per Pablo Larrain invece tutto questo può essere un incubo. E qui inizia il suo Spencer.
L'amara fiaba di Diana Spencer
Spencer, da poco disponibile su Amazon Prime Video, è riuscito nel suo proposito: diventare una fiaba al contrario. Rompere la leggenda per riscoprire l'umano. I richiami all'immaginario popolare fiabesco, che spesso si chiude nella scalata sociale come unica possibilità di felicità, sono molti. Non ci sono principi azzurri o re illuminati. Il natale dei reali è invece pieno di tradizioni da rispettare per mantenere proprio quella distanza nella narrazione rispetto al popolo.
C’è uno spaventapasseri su un sentiero che ricorda quello del mago di Oz. Un confine ben preciso, quasi magico, che divide il mondo reale dal castello. Ci sono piccoli aiutanti, gioielli incantati, cibi avvelenati. Quello immaginato da Larrain per Diana Spencer è un lieto fine amarissimo. Siamo oltre il vissero felici e contenti, che ci immaginiamo pronunciato in un ideale film che precede questo, ovvero la storia di una ragazza che diventa principessa. Solo che la principessa ha un retaggio non comune e il suo cognome è Spencer. Quindi qualcosa non funziona, qualcosa si rompe in lei e fuori da lei tramutando l'opulenza e il potere nei loro opposti.
Spencer è un film di guerra
All I need is a miracle, cantano alla fine la mamma e i suoi due figli mentre abbandonano le vesti regali e ritornano nel mondo. Un miracolo che solo le storie possono dare.
Questo è Spencer la prima volta che lo si vede. Se lo si è amato lo si riguardi una seconda volta. Diventerà un film di guerra. La regia filma una donna in trincea, che deve scappare sì dal castello, ma che è anche in battaglia con se stessa. Larrain lo dice piuttosto esplicitamente all’inizio. Carri militari che portano pesanti scatole sigillate. Non ci sono dentro armi, ma le cibarie che allieteranno i tre giorni di festa di Natale. Le cucine vengono controllate con precisione. Agli inservienti viene intimato il silenzio. “Loro ci sentono”. Rivelare la propria esistenza è rischioso come gridare durante un'imboscata. Nel frattempo, in strada, i primi cadaveri (animali) sono calpestati dalle macchine.
Il cinema che mostra contro quello che fa sentire
Il conflitto interiore di Diana è presente ovunque, tutto intorno a lei. Anna Bolena è una visione di morte o di vita? Probabilmente entrambe. La collana di perle è il cappio al collo di una prigioniera nella psiche, che è libera di andarsene fisicamente quando vuole, mentalmente è così sfinita da non riuscire a muovere un passo. Larrain non ci fa vedere cosa può succedere raggiungendo il sogno imposto del più importante titolo nobiliare. Ce lo fa sentire.
Spencer è sia una fiaba che un film di guerra. La prima si infrange nel momento liberatorio con l’incontro con la realtà finale. Il sentiero dove si è persa viene percorso al contrario. Il secondo film invece termina quando si risolve la battaglia interna a Diana. Lei attraversa il campo di battaglia. Nel film è il parco in cui i reali si dilettano nelle attività di caccia, per il sound design è uno spazio di morte. Gridando, per la prima volta a pieni polmoni, invita William e Harry a tornare con lei a casa. È un gesto inaspettato che fa cessare il fuoco.
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