Tempesta d'ossa vs. Ammazza che mazza: la passione e redenzione natalizia di Bart Simpson
Facendo in modo che Bart rubi Tempesta d'ossa I Simpson innescano una passione e redenzione spirituali senza precedenti
Questo articolo è parte della rubrica Tutto quello che so dalla vita l’ho imparato da I Simpson in cui ogni settimana rivediamo, raccontiamo e celebriamo i 50 episodi della serie che riteniamo più significativi.
Marge non essere orgogliosa, Tempesta d'ossa - I Simpson, settima stagione, episodio 11
HOMER: “Viviamo in una società di leggi! Perché credi che ti abbia portato a vedere tutti quei film Scuola di polizia? Per divertirti?! Beh io non ho sentito nessuno ridere! E tu??”

Come molte puntate dei Simpson in cui l’inizio è affidato alla parodia di una trasmissione televisiva vecchio stampo, priva di idee e banale, quel che conta non è tanto cosa vada in onda ma chi lo stia guardando e che effetto ha su questa persona ciò che si vede. Sono Lisa e Bart, al buio, illuminati dalla luce della tv a guardare quando va in onda la pubblicità del nuovo videogioco iperviolento Tempesta d’ossa, Lisa non è impressionata, Bart saliva, totalmente comprato dal Babbo Natale muscoloso e dal profluvio di sangue promesso. Deve avere Tempesta d’ossa!

La creazione di questo desiderio è l’impostazione della puntata. E come sempre nelle prime stagioni di I Simpson è la televisione l’inception di tutto. La televisione convince Homer delle sue idee assurde, lo tiene lontano dalla chiesa, convince Burns ad assumere Frank Grimes e instilla idee, pulsioni e dubbi nei personaggi. C’è qualcosa che Bart vuole a tutti i costi perché uno spot ha creato quel bisogno e tutta la puntata sarà la degenerazione di un desiderio.
Pur non avendo il gioco dei suoi desideri è messo bene in chiaro che Bart invece possiede l’amore del padre e della madre che gli rimbocca le coperte prima di andare a dormire. Anche se poi gli rifila la frase fatta che nel 1995 era ovunque grazie a Forrest Gump: “La vita è come una scatola di cioccolatini…” e Bart pur di non sentirla fino alla fine si infila un cestino in testa e batte con una ciabatta per creare rumore.

Non solo non può avere Tempesta d’ossa ma Milhouse che invece l’ha comprato non lo fa giocare con il suo, facendolo cacciare con un pretesto (“MAMMAAAA! Bart dice le parolacce!”). I Simpson all’epoca erano sempre molto aderenti all’attualità, vicinissimi ai mutamenti raccontati nei giornali, alle mode e tendenze. Tempesta d’ossa è modellato su Mortal Kombat, il primo videogioco a creare una vero successo basandosi sulla violenza grafica. Nel 1992 era uscito il primo e nel 1993 (l’anno prima che venisse scritta questa puntata) il secondo, con un successo senza precedenti per un gioco di quel tipo. Prima sugli arcade (vendendo il quintuplo della media) e poi su tutte le console dell’epoca (dal Mega Drive al Super Nintendo) con ricavi di 50 milioni di dollari nella prima settimana, più del primo weekend d’incassi dei campioni dell’annata come Forrest Gump e Il re leone. Un vero fenomeno di costume che mostrava quanto il sangue potesse appassionare i minori.

Alla fine Bart ruba Tempesta d’ossa e appena uscito viene fermato dal capo della sicurezza.

Questo che pare il nodo della puntata è paradossalmente solo l’introduzione ad un eccezionale percorso di salvazione spirituale di Bart. Tutto quello che anni dopo farà in modi più espliciti Il viaggio misterioso di Homer, qui è trattato con spietato realismo. In anni in cui I Simpson erano una serie che non osava permettersi di raccontare qualcosa di lontano dal possibile e dal reale, una storia simile è trattata con la crudezza di un film dei fratelli Dardenne. Solo in chiave comico. Non stupisce infatti che venga tutto da un episodio reale. Mike Scully, sceneggiatore arrivato alla quarta stagione per rimpiazzare Conan O’Brien, è che è stato uno dei più bravi negli episodi sentimentali, uno dei più asciutti nel raccontare le emozioni con una gran passione per Lisa (è l’autore della puntata sulla rivale di Lisa, quella in cui si innamora di Nelson e in cui si dedica all’hockey finendo per essere messa contro il fratello), parte dalla propria vita, da quando a 12 anni fu beccato per aver rubato in un centro commerciale, proprio sotto la pressione di altri ragazzi che avevano fatto lo stesso, e dalla terribile umiliazione che ricordava.

Quel sentimento di condanna pervade tutto l’episodio. Nella vita di Bart l’esposizione di un furtarello con scarse conseguenze è un tragedia da evitare in tutti i modi ma che invece continuerà a perseguitarlo fino a che non espierà la colpa a pieno.
La caratterizzazione del capo della sicurezza è eccezionale a partire dal nome, Brodka, e opera di Steven Dean Moore, il regista. L’antro ignobile in cui lavora, il video di Troy McClure, le sigarette sempre in bocca e poi il tatuaggio che indica che è un marine sono dettagli fenomenali. A doppiarlo c’è il grandissimo Lawrence Tierney, storico attore americano all’epoca da poco tornato in auge per aver interpretato il durissimo e anziano capo della banda in Le iene di Tarantino.
La pena riservata a Bart è che il fatto verrà raccontato ai genitori e che mai più dovrà tornare al Prova e Risparmia. Ed è terribile. Brodka chiama davanti a Bart e ovviamente tutto è trattato come una tragedia insostenibile (“Cercate di fare un buon Natale” è la maniera in cui chiude la telefonata, come se non fosse più possibile dopo quest’evento). Ma non avendo trovato nessuno in realtà ha lasciato solo un messaggio in segreteria, cosa che dà a Bart ancora una possibilità di salvarsi. Deve solo arrivare a casa prima dei suoi che tuttavia stanno correndo con la macchina perché Maggie va cambiata.


Anche questo del furto nei grandi magazzini è un dettaglio che viene dalla cronaca del tempo. Gli anni ‘80 fino all’inizio dei ‘90 hanno segnato l’apice dei furti nei centri commerciali, da quel momento misure di sicurezza nuove proprio come le videocamere a circuito chiuso che incastrano Bart hanno iniziato a far crollare il dato. Erano quindi quelli anni in cui per la prima volta chi rubava veniva beccato con crescente intensità, i furti erano esposti. E questo senza contare che il contemporaneo aumento in popolarità dei videogiochi aveva reso proprio i videogiochi uno degli oggetti più semplici e frequenti da rubare.
Il calo dei furti nei centri commerciali dagli anni '90 in poi (fonte Statista)[/caption]Al Prova e Risparmia Bart verrà inevitabilmente beccato durante la foto di famiglia, e Brodka ha una battuta sottilissima (“Hai infranto l’11esimo comandamento: non rubare”), quanto peggio Marge si dirà certa di un errore perché suo figlio non ruba, così la prova filmata sarà esposta davanti a tutti, su mille televisori. La televisione aveva spinto Bart a desiderare Tempesta d’ossa. La televisione lo inchioda con l’immagine moltiplicata. Inizia il suo calvario.


Qui si spalanca il terzo atto della puntata, quello in cui Bart a Natale deve riconquistare l’affetto dei propri genitori. È la parte più propria di uno special di Natale ma il senso concreto di perdita di tutto è così forte da travalicare la solita retorica dei buoni sentimenti, anche se questi alla fine trionferanno. Marge crede di averlo coccolato troppo e così si distanzia. Lui desidera solo una conferma di non aver perso tutto per sempre. Non gli rimboccherà le coperte come faceva in precedenza in un momento di una tristezza incredibile, il mattino dopo non gli avrà preparato la colazione e la famiglia farà anche dei pupazzi di neve senza di lui, lasciandogli la neve sporca di fango sotto la macchina per farlo da solo.
A casa di Milhouse, disperato, cercherà un po’ di affetto almeno dalla madre di Milhouse, standole accanto mentre fa “cose da mamma”. Un rimpiazzo.Ad enfatizzare il clima di tragedia c’è il fatto che tutta questa storia è incastrata in un episodio di Natale. Era dalla prima stagione che in I Simpson non c’era un episodio ambientato durante il Natale, perché quella era l’ambientazione della prima puntata in assoluto, “Un Natale da cani”, e nessuno voleva la responsabilità di scrivere una puntata in diretta competizione con quella. Almeno fino a Mike Scully, che qui crea una parabola di Natale tra cupidigia, media e paura della fragilità degli affetti familiari magistrale.

La quantità di dettagli narrativi fa spavento. Ogni svolta è cesellata fino all’essenziale. Sarà di nuovo qualcosa preso al Prova e Risparmia infatti a sanare tutto, una foto di Bart, pagata. E proprio quella foto fatta per bene, dopo anni di foto fatte male, aggiunta al ritratto di famiglia durante il quale Bart è stato catturato, lo raddrizza da che era appeso storto. È una trovata di regia che dice tutto, quell’atto disinteressato, un regalo pagato in pieno, ha raddrizzato tutto e gli ha fatto espiare le sue colpe. Non stupisce che Raphael Bob-Waksberg, autore di Bojack Horseman e quindi uno che se ne intende di purificazioni, citi questa puntata così amara e dolce come la sua preferita.

Il finale poi è un puro colpo da maestro. Marge ha regalato a Bart il videogioco che tanto voleva ma è Ammazza che mazza, lui in imbarazzo si sente in dovere di fingere interesse e celare la delusione con un abbraccio. Sui titoli di coda vediamo Ammazza che mazza e la cosa geniale è che da come è giocato, dal desiderio di violenza, capiamo che è Bart ad avere il joypad, perché nonostante la vicinanza alla buca e il fatto che vengano suggeriti un putter e un colpo lieve ad essere scelti sono un ferro 3 e la massima potenza. “La palla è dentro! Il parcheggio”. E alla fine alla domanda “Vuoi giocare ancora?” la risposta sarà “Hai scelto: no”.
Nel giugno scorso è comparsa online una versione web based giocabile di Ammazza che mazza in tutto e per tutto fedele a quella della puntata.
