Mirai, la recensione del film
Mirai è il quinto lungometraggio animato di Mamoru Hosoda
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.

Presentando Ponyo sulla scogliera, Hayao Miyazaki dichiarò di aver realizzato un film che i bambini avrebbero spiegato ai propri genitori, all'uscita dal cinema. Guardando Mirai, il quinto lungometraggio animato scritto e diretto da Mamoru Hosoda (Summer Wars, The Boy and the Beast), la sensazione è simile: ci è infatti capitato di vedere in sala giovani spettatori in età pre-scolare che anticipavano passaggi narrativi al pubblico adulto, avendoli intuiti più rapidamente.
La trama ha una struttura più episodica di quanto ci si potrebbe aspettare, cosa che porta Kun-chan ad affrontare una serie di prove in contesti onirici e sovrannaturali. Purtroppo, però, questo percorso di evoluzione del personaggio procede a singhiozzo, con lezioni che lo fanno maturare e poi regredire nuovamente, mettendolo di fronte a situazioni simili e a tratti ridondanti. In questo processo ci sono momenti in cui il bambino risulta irritante sapientemente alternati con altri in cui suscita simpatia, grazie a una caratterizzazione equilibrata e realistica.
Mirai sembra essere la summa di tutte le tematiche messe in scena finora dal regista giapponese, a partire dai viaggi temporali, che aveva saputo sfruttare con estrema efficacia ne La Ragazza che Saltava nel Tempo. Se in Wolf Children aveva riflettuto sulla maternità e sulle difficoltà di essere genitore, qui Hosoda sembra voler confezionare il manuale del buon figlio e fratello maggiore, indirizzato ai bambini più piccoli. Il problema è che il film sembra non aver chiaro il suo pubblico di riferimento, sviluppando un apparente timore di scontentare gli spettatori più adulti e imbastendo una seconda metà più matura che risulterà probabilmente poco comprensibile ai perfetti destinatari della prima.
Nonostante una qualità media altalenante, Hosoda si conferma uno dei registi di animazione giapponese più meritevoli d'attenzione, tanto che troviamo aspetti sorprendenti anche nelle sue opere meno riuscite (non è il caso di Mirai, che a livello qualitativo inseriremmo a metà della sua filmografia).
L'impressione è che l'elemento fantastico e la famiglia siano stati già sfruttati a sufficienza dall'autore, perciò sarebbe interessante per il suo prossimo lavoro vederlo all'opera con un brusco cambio di direzione, per quanto riguarda atmosfere e tematiche.