Big Sky, parliamo con John Carroll Lynch: "Se le donne sono vittime non vuol dire che vadano vittimizzate"
La serie Big Sky vista da John Carroll Lynch dai temi trattati, al suo personaggio fino a David Lynch
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Nessuna parentela con David Lynch ma amicizia e stima reciproca, quelle sì. John Carroll Lynch in Big Sky è Legarsky, ufficiale di polizia con pensieri oscuri e pochi scrupoli. Lui che in passato ha già interpretato almeno due serial killer realmente esistiti e che ha un legame stranissimo con i lati oscuri delle persone. Fisico pacioso, volto da americano medio con un taglio di capelli da padre d’altri tempi, è la banalità del male. Tutti temi lynchani.
“Sì, avevo già lavorato con Jennifer l’anno scorso in American horror story 1984, ha fatto un paio di episodi, la adoro, è fantastico lavorarci e David ovviamente è venuto a trovarci. Sono stato in grado di mandargli messaggi tramite lei e salutarlo. Penso che Jennifer sia un grande talento e abbia fatto bene allo show, sa come portare tensione nelle scene e mettere a disagio lo spettatore, che non ci sorprende visto che ha a che fare con il maestro di tutto questo in casa da quando è piccola”.

“Ho iniziato a leggerlo ma quando ho capito che era troppo crudo per essere adattato fedelmente ho smesso. Il romanzo rimane la base ma di certo nel mio personaggio c’erano echi di molte persone egoiste e narcise che mi venivano in mente, non penso di doverle nominare, ce ne sono insomma!”.
Cosa c’è che ti piace in questo personaggio?
Hai interpretato dei serial killer come John Wayne Gacy in American Horror Story o Arthur Lee Allen in Zodiac, questo personaggio com’è rispetto a loro?
“Diverso. Gacy era così bravo a separare le sue personalità che era in grado di servire il tè alla polizia mentre aveva in casa i cadaveri delle sue vittime. È terribile ma meno complicato di Legarsky, che conosce i rischi che prende e dentro di sé sa che magari quel che fa non è giusto eppure ha le proprie ragioni. E poi non esiste. Negli altri casi invece le vittime erano reali, il che significa che hai un obbligo verso di loro nell’interpretarne l’assassino”.
“Ti posso dire una cosa: qualche anno fa ho visto un Ted Talk in cui una donna islandese e un uomo australiano di circa 30 anni (mi pare fossero in Sudafrica) parlavano della notte in cui lui violentò lei. Ne parlavano insieme, e lei usò una frase appoggiata anche da lui: “Lo stupro e lo sfruttamento delle donne non è un problema delle donne ma degli uomini”. Legarsky è proprio l’espressione di quel problema.
Al momento non c’è un paese o una società nel mondo (dalla Cina medievale fino a Victoria’s secret) che non cerchi di sfruttare il potere maschile sulle donne, per questo ne dobbiamo parlare, parlare di come gli uomini devono imparare ad affrontarlo. E se Big Sky lo esprime beh allora penso che siamo parte della conversazione e non la stiamo sfruttando”.
C’è una domanda che emerge riguardo questa storia, qual è la maniera corretta di mostrare la violenza sulle donne?
