[TSFF 2016] Rutger Hauer a gamba tesa su Blade Runner 2049: "Non ne so nulla e credo non abbia senso"
Il replicante originale non ha parole di fiducia sul sequel del film più importante della sua vita. Così Rutger Hauer apre la conferenza stampa triestina
Come sempre accade dal 1982 ad oggi la prima domanda per lui è stata riguardo Blade Runner, solo che adesso l’argomento è davvero di attualità per via del nuovo Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve. Hauer liquida l’argomento con una frase sola dopo la quale non avrà più senso tornare sull’argomento.
Ci può dire qualcosa allora di Valerian, il film di Luc Besson in cui ha una parte?
“Ho girato un giorno solo, Luc Besson davvero voleva che facessi questa particina ma non credo sia importante, è solo un favore ad un grande regista con cui non ho mai lavorato. La cosa strana accaduta sul set è che ho incontrato Ethan Hawke e ancora una volta abbiamo lavorato insieme senza stare mai davvero sul set contemporaneamente, prima o poi faremo un film, lo vogliamo entrambi. Io ho anche una sceneggiatura….”
“Ti pare che te lo vengo a dire così?!? Tira ad indovinare dai, provaci”
….forse non è fiero di Ladyhawke, che è stato molto difficile?
È vero che ha scritto lei il monologo finale di Blade Runner?
“Non esattamente. La verità è che lo script prevedeva una pagina di monologo. Mi era subito sembrato troppo per un replicante che si sta spegnendo, ci volevano 5-10 secondi massimo per una morte in contrasto con quelle da opera di tutti gli altri robot. Con Ridley l’idea fu di trovare una battuta fulminante e di tenerne qualcun’altra sullo spazio che aveva un senso. Ed è divertente perché alla fine non dice molto ma significa molto per quel che è successo in precedenza, per tutto ciò che prima non è stato detto. Di certo fu mia l’idea della colomba, che cioè parlando poco il volo della colomba avrebbe fatto il resto. Come sempre poi le cose non vanno come vorresti, visto che faceva freddo e la mia mano era calda la colomba non voleva volare quando lasciavo la presa, e se la stimolavo con le dita se ne andava camminando. Pensa te! Gli avevo dato la scena e l’aveva fottuta!”.
“A stare allerta sul set, specie quando le cose vanno male. Durante le riprese di Blade Runner ci furono centinaia di cose che andarono male, errori e problemi, ed hanno fatto del film quello che è. Tu cerchi di raccontare una storia e poi la vita cerca di entrarci dentro, che è interessante.
La mia filosofia è simile a quella del mio amico Frank Gehry, l’architetto. Nel documentario su di lui c’è un momento in cui con il suo socio riflette su come realizzare il museo di Bilbao e per farlo accartocciano un foglio e lo guardano, poi lo posizionano meglio, lo modificano, lo sistemano e continuano a guardarlo fino a che poi lo scartano, lo buttano via. È come io lavoro ai miei ruoli, ci giochi e se non trovi la soluzione oggi la troverai domani, è un messaggio così onesto”.
Un ricordo di Ermanno Olmi e La Leggenda Del Santo Bevitore?