Venezia 73 - Roan Johnson: 54 ciak per una sola scena di Piuma "e poi ne ho buttata via metà"
Attori e regista di Piuma discutono la maniera particolare, e faticosa, tramite le quale hanno raggiunto tempi e interazioni perfetti per la loro commedia
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Mentre con il regista ci siamo soffermati sulla ricerca di un equilibrio tra personaggi particolari e quasi tragici in un film che facesse ridere, e poi siamo arrivati a discutere del suo intervento sulle scene e dei molti ciak, con i due giovani attori abbiamo approfondito il loro contributo nonché il loro punto di vista.
Roan Johnson: “Onestamente no. Lui ha una sua saggezza intrinseca elevata che forse gli viene dall’incoscienza o dall’ottimismo utopico e folle. Intanto ha chiara una cosa: la paternità, di cui non ha capito niente ma sa che vuol dire stare accanto a Cate. La scelta è di lei ma lui le starà a fianco e non la lascerà. Credo sia la cosa più importante che fa nel film. Inoltre ritengo abbia una follia magica che lo porta ogni volta a librarsi sopra i problemi. Una qualità che magari avercene! Io vorrei sempre un Ferro accanto”.
Ferro ha un padre che pare non sopportarlo, e questo di nuovo non è un dettaglio drammatico anzi fa molto ridere, c’è sempre l’equilibrio tra il poterlo raccontare come parte di una tragedia e invece scoprirlo in una commedia. Come lo ottieni?
Il film è scritto molto bene ma mi pare che la dote migliore sia frutto di altro. È la maniera in cui il risultato finale dell’interazione di gruppo abbia delle qualità dinamiche e dei tempi comici impeccabili. Li stabilisci nel copione e sono lì sulla pagina o si possono ottenere solo sul set?
RJ: “Da un lato quando scrivo ho un ritmo di lettura mio interno per il quale vedo quella cosa che vedi te, l’interazione tra i personaggi. La pre-vedo diciamo. Poi certo va raffinata perché ogni attore porta con sé il suo bagaglio di esperienze. Pierattini [il padre del protagonista ndr] era l’unico che avevamo già scelto prima di finire la sceneggiatura, quindi in scrittura sapevo dove sarebbe andato a parare con il suo stile, gli altri invece li ho dovuti plasmare verso un certo risultato”.
RJ: “Sì molto. Mi piace lasciarli liberi eh, ma sono molto meticoloso. Cerco di fare tutto prima dell’arrivo sul set perché lì già di mio faccio tanti ciak, infatti non so come avrei fatto con la pellicola, grazie a Dio lavoro in digitale. A ogni ciak aggiusto qualcosina della recitazione e gli do dei tempi, poi però devo anche stare attento perché se strafaccio e mi impongo troppo il risultato peggiora, a un certo punto devi lasciare gli attori liberi”.
Qual è la scena che hai girato più volte?
Dopo questa conversazione siamo andati dagli attori Luigi Fedele e Blu Yoshimi per la loro versione.
Roan dice che avete girato tantissimi ciak e di una scena addirittura 54 in due tranche. Lui interviene molto, avete sentito la sua ingerenza?
Luigi Fedele: “Credo che essendo una commedia particolare dovesse avere un ritmo molto preciso e in questo Roan è stato bravo, è uno dei suoi punti di forza principali. È un regista moderno quindi interviene molto per creare una certa armonia. Cioè io l’ho visto dare indicazioni buttandosi per terra”.
Ma fare 54 ciak non è un incubo? Non è estenuante farlo per un mese e mezzo di riprese?
LF: “Un po’ è alienante ma dipende anche da chi è il regista. Perché arrivare a un ciak successivo con una consapevolezza accresciuta rispetto al precedente fa la differenza”.
BY: “Concordo, dipende se stai ripetendo le stesse cose o se invece stai puntando a qualcosa di meglio”.
LF: “C’è stato grande margine di adattamento anche prima delle riprese. Roan, essendo toscano, era affascinato dal mondo dei ragazzi di 18 anni che vivono a Roma, quindi abbiamo cercato uno slang preciso. Alle volte se tiravo fuori una parola che non conosceva era contento e la inseriva”.
Qual è la scena che avete girato che ritenete più significativa?
BY: “A me non piace riguardarmi ma a livello emotivo la scena in cui con Ferro decidiamo se dare in adozione la bambina o meno. Lì per lì ero emozionata, perché mi ero resa conto di quanto fossi affezionata a questa bambina che non esisteva eppure era come se ci fosse”.