Che filmografia unica che sta diventando quella di J.C. Chandor! Con l’esclusione dello strano e davvero poco riuscito Margin Call, questo regista ha girato due film di un minimalismo e una serena determinazione che fanno paura. All is lost metteva Robert Redford da solo in mezzo all’oceano con il compito di sopravvivere, senza il bisogno di dire nemmeno una parola, ora invece 1981: Indagine a New York tenta qualcosa di ben più ambizioso. Quel progetto secco e pieno di vincoli che era All is lost si amplia per diventare un film più canonico, tuttavia mantenendo ferma l’idea che il vero protagonista non è il protagonista stesso ma lo spirito che lo anima.

La storia, che in originale ha il bel titolo A most violent year, è ambientata non senza conseguenze nell’anno del titolo italiano e non nel presente, con il fine di mettere alla prova un imprenditore attivo nel settore petrolifero. Si chiama Abel Morales, è un immigrato che ha fatto fortuna con le sue sole forze ma al cartello dei grandi del petrolio non piace tutta questa concorrenza e comincia a mettergli i bastoni tra le ruote. L’idea principale, bella e potente, è che la maniera in cui i poteri forti si oppongono a Morales non prende una via politica ma quella pratica della paralizzazione dei suoi affari, dirottando i suoi camion che trasportano petrolio. Da qui parte una spirale di orrenda violenza, perché Morales arma i suoi camionisti e in una scena molto bella specie per gli ambienti in cui finisce, addirittura insegue personalmente i dirottatori.

C’è un nemico invisibile, un’aria di cospirazione e di accerchiamento in questo film che si regge moltissimo sulle spalle del suo protagonista, Oscar Isaacs, e su una scelta maniacale dei luoghi ampi e disperati. È cinema indipendente con il coltello fra i denti, che sfrutta la sua natura per essere diverso dagli altri e non una versione a budget minore dei soliti film.
E qui sta proprio il passo in avanti rispetto a All is lost, perché accanto alla tenacia di Abel Morales c’è anche ciò contro cui si scontra: un incredibile muro di indifferenza e un senso continuo di futilità che circonda le sue corse, le sue decisioni e la sua inarrestabile e quieta cocciutaggine. Non si arrende alle angherie dei più potenti Morales, è pronto a tutto eppure, anche nelle sue vittorie sembra uno sconfitto. Il perché di tutto ciò è un oceano di idee e sensazioni diverse che stanno nella testa di ogni spettatore.