Nel passaggio alla computer grafica i film d’animazione di Asterix hanno guadagnato le caratteristiche dell’animazione moderna: sono diventati decisamente meno metatestuali (e dire che lo erano in anticipo su tutti), non sfondano più la quarta parete, hanno dismesso (quasi) del tutto il citazionismo e infine hanno acquistato un po’ di comicità alla buona, cioè gag fisiche che in precedenza erano marginali e personaggi teneri. Ovviamente non mancherà la musica moderna come canonizzato dalla DreamWorks in questo compendio di cosa sia l’animazione in CG che non brilla per autonomia.

Per fortuna dopo un inizio un po’ infelice Asterix e il Segreto della Pozione Magica (il primo film di Asterix a non essere tratto da un volume cartaceo dai tempi delle 12 fatiche) ingrana bene nella seconda parte, quando la storia dell’eredità di Panoramix, che in seguito ad un piccolo incidente decide di cercare tra gli altri druidi un successore cui rivelare la formula della pozione, smette di essere un preambolo e diventa un intreccio. Spunta dal passato un acerrimo nemico di Panoramix che prima era fraterno amico, arrivano i romani (stupenda l’entrata in scena del palazzo di Cesare) e tutto cambia di nuovo.

A quel punto il film ha espletato i suoi doveri e per chiudere la storia slitta di genere, diventando sempre più un film di supereroi. Del resto l’idea della pozione presta il fianco da sempre a questo genere che non era stato percorso e che invece qui, anche per i tempi che il cinema vive, diventa la scelta degli autori. Il cattivo diventa supercattivo, i buoni devono trovare una maniera per fermarlo, possibilmente anche stringendo alleanze inedite. La scala aumenta e diventa “gigantesca”. Nello sfondo una bambina dimostrerà che chi viene escluso a prescindere e non considerato invece potrebbe essere quel che tutti stanno cercando.

Certo l’alternanza tra azione e gag è un po’ meccanica (là dove il bello dei cartoni classici era proprio che le gag fossero intrecciate al racconto della trama), queste sono lasciate solo ad alcuni personaggi separati dal gruppo verso cui il montaggio taglia quando è il momento per poi tornare alla storia, e l’impressione spesso è che le sequenze animate in 2D (come i ricordi mostrati in forma di bozze) siano più inventivi ed espressivi del resto del film, ma Asterix e il Segreto della Pozione Magica, specie nel lungo finale, sa dimostrare di fare quel che i cartoni sempre meno fanno: creare un senso vero di minaccia, coalizzare i protagonisti verso un grande obiettivo e non temere la gravitas.