Gli anni ‘90 sono nel mirino del cinema, è il prossimo decennio che sta per essere rimesso in scena assieme al suo stile fatto di inquadrature che diventano sghembe, almeno non appena abbiamo finito con gli anni ‘80 di Spielberg. Ci pensa Auguri Per La Tua Morte a portarci avanti con il lavoro, horror adolescenziale puro che guarda moltissimo al cinema di quel decennio.
C’è chiaramente Ricomincio Da Capo (la cui premessa di rivivere sempre lo stesso giorno negli ultimi anni è diventato un format da Edge Of Tomorrow a Source Code fino a Prima di Domani), il film con Bill Murray citato apertamente nel finale fa da base alle premesse di Auguri Per La Tua Morte: una ragazza si sveglia sempre nello stesso giorno e non riesce a finirlo senza morire. Ma c’è anche moltissimo Scream nel rapporto con un killer mascherato dal quale ci si può difendere, che non è infallibile e che si può menare.

Tutto questo è messo a frutto in un horroretto di rapido consumo, diretto dallo sceneggiatore dei sequel di Paranormal Activity ma anche di Disturbia, che a differenza degli altri film Blumhouse non si svolge tutta in una casa ma è godibilissimo con il suo alternarsi di paure, drammi e momenti di pura commedia (il montaggio veloce delle giornate della protagonista). Non c’è la pesantezza del dover aderire davvero a qualche genere se non quello sentimentale, alla fine, che poi è di nuovo il principio di Ricomincio Da Capo: rivivere il medesimo giorno ad oltranza fino a cambiare, far convolare tutto nella maturazione personale di un sentimento che, in questo caso, libera Tree dalla dittatura delle scopate da una notte.

Per questo sembra anche che Auguri Per La Tua Morte sia un film sul contrasto di una ragazza di oggi con il mondo delle ragazze di ieri. C’è intorno alla protagonista un campionario di amiche e compagne che pensano, si comportano e vivono come il cinema ci ha abituati ad immaginarle, soprattutto una, al centro dello scontro finale, è il tipico esempio di come il cinema le vedeva. Spinta dalla vendetta, dall’invidia per il possesso di un uomo il “villain” sui genersi di questo film si comporta come le ragazze che diventano meschine non per fini personali ma perché pensano l’altra le abbia rubato un uomo. La protagonista invece, pur essendo piena di problemi di relazione come si conviene, non dipende da nessuno se non da chi decide lei, non avrà esitazioni a scaricare un amante più grande, nè porta rancore per ex che scopre essere gay, non sente il bisogno di diete, non ha l’ossessione del conformarsi e anche con il suo “vero amore” di questa storia parte su basi sessuali (consumate o meno).