Sono nascosti a lungo gli alieni in Extinction. E a ragione, il risultato sarà infatti molto deludente. E più andrà avanti il film, più scopriremo dettagli e verità su di loro, più avanzerà la delusione in questa storia di fantascienza standard che ruba il rubabile dove può (come ad esempio lo skyline con navicelle ripreso da La Guerra Dei Mondi) per puntare tutto su un colpo di scena finale che, atteso o non atteso che sia, non stupisce o quantomeno quando arriva non ha più nulla su cui lavorare. A quel punto l’interesse è ormai così basso che potrebbe anche essere la vera identità di Kaiser Soze e poco cambierebbe.

Perché Extinction ha l’imperdonabile difetto di mancare completamente di stile, di tecnica e di inventiva. Cosa che purtroppo lo accomuna a diversi altri titoli che Netflix ha distribuito nel mondo in esclusiva senza badare troppo alla qualità. Se già lo script fatica ad essere una buona storia su un padre disposto a tutto per proteggere le figlie nel bel mezzo di un’invasione aliena, figuriamoci se ha un gioco di gambe necessario a contaminare tutto questo con elementi di fantascienza credibili tenendo fermo l’equilibrio narrativo! In un attimo il castello di carte cade e tutto inizia a pendere sul territorio sicuro degli stereotipi e delle situazioni già viste.

E dire che il punto di vista che vorrebbe adottare questa storia d’invasione nel nostro mondo da parte di entità aliene di cui sappiamo poco e niente (eppure qualcuno sembra già pronto), sarebbe anche sensato. Invece di mostrare buoni o cattivi (sia in maniera convenzionale, tra le fila dei nostri, sia in maniera non convenzionale, tra quelle dei loro) sceglie di non stare con nessuna delle due fazioni, né con chi aggredisce né con chi risponde, suggerendo che la guerra, in fondo, la facciano i padroni, i leader e i capi che non vediamo né sentiamo nominare.

Ma davvero nel finale le ambizioni di non fermarsi a questo solo film e creare un intero franchise con protagonista Michael Peña sembrano proprio sovradimensionate.