Ci sono diversi sentimenti che pervadono il corpo dello spettatore minimamente esigente durante la visione di I tre moschettieri.

I Tre Moschettieri in 3DIl primo è la rabbia. Arriva subito, quando i suddetti moschettieri vengono presentati a Venezia in tono iperbolico (uno emerge dall'acqua con una specie di muta meccanica, uno si butta dai palazzi come in Assassin's Creed e l'ultimo sfonda le catene con cui è imprigionato) e vengono impegnati in una sequenza in cui sfuggono a dei tranelli meccanici predisposti in una segreta progettata da Leonardo Da Vinci (!?!?) piegandosi all'indietro come in Matrix. La voglia di uscire dal cinema è fortissima.

La seconda è ilarità incredula. Arriva quando, subito dopo questa intro forsennata, l'azione si sposta in Guascogna e vediamo D'Artagnan prima duellare con il padre, poi andare a Parigi e sgominare con gli altri moschettieri una quarantina di guardie del cardinale Richelieu con un misto di scherma e arti marziali orientali. Alla qual cosa va aggiunto il fatto che è ormai evidente come la profondità del 3D la si scorgerà solo a sprazzi.

La terza è la calma consapevolezza. Arriva quando tutto si chiarisce e da che il nuovo film di Paul W.S. Anderson rimesta nel già visto cinematografico e videoludico, la trama ingrana e la storia comincia a premere sul fumettistico, esplicitando senza vergogne le sue velleità steampunk. A quel punto tutto acquista senso. Le frasi stupide, i colori saturi, il look sopra le righe e via dicendo. E come fumettone cinematografico I tre moschettieri funziona e come!

 

 

Molto merito va a Glen MacPherson, direttore della fotografia che aveva colorato con toni accesi già Resident Evil: Afterlife (sempre per Anderson) e che qui trova pane per i suoi denti. C'è una sequenza di riassunto degli eventi e spiegazione del contesto che viaggia a metà tra la visuale a volo d'uccello degli ultimi videogiochi di strategia e i boardgame classici, un'idea fantastica. Ma tutto il resto del merito io lo assegnerei d'ufficio a Milla Jovovich, la quale con una parte minore rispetto agli altri e un ruolo derivativo (praticamente è Fujiko, o Margot che dir si voglia, di Lupin III), sbaraglia tutta la concorrenza, incluso sua maestà Christoph Waltz, che qui davvero non si impegna per nulla e lavora al minimo sindacale.

Dopo una carriera in filmoni dai grandi botti e dal poco senso (del resto se l'è pure sposato Paul W. S. Anderson) è impossibile non riconoscere la straordinaria pervicacia di quest'attrice sublime sempre impegnata e sempre in parte, sia che faccia una cattiva senza psicologia in Zoolander, sia che faccia la sperduta in Il Quinto Elemento, sia che uccida di tutto in Resident Evil.

Ha meno battute lei in tutta la carriera di Woody Allen in uno qualsiasi dei suoi film, ma ogni suo personaggio rimane scolpito. Un colosso.