C'è una cosa che viene in mente vedendo la sequenza iniziale di Kung Fu Panda 2, realizzata in 2D e con uno stile particolare che guarda ai giochi d'ombre delle marionette cinesi, ed è come mai non lascino dirigere tutto un film a chi si occupa di realizzare queste piccole perle.

Beh, stavolta è successo. Alla regia di Kung Fu Panda 2 è stata infatti promossa Jennifer Yuh, autrice della splendida sequenza onirica bidimensionale che apriva il primo film. E la differenza in termini visivi si sente.

Se già Kung Fu Panda era molto influenzato dall'estetica e dal modo di fare cinema orientale, questo seguito, tutto centrato sullo scontro tra età antica e arrivo dell'era industriale, con i cannoni e la polvere da sparo a minacciare la supremazia del Kung Fu (geniale a tal proposito la reazione di Po: "Ma come? L'ho appena imparato!"), spinge sull'accelleratore da quel versante e più che cercare di replicare il grande divertimento del primo sembra guardare al mix di comicità e azione dei film di Jackie Chan.

 

Non solo ci sono più combattimenti, quindi, ma questi sono anche più rapidi, inventivi, stilizzati e con molte più trovate di comicità fisica. Jennifer Yuh sembra non finire mai di avere idee: una visuale a filo di piombo che cita Pac-man, un combattimento con strumenti musicali che prende un po' in giro quello di La foresta dei pugnali volanti, lunghi piani sequenza che incrociano le evoluzioni di tutti i personaggi e via dicendo.

Tutto sempre con un'idea e una capacità di dipingere movimenti in armonia, composizioni di colori ed evoluzioni che è superiore alla media.

Certo c'è sempre la voce di Fabio Volo a doppiare Po e l'umorismo verbale non è al livello del primo film, dunque si può facilmente restare delusi se si cerca la replica del medesimo tipo di intrattenimento, perchè Kung Fu Panda 2 batte un'altra strada.

Questo secondo episodio segue il suo predecessore ma non lo prosegue, non lo allunga nè lo imita, pur avendo i medesimi personaggi. Anzi, un character design decisamente migliore, la scelta di mostrare i ricordi in due dimensioni, l'opposizione di un nemico non fisico ma politico e una dinamica di racconto organizzata intorno ad un'unica grande corsa sono elementi che dimostrano come l'idea sia quella di distaccarsene da tanti punti vista…