Siamo nell’Universo Conjuring, cioè nell’universo narrativo iniziato da James Wan con L’Evocazione (e proseguito con The Conjuring) che già ha visto due spin-off (The Nun e Annabelle) più un sequel dello spin-off (Annabelle 2). E molto altro deve arrivare. Ora La Llorona: Le Lacrime del Male (non proprio fantasioso il surplus di titolazione italiano) ne è una deviazione ispanica, un film che fa il medesimo lavoro degli altri due ma attingendo a figure, personaggi e culti ispanici. Non solo per il sovrannaturale anche parte della trama prevede personaggi latinoamericani con reazioni, abbigliamento e stereotipi latinoamericani. C’è sempre la chiesa di mezzo nel conjuring-verse ma qui siamo nel regno del pagano spinto ed esplicito. Là dove la chiesa ufficiale non basta più tocca spingersi al di fuori dei mezzi ufficiali.

Una madre sola deve proteggere i suoi due figli dalla Llorona, una donna che ha affogato i figli nel giorno del suo matrimonio e ne ha pianto le lacrime così tanto prima di uccidersi che è stata condannata a vagare e piangere cercando di rubare figli altrui. Si tratta di un vero spettro del folklore latinoamericano, preso in prestito dal film, un culto paracattolico che, sempre nel film, la chiesa riconosce (nella figura di Padre Perez, lo stesso di Annabelle) ma contro la quale ha solo metodi burocratici e lunghi, serve dunque qualcuno di più spiccio. Meno bolle papali, più acqua santa e croci. La risposta è un ex prete che ora opera al di fuori della legge della Chiesa. “Ho smesso di essere un prete. Non di credere in Dio” dirà egli stesso, eroe pistolero solitario con una croce di legno più potente delle altre (sic!). Non c’è la scena della vestizione come in Commando o Rambo, ma non siamo lontani.

Il punto è che chiesa e Dio diventano in questa serie (e più in generale nell’horror spiritico più spiccio) due entità separate, perché la chiesa non basta più! Così in questo misto di credenze pagane che vengono unite alla dottrina cattolica ufficiale, c’è una specie di agente rinnegato, come nei polizieschi o nei film d’azione, che arriva là dove le autorità si fermano. Tutti questi sono meccanismi narrativi utili a sganciare La Llorona: Le Lacrime del Male dal proprio genere per agganciarlo ad altri (per l’appunto il poliziesco). È questo il modo attraverso il quale il film con cui Michael Chavez si allena per The Conjuring 3 cerca di rinfrescare una dinamica nota, ma proprio per questa ragione servirebbe che la componente di paura fosse eseguita alla perfezione per non perdere in coerenza. E non è questo il caso.

La Llorona fa il minimo del lavoro sulla paura, è rimasto ancora all’immagine spaventosa di The Ring contaminata da alcuni tratti di The Nun (lo si vede da quanto ci tiene ad inquadrare da vicino la pelle bianchissima anche se il contrasto b/n del demone viene sempre da The Ring) e abusa senza un vero senso della comparsa a sorpresa. L’unica idea di paura del film è di far apparire la Llorona all’improvviso o di far spalancare finestre e sbattere porte senza preavviso. Non crea un’atmosfera di possessione e presenza demoniaca vera, pervasiva e onnipotente (addirittura la sbattono fuori di casa ad un certo punto e faticano a tenere chiusa la porta!), non parla del male dentro di noi, non riflette qualcosa che sia più spaventoso del solo mostro. La Llorona è un mostro, e fine. E la risoluzione finale, molto materiale e poco spirituale, ci confermerà che abbiamo assistito ad un horror con una struttura da film d’azione.